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Studenti del Denina Pellico Rivoira di Saluzzo al progetto “Promemoria _Auschwitz” foto

"Siamo tornati a Saluzzo con una maggiore consapevolezza e coscienza di ciò che avevamo letto sui libri" hanno commentato al rientro dal viaggio a Vienna, Mauthausen e Gusen

Nei giorni scorsi un gruppo di studenti dell’Istituto Denina Pellico Rivoira, Sofia Ficetti e Sofia Tallone della 4E CAT, Valentina Radosta, Gloria Paschetta e Sabrina Corona della 5B AFM, Simone Maisani della 5C ITIS, Elisabetta Maurino e Sabrina Lo Giudice della IVE SAS, ha partecipato al progetto Promemoria_Auschwitz, proposto dall’associazione di promozione sociale Deina di Torino, che coinvolge giovani e adulti in esperienze di viaggio e di confronto attraverso cui la storia e la memoria diventano chiavi di lettura per interpretare il presente.

Grazie anche alla collaborazione del Comune di Saluzzo, ragazzi delle classi terminali degli istituti superiori cittadini hanno compiuto un’esperienza indimenticabile, non in Polonia, come era inizialmente previsto, ma, a causa della guerra in corso in Ucraina, in Austria, a Vienna, Mauthausen e Gusen. Dopo un’attività formativa propedeutica, è iniziato il viaggio vero e proprio, che si è svolto tra il 2 ed il 7 aprile.  

Di seguito le impressioni delle ragazze del Denina Pellico Rivoira: “Vienna è una bellissima città ricca di storia, cultura, arte. Il posto che ci è piaciuto di più è stato Palazzo Belvedere. All’interno c’erano quadri di pittori molto noti, in particolare siamo rimaste colpite dal Bacio di Klimt: averlo lì davanti ci sembrava impossibile, eppure era proprio lì e non un’immagine sul cellulare. Abbiamo anche visto il celebre ritratto di Napoleone Bonaparte che valica il Gran San Bernardo, una delle cinque versioni realizzate da Jacques Louis David. Nel nostro giorno libero abbiamo visto la casa di Mozart, sviluppata su tre piani e abbiamo ammirato gli oggetti personali del maestro, i suoi spartiti, le sue sedie, il suo orologio. Abbiamo visitato il museo delle farfalle, ricco di piante e cascate e tante, tantissime farfalle di ogni specie e di ogni colore che volano sopra le teste delle persone e che, se si sta immobili, si posano sulle mani, proprio come è successo a due di noi. Abbiamo visitato la Biblioteca Nazionale: un’infinità di libri antichi in tutte le lingue del mondo all’interno di un edificio abbellito da colonne e soffitti dipinti. In ultimo abbiamo visitato la Cattedrale di Vienna, maestosa. La parte centrale del viaggio è stata la visita ai campi di concentramento di Mauthausen e Gusen. A parole è davvero difficile esprimere ciò che quei posti hanno significato per noi. La visita a Mauthausen è stata toccante: abbiamo visto queste enormi baracche fredde, spoglie. Abbiamo visto la stanza delle docce, piccola e piena di segni lasciati dai prigionieri: nomi, numeri, disegni, graffi. Questa è stata la parte più toccante e agghiacciante. Abbiamo visto la camera a gas da fuori perché non si può più entrare ed è stato un brutto momento perché vengono in mente cose che non riesci a spiegarti, cose disumane: abbiamo sentito un senso di disagio e di “paura” quando abbiamo attraversato quel portone, proprio perché pensavamo a tutti gli ebrei che erano entrati da lì. Di Mauthausen ci ha colpito anche il fatto che si trattava di un campo costruito sulla collina in mezzo ad alcune cascine, non immerso nel nulla o nascosto. E’ terribile perché significa che c’era chi era a conoscenza di ciò che stava succedendo e questo fa riflettere. Nel pomeriggio dello stesso giorno siamo poi andati a Gusen, il sottocampo di Mauthausen. Oggi quel paese è tutto nuovo, pieno di case recenti e in stile americano ed è rimasto soltanto un piccolo museo con i forni crematori, dove la gente ha portato fiori, quadri, foto, lettere, medaglie. La visita di Gusen è stata condotta in modo originale: tutti noi avevamo delle radio collegate al microfono della guida, una donna, che parlava e ci raccontava come era una volta quel posto. Siamo partiti dal piazzale del museo per poi passare in mezzo a quelle case nuove ascoltando nelle nostre orecchie cosa c’era un tempo in quei luoghi: “Al posto della casa gialla c’era il Lager1” oppure “In prossimità di questo cancello, ecco, qua c’era la strada per la stazione”. Siamo tornate a Saluzzo con una maggiore consapevolezza e coscienza di ciò che avevamo letto sui libri. È stata un’esperienza unica che rifaremmo tutte quante.