Lo Spaccio Bistrò a Saluzzo: caffè, coworking e socialità nell’ex caserma Musso
Nell’ex caserma Musso prende vita un nuovo spazio gestito da Voci Erranti: non solo bar e ristoro, ma anche coworking, eventi e prodotti a chilometro zero. L’inaugurazione ufficiale con taglio del nastro è in programma venerdì 12 settembre.
Saluzzo – Da lunedì 1° settembre, nell’ex caserma “Mario Musso” di piazza Montebello, è in funzione “Lo Spaccio – Bistrò”, un nuovo caffè con cucina, coworking e spazio di comunità all’interno de Il Quartiere, polo socio-culturale che già ospita la biblioteca civica “Lidia Beccaria Rolfi”, il liceo “Soleri Bertoni”, associazioni ed enti cittadini. L’inaugurazione ufficiale con taglio del nastro è fissata per venerdì 12 settembre nel pomeriggio.
Il nome richiama lo storico spaccio militare, luogo di ritrovo e svago degli artiglieri che per decenni hanno animato la caserma. Oggi diventa un progetto sociale: la gestione è affidata, con una convenzione sperimentale di un anno, alla cooperativa “Voci Erranti”, impegnata nel reinserimento sociale dei detenuti del carcere di Saluzzo, già attiva con un biscottificio, un orto e il “Caffè intervallo” del Teatro Milanollo.
Il bistrò offrirà prodotti locali a chilometro zero e provenienti dal carcere, accogliendo cittadini, studenti e famiglie. Sarà uno spazio dove “spacciare” idee, tempo e relazioni: un luogo di incontro, eventi e attività culturali.
«Vogliamo collegare passato e presente – spiega Grazia Isoardi di Voci Erranti – dando al termine “Spaccio” un significato positivo: condividere cose belle e buone».
Non mancano le polemiche politiche: l’opposizione contesta il nome scelto e accusa l’amministrazione di voler spostare il baricentro commerciale fuori dal centro storico. La maggioranza replica: «Non è un esercizio commerciale, ma un servizio sociale e culturale. Saluzzo è la città più in salute dal punto di vista commerciale tra le Sette Sorelle».
Scrive in proposito il direttivo di “Insieme si può” che quelli dell’opposizione «Forse dovrebbero affidarsi meno alle indiscrezioni e studiare un po’ di più le carte del Comune: lì avrebbero trovato scritto che lo Spaccio Bistrot non è un esercizio commerciale occulto, ma un locale con finalità sociali e ricreative, gestito da una cooperativa sociale che si occupa di reinserimento di ex detenuti».
Naturalmente anche il nome, secondo Insieme si può, non va giù: «Con la loro mentalità da investigatori improvvisati, riescono a vederci solo un riferimento ad attività criminose, invece che un richiamo alla storia della caserma. E già che ci sono, riprendono la solita litania sul commercio che muore, le serrande che calano, l’immobilismo amministrativo. Peccato che la realtà sia un po’ diversa. Non lo diciamo noi, ma il presidente locale e provinciale dei commercianti che pochi giorni fa, proprio in Comune, ha dichiarato che Saluzzo è la città commercialmente più in salute tra le Sette Sorelle. I dati su aperture e chiusure li risparmiamo: sarebbero una smentita troppo dolorosa per chi campa di allarmismi».





