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Successo della doppia serata con Elisa Dani sui Preti Martiri di Boves foto

Le intense immagini scenografiche son state di Francesca Reinero

Boves. In concomitanza con la Beatificazione dei due sacerdoti, martiri, il 19 settembre 1943, nell’eccidio nazifascista della città di Boves, un gruppo di giovani della Parrocchia di Boves, hanno presentato alla Comunità (soprattutto a quella parte attiva delle «Parrocchie») il lavoro teatrale «Una Parola che fa Esistere», domenica 19 giugno alle 18 ed alle 21 all’Atlante dei Suoni, Via Moschetti 15.

Entrambi erano esauriti già giorni prima, con parroci in prima fila, nella torrida grande sala della «Ex Filanda Favole».

Era lavoro «su commissione», affidato come regia e la drammaturgia ad Elisa Dani, basandosi su testi forniti dai due ex sindaci Piergiorgio Peano e Luigi Pellegrino e da don Bruno Mondino, il parroco (tutti colonne della Associazione dedicata ai «Preti Martiri»), come spiegato dalla stessa, alla fine (quella era la cronaca della giornata e la cronologia dei momenti, nei tempi forse troppo giusti da sceneggiatura di film).

Con simili premesse il grande pregio della rappresentazione e che la regista è riuscita a lasciarci «impronta», tracce del suo inconfondibile modo lavorare. In mesi di prove è riuscita a fare dei giovani attori un «gruppo»…

Come sempre fa è partita da tante domande, spesso rivolte a se stessi, che son la base per arrivare alle risposte.

Ha messo, letteralmente, i suoi attori, ragazze e ragazzi, nei panni dei due preti, in un ruolo sempre scomodo e difficile, in ogni tempo…

Elisa Dani ha fatto giustamente fatto notare come, forse solo per coincidenza, lo spettacolo fosse nell’anniversario della ordinazione di don Mario Ghibaudo, classe 1920, di Borgo San Dalmazzo, coetaneo e compagno di studi del recentemente scomparso don Francesco Brondello.

Coronò il suo sogno di diventare prete il 19 giugno 1943, tre mesi giusti prima del «martirio», arrivando a Boves, come curato, pieno di entusiasmo ed energie giovani (morirà cercando di portare in salvo orfane ed una anziana non deambulante, come recita l’autopsia finito da pugnalata allo sterno).

Elisa Dani li ha visti come «preti moderni». Quella era una Chiesa, di Papa Pio XII, Eugenio Pacelli, principe romano, in cui, prima del «Concilio Vaticano II», voluto dal suo successore Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, di famiglia di agricoltori bergamaschi, ben pochi erano gli spazi per i «progressisti», scommessa trovarli in paesi della «provincia» profonda…

Don Giuseppe Bernardi, caragliese, era un classe 1897, la stessa «leva» del bresciano Giovambattista Montini, allora monsignore a Roma, nella «Segreteria di Stato», impegnato ad allevare la sua nidiata «FUCI» (gli universitari cattolici), da cui sarebbe arrivata significativa parte della classe dirigente democristiana del dopoguerra (si pensi a nomi come Aldo Moro, di origini salentine, la moglie Eleonora, il romanissimo, di famiglia ciociara, Giulio Andreotti…)…

Don Bernardi era parroco a Boves da un lustro, era un reduce dalla Prima Guerra Mondiale, fu tra quelli che meglio seppero prevedere quando rischiosa fosse la situazione creatasi, tra tedeschi a Cuneo e «sbandati» italiani in Valle Colla…
Accennata appena, come sempre, è la figura di Antonio Vassallo, industriale tendasco del settore dei materiali da costruzione, trapiantato a Boves, nel Direttivo della Scuola Materna (allora come oggi legata alla Parrocchia, fondata dal parroco otto-novecentesco mosignor Calandri) ed in quello del disciolto «Fascio» bovesano…

Quindi cattolico e fascista (post-fascista, come tutti o quasi, in quei mesi), chiaramente legato da rapporto di amicizia e stima col Parroco, che finisce per trovarsi a «far le veci» del defilatosi «podestà» Sandro Gastinelli… In scena, nella «ambientazione paesana», vi son vari mattoni…

Le intense immagini scenografiche son state di Francesca Reinero, con tecnico luci SIMS, protagonisti Rachele Barale, Elisa Borsotto, Silvia Gastaldi, Giulia Macario, Francesco Miglietti, Pietro Pellegrino, Francesco Roccia, Carlo e Stefano Pellegrino Tecco…

Il Comune non ha fatto mancare il «Patrocinio», la «Scuola di Pace», l’Associazione «Sentieri di Pace» (di cui Elisa Dani fa parte) e l’Atlante dei Suoni l’adesione… Gli organizzatori ringraziano la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e l’Associazione Origami.

Alla fine Elisa Dani ha cercato, insieme ai suoi «ragazzi» il dialogo col pubblico.