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San Giovanni in Granda: tempo di falò, acqua curativa e salita ai monti del bestiame foto

"Buona festa di San Giovanni, che sia di vera rinascita per la natura, l’agricoltura e l'allevamento" le parole del consigliere regionale Paolo Demarchi

Oggi, 24 giugno, è San Giovanni.

Quella appena trascorsa è la notte di San Giovanni a cui sono legate innumerevoli credenze, usanze, riti e superstizioni diffuse.

Molti anche i proverbi popolari ispirati a questa notte, per esempio La notte di San Giovanni destina il mosto, i matrimoni, il grano e il granturco è un proverbio popolare a sfondo religioso, diffuso in molte zone d’Italia e la cui spiegazione va ricercata nella straordinarietà di questa notte a cui sono attribuiti poteri magici e sortilegi.

Arriva dal passato l’usanza antica di accendere i fuochi, utili per allontanare la sfortuna e i contagi. Anche in provincia di Cuneo questa tradizione viene mantenuta. Ieri sera, giovedì 23 giugno, nella splendida cornice dell’anfiteatro di Monserrato di Borgo San Dalmazzo, è tornato il falò di San Giovanni.

Altra usanza è la preparazione dell’acqua di San Giovanni che va preparata nella notte tra il 23 ed il 24 giugno e sarebbe dotata di virtù curative e purificatrici. Per prepararla bisogna raccogliere diverse varietà di fiori ed erbe aromatiche, come ad esempio artemisia, lavanda, malva, rosmarino, fiori di iperico, menta e salvia, ma anche camomilla, papaveri, fiordalisi e, perché no, rose. Rametti e fiori raccolti vanno poi immersi in un recipiente con dell’acqua, da porre all’esterno dell’abitazione per tutta la notte in modo che possano assorbire la rugiada del mattino, che, secondo la tradizione, riuscirebbe a dare all’acqua poteri purificatori e curativi proteggendo da malattie, sfortuna ed invidia. Poteri che andrebbero poi sfruttati la mattina del 24 giugno utilizzando l’acqua per lavare viso e mani. Leggenda e superstizione? Nel dubbio in molti l’hanno preparata.

Questa data per la provincia Granda terra di allevatori e margari è una giornata legata al rito della transumanza verso i pascoli montani.

A ricordarlo stamane anche il consigliere regionale Paolo Demarchi che ha scritto in un post: “La pratica della monticazione portava le mandrie di bestiame nei ricchi pascoli delle alte quote. Quest’anno è diverso e la siccità ha anticipato il trasferimento del bestiame. Buona festa di San Giovanni, che sia di vera rinascita per la natura, l’agricoltura e l’allevamento”.