Piano sociosanitario piemontese, le opposizioni: “Migliorato, ma resta fragile e senza risorse”
Il Piano sociosanitario della Regione Piemonte arriva in Consiglio regionale tra le critiche delle opposizioni. PD, M5S, Stati Uniti d’Europa e AVS riconoscono alcune migliorie introdotte in Commissione, ma denunciano l’assenza di risorse, obiettivi misurabili e una visione complessiva.
Torino. Il Piano sociosanitario regionale approda in Consiglio a Palazzo Lascaris accompagnato da un coro di critiche delle opposizioni, che ne contestano tempi, metodo e contenuti. A innescare il confronto sono gli oltre 200 emendamenti presentati dalla Giunta, segnale – secondo il Partito Democratico – di un impianto iniziale debole e incompleto.
Per Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità, l’approvazione accelerata ipotizzata nei mesi scorsi avrebbe prodotto “un documento inservibile”, privo di una solida base epidemiologica, di obiettivi chiari e di indicatori di risultato. Il lavoro di audizioni svolto in Consiglio, sottolinea Valle, ha invece restituito centralità al confronto con territori, operatori e parti sociali, facendo emergere una distanza ancora ampia tra il testo e i bisogni reali.
La capogruppo PD Gianna Pentenero rivendica il ruolo determinante delle opposizioni nel migliorare il Piano, in particolare su salute mentale, sanità territoriale ed equità. Ma avverte: senza un quadro economico credibile e finanziamenti certi, anche le correzioni introdotte rischiano di restare sulla carta.
Critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle. La capogruppo Sarah Disabato parla di anni di ritardi e improvvisazione nella gestione della sanità piemontese, evidenziando la persistente carenza di personale e lo stallo sull’edilizia sanitaria. Il M5S segnala però alcune migliorie ottenute: più controlli sull’intramoenia, rafforzamento degli Spresal, misure contro la violenza sul personale sanitario e il riconoscimento della crioconservazione degli ovociti.
Per Vittoria Nallo, presidente del gruppo Stati Uniti d’Europa, il Piano evita il nodo centrale di risorse e personale, rinunciando a obiettivi misurabili e criteri chiari. Tra gli emendamenti rivendicati, l’attenzione alla riorganizzazione ospedaliera torinese legata al Parco della Salute, l’estensione degli screening neonatali, il modello Housing First per i senza fissa dimora e il rafforzamento della sanità transfrontaliera con la Francia.
Anche AVS, con la capogruppo Alice Ravinale, giudica il Piano un’occasione mancata, pur riconoscendo l’accoglimento di proposte su salute mentale e fattori ambientali come l’inquinamento dell’aria. Al centro delle richieste restano medicina di genere, non autosufficienza, servizi in carcere, dipendenze e tutela dei diritti dei lavoratori negli appalti e negli accreditamenti.
Il confronto in Aula si annuncia dunque acceso: tra passi avanti riconosciuti e critiche strutturali, il Piano sociosanitario resta per le opposizioni un documento migliorato, ma ancora lontano dalle esigenze del Piemonte.




