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La coppia che a Cervere coltiva 14 ettari e produce ortaggi, fragole e il pregiato Porro foto

Coetanei nati nel 1971, Bianca Rosa Garelli e Silvio Monasterolo gestiscono l'azienda agricola in frazione Taglaita al confine con il comune di Fossano

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La pianura si distende nelle sue innumerevoli sfaccettature. Siamo al confine tra Fossano e Cervere, in frazione Tagliata. Lì, in via Stura, 4, a cavallo fra i due Comuni si trova l’azienda agricola di Bianca Rosa Garelli, di cui il marito, Silvio Monasterolo, è coadiuvante e tuttofare. Sono nati nello stesso anno: 1971. L’attività era dei genitori di Silvio, Pietro e Giovanna, che allevavano i bovini di Razza Piemontese e coltivavano ortaggi durante l’estate. Lui, dopo il diploma di terza Media, dà loro una mano. Poi, nel 1991, quando il papà lascia l’esistenza terrena, nell’azienda subentra la moglie e Silvio continua ad aiutarla. Anche se per qualche anno svolge anche il lavoro da autista, portando la frutta e la verdura ai Mercati Generali di Torino. Fino al 2000, quando l’attività agricola, ormai iniziata da un po’ di tempo, comincia ad ingranare e lui si dedica solo più a quella.

Le svolte che hanno premiato l’azienda. Una prima svolta avviene già nel 1992: Bianca Rosa e Silvio, infatti, decidono di vendere gli animali e di dedicarsi unicamente alla coltivazione della frutta, ma soprattutto della verdura. Dice Silvio:Vendevamo ai grossisti, ma lavoravi tanto e guadagnavi poco. Bisognava strutturare diversamente il lavoro”. Però, l’occasione per un secondo cambiamento radicale dell’azienda arriva solo nel 2003: durante quell’anno vengono acquisiti i terreni, le attrezzature e i posti nei mercati da un’altra azienda che aveva chiuso. “La vendita diretta – sottolinea Monasterolo – è stata la soluzione che ci ha consentito di migliorare l’attività sotto tutti gli aspetti”. Inoltre, ampliando i terreni disponibili verso il fiume Stura, nel Comune di Cervere, Bianca Rosa e Silvio compiono un altro passo fondamentale con la coltivazione del “celebre” porro lavorato osservando un rigido disciplinare e, in seguito, conosciuto e apprezzato in tante altre zone del territorio italiano. Adesso, è la coltura di punta e di eccellenza dell’azienda. Ma non c’è solo il porro. Nei 14 ettari totali di terreno gestiti, di cui 5.000 metri di superficie coperta con le serre, vengono prodotti molti tipi di ortaggi e le fragole. A cui si aggiunge un campo in zona collinare che, non avendo la possibilità dell’irrigazione, viene utilizzato per seminare i cereali a rotazione.

La vendita. La produzione è venduta in minima parte nell’azienda, ma soprattutto nei mercati di Cervere, il lunedì; Saluzzo, il mercoledì mattina, e MerCu, nel quartiere San Paolo di Cuneo, il mercoledì pomeriggio; San Giacomo di Roburent stagionale, il venerdì; Saluzzo, il sabato. Inoltre, c’è la partecipazione ormai consolidata a molte fiere in primavera e in autunno. Anche fuori dal Piemonte. Ad aiutare Bianca Rosa e Silvio nel loro operato quotidiano, attraverso il meccanismo del reciproco scambio di prestazioni lavorative –  si alternano la figlia Sara e il genero Paolo, titolari di un’altra azienda agricola a Carignano, e  Marco Scarzello, anche lui gestore di una struttura rurale, ma a Cervere.

Silvio e il perché della scelta. Dice Monasterolo: “Sono nato in campagna e ho sempre aiutato papà e mamma. Ho provato a fare l’autista, ma non mi piaceva.  La mia passione era coltivare la terra. D’accordo con Bianca Rosa abbiamo continuato l’attività dei genitori. E, ora, siamo soddisfatti, perché qualche risultato l’abbiamo raggiunto”.

Come si ottengono qualità e sicurezza alimentare. “E’ necessario – sottolinea Monasterolo – produrre con metodi naturali. La nostra azienda non è biologica, ma utilizziamo il minimo indispensabile di trattamenti e raccogliamo i prodotti a residuo zero. L’erba la togliamo a mano. Le colture coltivate le consumiamo anche noi e le mangia il nostro nipotino Gabriel. Quindi, possiamo garantire la sicurezza alimentare e invitiamo tutti a vedere come lavoriamo. Pensare solo alla quantità, come si faceva un tempo, buttando chili di concimi, diserbanti e medicinali, va contro la salute dell’uomo e dell’ambiente. La qualità dei prodotti è l’unica strada possibile da percorrere e occorre spiegare ai consumatori il tanto impegno che comporta per ottenerla. Bisogna produrre meno, ma produrre meglio. Avendone il giusto riconoscimento economico”.    

Gli obiettivi da presidente Cia della zona di Fossano. Per la Cia zona di Fossano, che fa parte della macro-area di Alba, la responsabile è il vicedirettore provinciale dell’organizzazione agricola, Daniela Destefanis; referente, il tecnico Giovanni Cordero. Silvio Monasterolo è stato confermato presidente nell’assemblea del dicembre 2021. Con lui tracciamo il bilancio dei quattro anni passati. Spiega: “Rappresentavano una svolta verso il futuro. Siamo riusciti a creare una buona squadra. E’ cresciuto il rapporto di fiducia tra gli associati e la Cia. C’è sempre stata molta disponibilità degli uffici a risolvere i problemi e a dare consigli agli imprenditori. Per cui, lo ritengo un periodo molto positivo”.

Gli impegni del nuovo mandato? “Un obiettivo per il quale intendo battermi è la difesa dei prodotti italiani rispetto a quelli importati. Le nostre coltivazioni e le nostre carni, soprattutto quelle locali, sono tracciabili nel loro intero ciclo produttivo, mentre di ciò che arriva dall’estero non conosciamo la provenienza e come è stato lavorato. Sotto questo aspetto, l’etichettatura è fondamentale. Inoltre, bisogna legare il prodotto al territorio. Ai consumatori bisogna spiegare che le fragole a gennaio arrivano da altri Paesi e non possono essere le nostre che maturano ad aprile-maggio”.

Lo stato di salute dell’agricoltura della provincia di Cuneo? “In questo periodo, dopo il Covid in cui le vendite sono diminuite, e l’arrivo della guerra, con l’aumento delle materie prime e dell’energia, la nostra agricoltura non se la passa proprio bene. Come peraltro tutte le attività e le famiglie italiane. A parte questi due anni, però, la nostra esperienza personale, partecipando a molte fiere, anche fuori dal Piemonte, ci porta a dire che i nostri prodotti di qualità sono apprezzati e valorizzati”.

Per cui? “L’unica strada, per chi pratica un tipo di agricoltura che lo consente, è la vendita diretta: ai mercati, ai gruppi di acquisto o anche on line. Altrimenti, l’agricoltore, come primo anello della catena, vendendo all’ingrosso, incassa poco, mentre il consumatore, che della catena è l’ultimo anello, paga l’alto prezzo finale. E il vero guadagno ce l’ha chi sta in mezzo al percorso”.

Altri problemi? “Sicuramente trovare la manodopera necessaria alle varie pratiche agronomiche e per la raccolta delle colture. Nelle nostre zone, infatti, è davvero difficile da reperire” 

Su cosa si deve puntare per essere competitivi? “Innanzitutto, la qualità delle produzioni. E, poi, sfruttare tutti i bandi che permettono di migliorare e innovare l’azienda. Anche con l’acquisto di nuove attrezzature capaci di diminuire la fatica del lavorare a mano”.

Cosa chiede alle Istituzioni? “Meno burocrazia. Ci sono aziende che rinunciano ai bandi del Programma di Sviluppo Rurale per le troppe carte da presentare”.

Cosa può fare la Cia per le aziende agricole? “Essere sempre e ancora di più a fianco degli agricoltori con consigli e suggerimenti per risolvere i problemi e migliorare i servizi offerti Ma gli imprenditori del settore devono chiedere e proporre, perché solo collaborando si possono raggiungere dei traguardi concreti”.   

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