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Immersa nei colori della natura tra Carrù, Clavesana e Farigliano l’azienda agricola creata da zero foto

In veent'anni Fabio Bottero (presidente Cia di Mondovì) è passato dai tre iniziali agli attuali 70 ettari. La produzione?  Soprattutto nocciole, poi foraggi e dolcetto. Oltre all’allevamento di pecore di Razza Sambucana 

In strada Mancarda, 5, al confine tra i Comuni di Carrù, Clavesana e Farigliano, immersa nei colori spettacolari della natura, c’è l’azienda agricola di Fabio Bottero, 43 anni, licenza di Terza Media. Per lui, però, l’impegno nel mondo rurale non arriva subito. Anche perché mamma Maria Teresa e papà Bernardino hanno altre occupazioni. Fabio, dopo il diploma, inizia la prima parte del suo percorso lavorativo come meccanico di macchine agricole. Con i genitori risiede a Costamagna, Comune di Lequio Tanaro. Nel 1995 la famiglia acquista la cascina di strada Mancarda per andare a viverci. Oltre all’abitazione, ci sono tre ettari di terreno disponibile.

Il 2002, per Bottero è l’anno in cui arriva la svolta decisiva. Dice: “Fin da piccolo, avevo in cuore la passione per l’agricoltura. E allora ho aperto l’azienda, anche se  i miei genitori non erano d’accordo. Si trattava di una decisione rischiosa, in quanto dovevo iniziare tutto da zero. Il cammino durante questi anni è stato molto duro, ma ha portato buoni frutti. E sono soddisfatto della scelta fatta, come lo sono adesso il papà e la mamma”.

La struttura produttiva nel tempo cresce in modo rilevante e il terreno da coltivare, in proprietà e in affitto, ora arriva a una settantina di ettari. Il cuore dell’azienda è sempre a Carrù, con altre superfici agricole nei Comuni di Farigliano, Clavesana, Bastia, Lequio Tanaro, Piozzo, Bene Vagienna e Ceva. Trentacinque ettari sono di noccioleti, i restanti li occupano i prati stabili e un piccolo vigneto di dolcetto. Fabio, poi, alleva le pecore di Razza Sambucana, vendendo gli agnelli. Le nocciole in guscio le smercia in gran parte ai trasformatori e una minima quantità di Igp Langhe alla sorella Barbara che ha aperto un proprio punto vendita a Magliano Alpi. Il foraggio va ai malgari della Valle Maira. A dargli una mano, a livello famigliare, è il papà, andato in pensione. Fabio vive con Catia, impegnata in un altro lavoro. Hanno una bambina: Aurora di 5 anni.

Come si ottiene la qualità. Afferma Fabio: “Bisogna usare la testa nella coltivazione dei terreni e lavorare tanto. Le nocciole hanno tutte il marchio Igp: una parte, la più rinomata denominazione Langhe; le rimanenti, quella Piemonte. Perciò, bisogna seguire le regole previste dal disciplinare. Riduco al minimo indispensabile i trattamenti. Ho un magazzino di stoccaggio con tutte le attrezzature necessarie per sgusciarle, pulirle ed effettuare diverse selezioni in base al peso e alla grandezza. Se cadono a terra e arriva la pioggia devono essere essiccate. Altrimenti ammuffiscono. E poi sono dolci: una caratteristica che meriterebbe una maggiore valorizzazione. Occorre offrire al mercato sempre la massima qualità possibile. Anche perché la produzione è consistente: fino a un po’ di tempo fa anche 700-800 quintali all’anno. Adesso si è ridotta a causa della cimice e dei cambiamenti climatici, ma è comunque ancora quantitativamente buona. Per quanto riguarda il foraggio è praticamente biologico e ho introdotto la coltivazione dell’erba medica per aumentare la qualità del prodotto”.

I problemi della fauna selvatica. “Fino a un paio di anni fa – sottolinea Fabio –  avevo un centinaio di pecore. Nel 2020 e nel 2021 sono arrivati quattro volte i lupi e ne hanno massacrate una cinquantina. Invece, i cinghiali e i caprioli “pelano” soprattutto le piante piccole di nocciole, facendole seccare. Inoltre, causano danni ai terreni calpestati che devono essere rimessi a posto. Siamo veramente in una situazione difficile”.

Gli obiettivi da presidente Cia della zona di Mondovì. Per la Cia zona di Mondovì, che fa parte della macro-area di Cuneo, la responsabile è il vicedirettore provinciale dell’organizzazione agricola, Filomena Sammarco; referente, il vicedirettore e responsabile dell’area tecnica provinciale, Silvio Chionetti. Fabio Bottero è stato confermato presidente nell’assemblea del dicembre 2021. Con lui tracciamo il bilancio dei quattro anni passati. Dichiara: “L’area monregalese è molto ampia e con diverse tipologie di produzione: nocciole; castagne; cereali; foraggi; vigneti; frutteti, molti allevamenti di bovini, poi anche suini, caprini e ovini. Quindi, i problemi sono tanti e differenti. Però, si è formata un’ottima squadra e abbiamo curato molti progetti”.

Gli obiettivi del nuovo mandato? “Continuare nel percorso iniziato. Sono disponibile ad ascoltare sempre gli agricoltori di tutti i comparti per cercare, insieme, delle risposte alle difficoltà presenti e a quelle che arriveranno”.

In particolare? “Nella nostra zona il problema drammatico, e ormai non più sostenibile dagli agricoltori, è rappresentato dai danni disastrosi provocati dagli animali selvatici. Voglio portarlo in discussione in tutte le sedi che posso per dare risposte positive ai colleghi, trovando finalmente una soluzione. Che deve essere urgente”.

Lei, cosa propone? “Non è immaginabile recintare ettari di terreno. Basterebbe lasciare sempre ai cacciatori la possibilità di abbattere i cinghiali. Modificando il calendario dell’attività venatoria e trovando il giusto equilibrio per il depopolamento. Poi, su questa materia abbiamo la Legge nazionale 157 in cui si dice che gli animali selvatici sono di proprietà dello Stato e si possono cacciare solo in minime quantità. Inoltre, c’è un Piano faunistico provinciale da rivedere. Intendo battermi soprattutto su questi temi”.

Come sta l’agricoltura della provincia di Cuneo? “In questo periodo, con l’emergenza sanitaria legata al Covid che non è terminata e la guerra in Ucraina, con l’aumento esponenziale delle materie prime e dell’energia, non proprio bene. Se la situazione rimane ancora questa per mesi c’è davvero il rischio che molte aziende abbiano dei seri problemi ad andare avanti. In particolare nel settore dell’allevamento. L’augurio è di tornare alla normalità pre-Covid in tempi rapidi”.

In ogni caso, quale strada deve percorrere il mondo rurale per essere competitivo? “Per riuscire a rispondere in modo adeguato ai continui e veloci cambiamenti del mercato e alle richieste nuove dei consumatori bisogna puntare, solo e sempre di più, sulla qualità delle produzioni. Chi, in questi anni, ha lavorato bene verrà premiato dai mercati, gli altri rimarranno tagliati fuori”.

Cosa chiede alle Istituzioni? “Diminuire la burocrazia e togliere tanta carta che, in agricoltura, non serve. Ormai siamo arrivati a dei livelli esasperanti”.

Cosa può fare la Cia per le aziende? “Soprattutto in questo momento difficile stare il più vicino possibile alle aziende e accompagnarle con consigli e suggerimenti. Da parte loro gli agricoltori dovrebbero avere una mentalità maggiormente aperta al futuro e guardare meno al presente e al passato. Seguendo le trasformazioni del mondo che sta cambiando”.