Formaggi a latte crudo: per il PD le nuove norme mettono a rischio la filiera
Calderoni, Ravetti e Isnardi denunciano il rischio di estinzione per una delle eccellenze casearie piemontesi. Le nuove disposizioni ministeriali rischiano di soffocare i piccoli produttori, mettendo in pericolo economia, tradizione e presidi sociali delle aree montane e rurali.
Le nuove linee guida del Ministero della Salute sui controlli igienico-sanitari mettono seriamente a rischio la sopravvivenza della filiera dei formaggi a latte crudo, un patrimonio agroalimentare e culturale che affonda le sue radici nella tradizione piemontese. A lanciare l’allarme sono i consiglieri regionali del Partito Democratico Mauro Calderoni, Domenico Ravetti e Fabio Isnardi, che parlano apertamente di “rischio estinzione” per un comparto che rappresenta un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo.
Secondo i tre consiglieri, le nuove disposizioni ministeriali – pensate per rafforzare la sicurezza alimentare – impongono procedure talmente rigide e costose da risultare inapplicabili soprattutto per i piccoli produttori artigianali. Controlli microbiologici frequenti e onerosi, responsabilità scaricate interamente sugli operatori, e la scarsa considerazione per le peculiarità delle produzioni a latte crudo rischiano di paralizzare un’intera filiera.
«In gioco – dichiarano Calderoni, Ravetti e Isnardi – non c’è solo la sopravvivenza di qualche azienda, ma il destino di comunità montane e rurali che hanno scelto di puntare sulla qualità e sull’identità territoriale. La filiera dei formaggi a latte crudo non è solo economia: è cultura, biodiversità, presidio del territorio e futuro per tanti giovani agricoltori».
Per il gruppo regionale del PD, serve un approccio più equilibrato che non opponga tutela della salute pubblica e salvaguardia delle tradizioni, ma le metta in sinergia. L’appello è rivolto anche alla maggioranza regionale, affinché si superino le divisioni politiche in nome della difesa di un patrimonio collettivo.
Il Partito Democratico ha presentato un Ordine del giorno che impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso il Ministero per rivedere le nuove linee guida e individuare soluzioni più sostenibili per i produttori.
«Non possiamo permetterci – concludono i consiglieri – che sotto la spinta di una burocrazia cieca venga cancellata una delle espressioni più autentiche del Made in Piemonte. Il rischio non è solo economico, ma anche culturale e sociale: si rischia una vera e propria desertificazione delle aree interne».


