Confindustria sull’A33: «Ritardi costati 325 milioni, imprese e territorio hanno pagato a caro prezzo»
Confindustria Cuneo interviene sull’apertura dell’autostrada Asti-Cuneo stimando un danno economico e ambientale superiore ai 325 milioni di euro causato da oltre vent’anni di ritardi. «Un costo pari a quello necessario per realizzare la tratta Cherasco-Alba».
Cuneo. «Aziende e territorio hanno pagato i ritardi a caro prezzo». È la valutazione netta espressa da Confindustria Cuneo in occasione del viaggio inaugurale dell’autostrada Asti-Cuneo (A33), dopo oltre vent’anni di attesa.
L’Unione degli Industriali cuneesi ha partecipato all’iniziativa organizzata dalla Regione Piemonte con il presidente Mariano Costamagna e il direttore generale Giuliana Cirio, insieme alle autorità locali, regionali e nazionali. Il sopralluogo sul tratto appena completato si è concluso con un confronto istituzionale presso l’hotel Langhe Cherasco.
Per l’occasione, Confindustria Cuneo ha elaborato una stima prudenziale degli effetti economici e ambientali prodotti dai lunghi ritardi nella realizzazione dell’infrastruttura. Secondo parametri standard di economia dei trasporti, l’assenza per anni di un collegamento autostradale continuo tra Asti e Cuneo ha generato un extra-costo logistico superiore ai 10 milioni di euro all’anno per le imprese della Granda, legato a percorrenze più lunghe, maggiore consumo di carburante, tempi di consegna meno affidabili e più ore di lavoro nella logistica.
Considerando l’intero periodo di ritardo, il danno cumulato per il sistema produttivo cuneese è stimabile tra i 200 e i 300 milioni di euro, senza includere le opportunità di investimento mancate. A questo si aggiunge un rilevante costo ambientale: il traffico merci deviato per anni su strade ordinarie avrebbe prodotto una extra-emissione annua di CO₂ compresa tra 4.500 e 6.750 tonnellate, pari a un costo stimato tra 9 e 13,5 milioni di euro su un orizzonte ventennale. Includendo anche inquinanti locali come NOx e polveri sottili, il costo ambientale complessivo può arrivare, in modo prudenziale, a 15-25 milioni di euro.
Sommando le due componenti, il danno totale supera i 325 milioni di euro, un valore dello stesso ordine di grandezza dei circa 350 milioni necessari per realizzare la tratta Cherasco-Alba. «Un confronto che rende immediatamente comprensibile la portata dell’impatto subito dal territorio», sottolinea Confindustria.
«Seguiamo da sempre con attenzione il tema dell’Asti-Cuneo – commenta il presidente Mariano Costamagna – perché per un territorio manifatturiero e orientato all’export come il nostro le infrastrutture sono una condizione essenziale. I ritardi non sono stati neutri: hanno avuto un costo reale per imprese, cittadini e ambiente».
Per il direttore generale Giuliana Cirio, l’inaugurazione è anche «un’occasione di riflessione»: «Il mancato completamento di un’infrastruttura strategica produce effetti concreti sull’economia reale e sulla sostenibilità. È una lezione per il futuro, affinché le opere vengano programmate e realizzate nei tempi previsti, a tutela dell’intero tessuto economico e sociale».


