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Siccità, situazione sempre più grave: la Regione chiede lo stato di emergenza

E` stato insediato ieri un tavolo permanente per monitorare la situazione. Ne fanno parte le organizzazioni agricole, i consorzi irrigui, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le Autorità d’ambito del servizio idrico integrato e l’ANBI. Il coordinamento affidato all’assessore Matteo Marnati

La situazione è sempre più grave. Sono 113 giorni che non piove, il secondo periodo più lungo di siccità negli ultimi 65 anni. La Regione Piemonte ha chiesto al governo di riconoscere lo stato di calamità per l’agricoltura, ma anche di proclamare lo stato di emergenza per l’intero territorio regionale.

E` stato insediato ieri un tavolo permanente voluto dal Presidente Alberto Cirio per monitorare la situazione. Ne fanno parte le organizzazioni agricole, i consorzi irrigui, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le Autorità d’ambito del servizio idrico integrato e l’ANBI (Associazione nazionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari). Il coordinamento dell’attività del tavolo, che rimane convocato fino al superamento della crisi, è stato affidato all’Assessore all’Ambiente Matteo Marnati.

Illustrando queste misure agli organi di informazione nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri, venerdì 17 giugno, il Presidente Cirio ha evidenziato che la crisi idrica causata dalla siccità sta facendo registrare in Piemonte livelli di gravità assoluta per gli agricoltori, che stanno già affrontando l’aumento dei costi dei concimi e della benzina agricola, il cui prezzo ha raggiunto ormai quello della benzina tradizionale. Per questo è stato chiesto lo stato di calamita naturale che consente di agire in tutela degli agricoltori.

È stata inoltre valutata la possibilità di agire, in accordo con i gestori degli invasi, per rilasciare un quinto delle acque contenute nei bacini idroelettrici, operazione che permetterebbe di garantire 15-20 giorni di respiro e salvare il raccolto e le produzioni agricole grazie all’aumento della portata dei fiumi e dei canali di irrigazione.

Il Presidente ha fatto il punto anche sulla carenza in alcune zone dell’acqua utilizzata per l’uso domestico. Al momento in Piemonte sono 170 i Comuni con ordinanze adottate o in corso di adozione sull’uso consapevole dell’acqua potabile e di limitazione o divieto di usi impropri. In provincia di Cuneo ci sono 10 Comuni con ordinanza già emanata o in via di emanazione e in 5 si è già intervenuti con autobotti.
Si tratta di una crisi idrica peggiore di quella del 2003, tanto che il Po ha una portata d’acqua inferiore del 72% di quella naturale. La criticità riguarda l’acqua di sorgente, perché non c’è neve sulle montagne.
L’Assessore regionale all’Ambiente Marnati ha affermato che verranno messe in campo tutte le iniziative possibili. Gli effetti dei cambiamenti climatici, ha aggiunto, inducono a considerare questa situazione come un problema con il quale ci si dovrà purtroppo confrontare e quindi diventa sempre più necessaria un’azione strutturata e non “di rincorsa” sfruttando al meglio i fondi europei in arrivo.
Come sottolineato dall’Assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi, la Protezione civile è pronta per tutti gli interventi che saranno necessari, dalla fornitura di autobotti per i luoghi dove l’acqua è più scarsa all’assistenza alla popolazione per le necessità che si stanno manifestando.