I banchetti dell’eterna giovinezza |
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Eccellenze enogastronomiche piemontesi protagoniste al Castello della Manta

24 maggio 2022 | 13:17
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In un evento moderato dal celebre giornalista Paolo Massobrio, al centro del dibattito Crudo di Cuneo DOP, Salame Piemonte IGP, Joinfruit e Albawine

È stato scelto un titolo evocativo – “I banchetti dell’eterna giovinezza” – per l’incontro che ha riunito sabato 21 maggio, nella splendida cornice del Salone delle Grottesche del Castello della Manta (Bene FAI), esperti e critici di enogastronomia piemontese. L’evento, organizzato dal Consorzio di Tutela e Promozione del Crudo di Cuneo Dop, dal Consorzio di Tutela del Salame Piemonte Igp, dall’Organizzazione di produttori Joinfruit e dall’associazione Albawine, ha voluto mettere in luce, grazie ai preziosi interventi dei relatori, tutta la qualità e il potenziale dell’enogastronomia piemontese, rappresentata da prodotti Dop, Igp e Docg, come il Prosciutto Crudo di Cuneo DOP, il Salame Piemonte Igp, la Mela Rossa Cuneo Igp e i grandi vini Docg del Piemonte, di assoluto valore nutrizionale, ma anche storico e turistico-economico. Ne hanno discusso tra loro, moderati dal noto giornalista e critico enogastronomico Paolo Massobrio, lo storico e antropologo Fabio Molinari e la biologa nutrizionista Mara Antonaccio. Hanno preso parte al dibattito anche Chiara Astesana (presidente Consorzio di Tutela e Promozione del Crudo di Cuneo Dop), Daniele Veglio (presidente Consorzio di Tutela del Salame Piemonte), Bruno Sacchi (direttore O.P. Joinfruit) e Paolo Sartirano (vicepresidente Albawine).

“L’obiettivo della conversazione al Castello della Manta è stato quello di raccontare una storia che ha radici lontane: il Marchesato di Saluzzo, le vie del sale, le modalità di conservazione delle carni di quei tempi e il modo di mangiare dei secoli passati, e poi, traslare tutto ai giorni nostri – afferma Chiara Astesana, presidente Consorzio di Tutela e Promozione del Crudo di Cuneo Dop -. Tutto ciò per capire qualcosa in più del patrimonio enogastronomico di oggi e delle garanzie che rappresentano le Dop e le Igp. Vogliamo favorire e stimolare sul territorio un turismo più completo e integrato, che possa abbracciare e mettere insieme i beni artistici e architettonici del luogo con le eccellenze enogastronomiche. D’altronde, se è vero che l’uomo è cosa mangia, allora per capire la sua storia bisogna conoscere cosa mangiava e di cosa si nutre oggi”.

Daniele Veglio, presidente Consorzio di Tutela del Salame Piemonte, aggiunge: “Tornare a organizzare in presenza eventi dove protagonisti sono il territorio, la tradizione e la tavola imbandita, rappresenta la vera primavera di un periodo difficile, che ci ha visto perdere di vista i piaceri della vita e della convivialità. Un castello medievale dal fascino severo e il suo parco meraviglioso, ai piedi del Monviso, sono stati la giusta cornice per tutti i partecipanti, sperando sia stato un tuffo nel passato e un’esperienza che abbia nutrito la mente e il corpo dei “sapori” Piemontesi. Aver unito alcune delle eccellenze enogastronomiche del nostro territorio ha permesso di dar vita ad una giornata in cui sono state condivise le passioni e le tradizioni di imprenditori e amanti del buon cibo”.

“Il nostro slogan ‘L’unione fa la frutta’ è l’espressione del nostro impegno a valorizzare i talenti – dice ancora Bruno Sacchi, direttore della O.P. Joinfruit -, quelli dei nostri agricoltori così come quelli del territorio e dei frutti della terra. Ogni iniziativa che mettiamo in campo è pensata in modo che il mix di questi tre elementi possa esprimere il suo massimo potenziale. Si può innovare ed essere sostenibili solo con un insieme di azioni concrete per rinnovare il nostro settore, con canali commerciali alternativi come il nostro progetto di filiera corta con locker refrigerati o creando prodotti di valore come ad esempio i nostri succhi di frutta di stagione spremuti a freddo al 100% e trattati in alta pressione. Perché pensare al futuro per noi vuol dire soprattutto generare opportunità, creare valore e ‘restituire’ al generoso territorio a cui apparteniamo”.

Paolo Sartirano,vicepresidente Albawine, sottolinea: “Il Castello della Manta è il luogo dove meglio rappresentare la convivialità e l’importanza delle eccellenze enogastronomiche piemontesi. Nella storia, i banchetti organizzati alle corti del Piemonte, sono stati un esempio di cultura enogastronomica che si è tramandata fino ad oggi. La cultura del ben mangiare e del buon bere è sempre stata un fiore all’occhiello di queste corti. Da queste esigenze è scaturita la ricerca e l’affinamento delle ricette oggi ancora praticate nei nostri ristoranti. Un esempio fra tutti il Barolo, nato dalla ricerca e dal lavoro della famiglia Falletti del Castello di Barolo che ha saputo sviluppare e creare uno dei vini più importanti al mondo”.

I relatori del convegno hanno messo in luce a più riprese le qualità nutrizionali dei prodotti protagonisti di molte tavole cuneesi e piemontesi. Mara Antonaccio ha sottolineato che mangiare bene si può e si deve, spiegando come le giuste quantità di alimenti apparentemente ricchi in calorie e grassi siano in realtà fondamentali per una dieta varia e nutriente, in linea con le esigenze del vivere moderno, senza mettere da parte il rispetto del proprio corpo e del gusto. Vino, carni di qualità, formaggi, prodotti agricoli che vantano eccellenze come asparagi, fragole, cardi e tanti altri, sono alla base dell’alimentazione corretta, che appaga il palato e mantiene giovane e sano il corpo. Fabio Molinari con uno spaccato storico-economico ha evidenziato come le carni conservate, il formaggio, l’ortofrutta siano tutte parti di una storia comune che nel caso di quella che era la zona del Marchesato di Saluzzo presenta dei caratteri di unicità dovuti, da un lato, all’apertura di una “via del sale” di caratura internazionale e, dall’altro, a un’importante presenza monastica, facendo notare come le produzioni – salumiera, ortofrutticola e casearia – non siano semplicemente coeve, ma funzionali l’una all’altra, al punto da definire un concetto di economia agricola che nella sua circolarità prefigura già il futuro. Concetti che Paolo Massobrio, noto critico enogastronomico, ha così riassunto: “Nulla di ciò che abbiamo sulle nostre tavole arriva dal nulla, ma tutto è legato da una lunga storia che di fatto ha messo in rilievo la ‘tradizione’, che non è una cosa del passato, quanto invece l’attualizzazione di scelte geniali come nel caso della conservazione degli alimenti. Anche i mestieri sono cambiati e di conseguenza l’alimentazione contemporanea, che tuttavia è innestata sulla tradizione, elemento in continuo movimento ed evoluzione. La tradizione è una cosa moderna e ce ne siamo resi conto parlando dei prodotti di quello che era un fiorente Marchesato, sulle cui tracce possiamo scommettere ancora oggi”.