Ceva e l’emergenza sanitaria nelle aree interne: Marro (AVS) attacca la Regione sul Pronto soccorso H24
A Garessio la consigliera regionale Giulia Marro (AVS) denuncia il rischio di abbandono dell’Alta Valle Tanaro e del Cebano: «Senza il Pronto soccorso H24 a Ceva la Regione condanna questi territori allo spopolamento». Chieste risposte immediate e un cronoprogramma pubblico.
Garessio. «La domanda è semplice: la Regione vuole accompagnare le aree interne verso un declino inevitabile, o vuole davvero scommettere sul loro ripopolamento?». Con queste parole la consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Giulia Marro, ha aperto il suo intervento all’incontro pubblico di ieri a Garessio, organizzato dal Comitato per la Difesa del Cebano – Co.Di.Ce., moderato da Davide Prato.
Marro ha ricordato come l’Alta Valle Tanaro, la Val Mongia e la Val Bormida stiano vivendo un crollo demografico ormai consolidato: Garessio ha perso un terzo dei residenti dagli anni ’90, Ormea è scesa sotto i 1.500 abitanti e l’intera area Cebano–Alta Valle Tanaro conta meno di 17 mila persone su oltre 600 km², con una densità di 27 abitanti per km² e un indice di vecchiaia tra i più alti del Piemonte. «In territori così fragili – ha evidenziato – togliere il Pronto soccorso notturno significa spingere ulteriormente le comunità verso l’abbandono». Una contraddizione che Marro ritiene inaccettabile: «La Regione sostiene che il Pronto soccorso non chiuderà, mentre l’ASL dichiara che non riaprirà di notte. Il territorio non può più accettare versioni discordanti».
Marro contesta anche l’argomento della scarsità di risorse: «È difficile parlare di mancanza di fondi quando la Giunta trova 50 milioni di euro per gli impianti sciistici in un contesto di cambiamento climatico, o quando accende mutui INAIL per ospedali che forse non verranno mai realizzati». Per la consigliera, la montagna si sostiene con servizi reali, non con annunci: «Le comunità restano se trovano sanità, trasporti, scuole. Non slogan».
La situazione dell’emergenza–urgenza nell’area è definita «critica»: tra Ormea e Mondovì ci sono 50 minuti di strada, e tra Mondovì e Savona 70 chilometri senza presidi intermedi. «Le ambulanze non possono sostituire un Pronto soccorso. I volontari non possono coprire h24 e l’elisoccorso non è utilizzabile sempre. Qui serve un Pronto soccorso vero, giorno e notte».
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Co.Di.Ce: «Da oltre dieci anni fanno ciò che la Regione dovrebbe fare: monitorare, raccogliere dati, proporre soluzioni. Se oggi se ne parla è grazie alla mobilitazione civica».
Marro ha presentato cinque proposte precise: Cronoprogramma pubblico per il ripristino dell’H24; Riconoscimento dell’area come zona disagiata, con incentivi e personale adeguato; Investimenti immediati sul presidio di Ceva, trasporti e ambulanze; un Tavolo permanente tra Comune, ASL, sindaci e Comitato e lo Stop alla retorica sui nuovi ospedali: «Prima garantire i servizi essenziali in quelli che già esistono».
La consigliera ha concluso con una posizione netta: «Se la Regione vuole davvero tutelare la montagna e le aree interne, lo dimostri con i fatti. Il primo fatto è restituire a questo territorio un Pronto soccorso attivo giorno e notte».




