Visita di Emanuele Filiberto al Memoriale degli Alpini, la discussione anche nel Consiglio Comunale di Cuneo
La presenza del discendente di Casa Savoia al luogo che ricorda la tragica campagna di Russia suscita un acceso confronto politico. L’amministrazione chiarisce di non essere stata informata ufficialmente, mentre in aula emergono posizioni divergenti
Cuneo. Una visita privata trasformatasi in un caso politico. La presenza di Emanuele Filiberto di Savoia al Memoriale della Divisione Alpina Cuneense ha innescato un’accesa discussione durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale. Un’interpellanza presentata dal consigliere Aniello Fierro (Cuneo per i Beni Comuni) ha chiesto conto all’amministrazione se fosse a conoscenza dell’evento e se ritenesse appropriata la presenza di un discendente della casata reale, le cui responsabilità storiche nella campagna di Russia sono state definite “chiare”.
La questione, che tocca una memoria storica ancora molto viva e dolorosa per la gente, ha visto emergere posizioni contrastanti.
La consigliera Noemi Mallone (FdI), presente alla cerimonia insieme ad altri amministratori locali, come il sindaco di Valdieri Guido Giordana, ha difeso l’evento, definendolo “un momento di ricordo e di rispetto per i nostri alpini” e criticando quella che ha considerato una strumentalizzazione politica. A sostegno della sua tesi, ha citato un comunicato della sezione ANA di Cuneo, secondo cui il memoriale è “aperto a chiunque, lasciando da parte qualsiasi polemica nel rispetto delle migliaia di penne nere cadute o disperse”.
Di tutt’altro avviso Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni), che ha definito la presenza di un Savoia una “provocazione” per una provincia che ha dato tanto alla Resistenza, sottolineando le “responsabilità e viltà” della monarchia che portarono al massacro degli alpini.
Una riflessione più complessa è giunta da Serena Garelli (Centro per Cuneo – Lista Civica), che ha riconosciuto come la guerra fosse stata “voluta dal fascismo e sostenuta dalla monarchia“. Tuttavia, ha sottolineato un aspetto cruciale della visita: il principe, ha affermato, “ha pronunciato parole chiare, assumendosi pubblicamente una responsabilità storica e condannando gli errori dei suoi avi”. Un gesto definito “non scontato” e interpretato come “un passo nella direzione della verità storica e della riconciliazione”, che merita di essere colto senza cadere in polemiche sterili.
Dal canto suo, la sindaca Patrizia Manassero (PD) ha chiarito di non essere stata invitata ufficialmente, poiché l’evento era stato organizzato in forma privata. Ha inoltre riportato un confronto avuto con il presidente dell’ANA, che ha ribadito la volontà di concentrarsi unicamente sul ricordo della tragedia, evitando strumentalizzazioni. In una riflessione personale, la prima cittadina ha ricordato come i giovani alpini furono mandati a combattere come “aggressori”, in condizioni disumane, a seguito di una decisione del re e di Mussolini, sottolineando la necessità di analizzare il periodo storico nel suo complesso e di studiare la storia per costruire una memoria condivisa e non divisiva.



