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Cuneo, polemica sull’ordinanza anti-bivacchi: “Atto di esclusione contro poveri e marginalizzati”
Migranti accampati tempo fa al Movicentro di Cuneo

Cuneo per i Beni Comuni e Cuneo Possibile: “Si criminalizza la povertà, servono mediazione sociale e accoglienza, non multe e Daspo”

Scoppia la polemica a Cuneo per la nuova ordinanza anti-bivacchi che entrerà in vigore il 10 ottobre e resterà valida fino al 31 dicembre 2026. Il provvedimento vieta di sdraiarsi o sedersi “in modo improprio” su panchine e spazi pubblici, proibisce l’uso di giacigli come cartoni, materassi o tende e introduce sanzioni fino a 500 euro, ordini di allontanamento e Daspo urbani.

Le associazioni Cuneo per i Beni Comuni e Cuneo Possibile parlano di «un atto di esclusione e di violenza istituzionale contro i più vulnerabili».
«Non è un semplice atto amministrativo – scrivono in una nota – ma una scelta politica: la città si difende espellendo chi non rientra nei canoni di normalità. Si colpiscono i poveri, i migranti, i precari, le persone senza dimora e le sex worker».

Secondo i promotori della protesta, il provvedimento si inserisce in una tendenza crescente di “architettura ostile” e di controllo sociale degli spazi urbani: «Panchine progettate per impedire di sdraiarsi, barriere e divieti che trasformano la città in una vetrina pulita, ma disumana».

Le associazioni ricordano come nel 2020 un’ordinanza simile, firmata dall’allora sindaco Federico Borgna, avesse già provocato forti proteste, con sit-in quotidiani davanti al municipio organizzati da Minerali Clandestini e dai Radicali Cuneo.

«Anziché affrontare le cause del disagio – prosegue la nota – si preferisce nasconderlo dietro multe e ordini di allontanamento. Senza mediatori sociali, educatori di strada e servizi di accompagnamento, l’ordinanza diventerà solo uno strumento di repressione cieca».

Cuneo per i Beni Comuni e Cuneo Possibile chiedono l’apertura di un confronto pubblico su investimenti in mediazione sociale, accoglienza e percorsi di integrazione: «La città non è una vetrina da pulire con le ordinanze – concludono – ma un luogo da abitare insieme, riconoscendo a tutti il diritto di esserci».