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Cuneo per Gaza: «Da Torino un attacco politico al dissenso e al movimento per la Palestina»
Il corteo di Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna (foto Facebook)

Cuneo per Gaza interviene sugli sgomberi di Askatasuna e Leoncavallo e sulle perquisizioni contro attivisti pro Palestina. «Non atti amministrativi ma una strategia repressiva coordinata», denunciano, collegando la stretta sul dissenso alla guerra e al riarmo.

Cuneo. Gli sgomberi dei centri sociali Askatasuna e Leoncavallo, le perquisizioni nei confronti di attivisti e il massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine sono al centro della presa di posizione di Cuneo per Gaza, che parla apertamente di «attacco politico coordinato» contro il dissenso e il movimento di solidarietà con il popolo palestinese.

Secondo il gruppo, che nei mesi scorsi aveva trasformato Piazza Europa in Piazza Palestina, la decisione del Ministero dell’Interno di procedere allo sgombero di Askatasuna si inserisce in una linea repressiva condivisa anche a livello locale, richiamando la scelta del sindaco torinese Stefano Lo Russo di interrompere il “patto” che regolava la gestione dello spazio di corso Regina Margherita come bene comune. Una motivazione ritenuta «pretestuosa», che andrebbe letta in un quadro più ampio di criminalizzazione delle mobilitazioni sociali.

Nel comunicato si sottolinea come gli sgomberi colpiscano luoghi considerati centrali per la produzione culturale, l’antifascismo e il mutualismo, e come le operazioni abbiano avuto ricadute concrete sulla vita quotidiana della città, con la chiusura di scuole e disagi per centinaia di famiglie. Particolare attenzione viene posta anche alle perquisizioni in corso contro attivisti impegnati nelle mobilitazioni per la Palestina e contro l’industria bellica.

Per Cuneo per Gaza repressione interna e guerra esterna sono «due facce della stessa medaglia»: la riduzione degli spazi di partecipazione sociale andrebbe di pari passo con il sostegno al riarmo e all’industria militare. Da qui il rifiuto delle politiche securitarie e la rivendicazione della legittimità della protesta, della solidarietà con la Palestina e della difesa degli spazi sociali come elementi indispensabili di una società democratica.