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Saluzzo tra cultura e memoria con la visita a “Casa Pellico” e il Ghetto ebraico foto

La gita culturale della classe del Rivoira per riflettere sul significato del razzismo e della libertà

Saluzzo. Si è svolta da poco la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale e noi ragazzi della 4 C informatica dell’istituto Denina-Pellico-Rivoira abbiamo riflettuto sul significato del razzismo e della libertà. 

Abbiamo letto in classe alcune parti del testo di Adriana Muncinelli, appena pubblicato e  intitolato “Ebrei a Saluzzo 1938 – 1945”.

Inoltre, la lettura di qualche pagina de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico ha risvegliato la curiosità di visitare la casa natia del nostro concittadino.

Quindi abbiamo partecipato a un’uscita sul territorio saluzzese alla scoperta del ghetto ebraico e di “Casa Pellico”. Accompagnati dalle professoresse Migliore e Rinaudo, ci siamo recati inizialmente in via Spielberg dove abbiamo osservato 5 pietre d’inciampo, ovvero delle targhette in ottone recanti il nome, la data di nascita, la data e il luogo di deportazione e la data di morte di uomini, donne e bambini ebrei destinati a raggiungere i campi di sterminio nazisti.

Queste pietre sono poste davanti alle ultime abitazioni delle vittime deportate. Successivamente, percorrendo pochi metri, la classe ha raggiunto via Deportati Ebrei dove si trova l’entrata della sinagoga. Sempre in questa zona, all’ingresso del ghetto, è stata posta una bacheca a forma di candelabro a sette bracci intitolata “Tracce del ricordo”, sulla quale sono riportati in breve la storia e i nomi dei cittadini ebrei vissuti a Saluzzo.

Questa prima parte della visita ci ha permesso di riflettere e ricordare la tragedia che ha riguardato la comunità ebraica presente anche nella nostra città.

L’uscita è proseguita con la visita guidata a “Casa Pellico”, situata nel centro storico della città di Saluzzo, la quale ha permesso di vedere la proiezione di un video che riportava i momenti salienti della vita di Silvio Pellico, soprattutto soffermandosi nel periodo della prigionia nel carcere dello Spielberg nella Repubblica Ceca.

Inoltre è stato possibile visitare le stanze della casa dove, al piano terra, è stata dedicata una sala all’attività letteraria di Pellico mentre al primo piano, in un locale, sono riprodotte diverse edizioni dell’opera “Le mie prigioni”, un best seller dell’epoca (pubblicato nel 1832), di cui Metternich disse”Questo libro è la più grande battaglia che abbiamo perduta” in quanto metteva in luce le crudeltà delle prigioni asburgiche.

Nella stanza adiacente, infine, è stato ricreato un classico studio di uno scrittore del 1800, accuratamente completato con alcuni cimeli del Pellico donati dalla sorella dello scrittore nel 1858.

Abbiamo così avuto modo di conoscere un po’ meglio il nostro patriota che tanto si spese in prima persona nel periodo risorgimentale. Come scrive Adriana Muncinelli: “Ci sono storie che possono insegnarci a guardare entro noi stessi per scegliere in tempo tra bene e male in libertà e responsabilità”.

I ragazzi della 4C informatica Denina-Pellico-Rivoira