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Il Buongiorno di Cuneo24

Nel 1994 il Sudafrica tiene le sue prime elezioni cui partecipano anche uomini e donne nere

Cuneo. Il sole è sorto alle 6:24 e tramonta alle 20:32. Durata del giorno quattordici ore e otto minuti. Fase lunare: luna calante.

Santi del giorno
San Marcellino, papa.
San Cleto, Anacleto, papa.
San Basileo di Amasea, vescovo.

Avvenimenti
1518 – Disputa di Heidelberg di Martin Lutero.
1931 – New York, si effettua la prima trasmissione televisiva sperimentale: la presentatrice è Fay Marbe, un’attrice.
1986 – Disastro alla centrale nucleare di Chernobyl. Un test di sicurezza compromesso dalla cieca ambizione e dalla sciatteria umana scatena l’inferno nel cuore dell’ex Unione Sovietica. Alle vite cancellate in un istante dalla tremenda esplosione se ne aggiungono altre, innumerevoli, avvelenate lentamente dalle radiazioni. Anche oggi nessuno è in grado di dire con certezza quante perdite umane sono legate a quella sciagurata notte. Il 1986 è un anno cruciale nell’evoluzione della “guerra fredda” tra Stati Uniti e URSS. L’elezione di Mikhail Gorbaciov a segretario generale del Partito comunista sovietico (massima carica del regime) sembra promettere l’inizio di una nuova era nei rapporti tra le due superpotenze e soprattutto una svolta nella febbrile corsa agli armamenti, scongiurando l’imminenza di un conflitto nucleare. Ma è un processo lento. Nella primavera di quell’anno, infatti, il clima è ancora teso ed è forte in URSS la paura di un attacco alle centrali nucleari. Per questo si effettuano numerosi test di sicurezza per verificare il funzionamento dei reattori in condizioni “limite”. Simili operazioni avvengono nel sito nucleare di Chernobyl, situato nelle adiacenze della città ucraina di Pripjat’, a 16 km dal confine con la Bielorussia. Utilizzata per produrre energia elettrica ad uso civile e plutonio per scopi militari, la centrale funziona attraverso 4 reattori. Gli standard di sicurezza sono lontani da quelli adottati a quel tempo nel mondo occidentale e la storia della sua costruzione è costellata di elementi allarmanti sotto il profilo dell’affidabilità. La notte di sabato 26 aprile tutto ciò emerge con estrema drammaticità incrociando l’errore umano. Il vice capo ingegnere Anatoly Dyatlov ha il comando delle operazioni e decide di verificare se la turbina del reattore 4 è in grado di generare energia per inerzia, anche in presenza di un’interruzione della corrente elettrica. Per gli altri tecnici si tratta di un’operazione rischiosa, per via delle condizioni non ottimali della potenza del reattore. Dyatlov non sente ragioni, accecato dall’ambizione di prendere il posto del suo superiore. All’1.23 si dà avvio all’esperimento ed è l’inizio della fine. La catastrofe si materializza in appena un minuto: la pressione del reattore è alle stelle e il disperato tentativo di bloccarne la potenza si rivela fatale, aumentandone di cento volte la potenza distruttiva. A una prima esplosione ne segue una seconda di maggiore portata, che disperde nell’aria 50 tonnellate di carburante nucleare. Scattano immediatamente i soccorsi ma il rischio radioattivo è di fatto inarginabile: il primo bilancio ufficiale parla di 31 vittime che sale a 65 tra tecnici della centrale e soccorritori. Nelle prime ore le autorità sovietiche sono impegnate a minimizzare l’incidente agli occhi del mondo, salvo poi fare dietrofront quando la nube radioattiva raggiunge il resto dell’Europa, arrivando a lambire l’area del Mediterraneo. Nel frattempo viene fatta sgombrare l’intera città di Pripjat’, decisione poi allargata a tutti i residenti nel raggio di 30 km dall’impianto. Centri abitati e vegetazione assumono l’aspetto di luoghi fantasma che conserveranno nei decenni a seguire. Il rischio contaminazione scatena il panico nell’opinione pubblica europea, in particolare in Italia dove si vieta il consumo degli alimenti più a rischio come latte e insalata. In quel periodo prende forza il movimento antinucleare, che con il referendum del 1987 porta allo stop definitivo della produzione di energia nucleare in Italia. Ricordato come il più grave incidente nucleare della storia, l’unico insieme a quello di Fukushima del 2011 a far registrare il massimo livello previsto dalla scala INES dell’IAEA, Chernobyl resta una questione aperta su cui si dividono istituzioni e associazioni antinucleariste. Esiste infatti una guerra di cifre sul numero reale delle vittime delle radiazioni, stimabile secondo l’ONU intorno ai 4mila casi tra tumori e leucemie, in un arco di tempo di ottant’anni. Per Greenpeace il rischio decessi potrebbe interessare 6 milioni di persone.
1994 – Il Sudafrica tiene le sue prime elezioni cui partecipano anche uomini e donne nere.

Nati in questo giorno
Giorgia – Star del pop italiano con oltre sette milioni di dischi venduti, la sua è una delle voci più belle e potenti della storia della musica. Nata a Roma, Giorgia Todrani sale alla ribalta con “Sanremo Giovani 1993” che vince con il brano Nasceremo e con “Sanremo 1994” dove arriva settima tra le nuove proposte con E poi. Il palco dell’Ariston la consacra definitivamente l’anno seguente con il trionfo di Come saprei. Seguono album di straordinario successo, come “Come Thelma & Louise” (1995), “Mangio troppa cioccolata” (1997) e “Girasole” (1999). Vincitrice di un Nastro d’argento nel 2003 (con Gocce di memoria, tema del film “La finestra di fronte” di Ozpetek), mette in bacheca anche otto Italian e Wind Music Awards e un Premio Lunezia. Impegnata come ambasciatrice dell’Unicef per l’istruzione dei bambini e delle donne nel sud del mondo, nel 2013 ottiene il disco di platino per l’album “Senza paura”, trascinato dal singolo Quando una stella muore. Nel 2015 riceve il disco di platino per il “Greatest Hits” del 2002, con cui supera complessivamente un milione di copie vendute. L’anno seguente, sforna il decimo album di inediti, Oronero, trascinato dall’omonimo singolo. Nel gennaio 2018 esce l’album Oronero live, con brani dal vivo di cui due inediti. Nel successivo mese di novembre pubblica Pop Heart, il suo primo album di cover. Festeggia 51 anni.
Michele Ferrero (1925/2015) – Papà di marchi noti a piccoli e grandi golosi, con un patrimonio di oltre quindici miliardi di euro, secondo la celebre rivista “Forbes”, è stato nel 2014 l’uomo più ricco d’Italia e tra i primi 30 nel mondo. Nato a Dogliani, in provincia di Cuneo, eredita dallo zio Giovanni il laboratorio di pasticceria fondato dal padre Pietro ad Alba, negli anni Trenta, trasformatosi con lui in una multinazionale del settore dolciario. A lui si devono le creazioni dei marchi Nutella nel 1964 e Kinder Cioccolato nel 1968 che, grazie a massicce campagne pubblicitarie televisive, diventano ben presto conosciute e fin da subito apprezzate. Negli anni Settanta, l’azienda sponsorizza le più rinomate manifestazioni sportive, diventando leader nel mercato dolciario ed espandendosi in seguito oltreoceano. Nominato nel 2005 Cavaliere di Gran Croce, per il suo impegno civile e sociale, dall’allora presidente Ciampi, è il fondatore della “Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero” che, tra l’altro, assegna borse di studio e di ricerca. Stabilitosi da tempo a Montecarlo, qui scompare dopo una lunga malattia, il 14 febbraio 2015.

Eventi sportivi
1970 – La Partenope vince la Coppa delle Coppe. La Partenope Napoli vince la Coppa delle Coppe, avendo concluso 147 a 129 il doppio confronto con la squadra francese del JA Vichy. Nei turni a eliminazione diretta i napoletani hanno superato lo Zagabria e il Tbilisi, mentre in semifinale i francesi hanno avuto la meglio sui greci dell’AEK Atene. Una vittoria internazionale storica per il basket partenopeo che soprattutto all’inizio del terzo millennio, quando problemi economici e altro lasceranno Napoli fuori dalla grande pallacanestro, penserà con commozione al team composto da Miles Aiken, Giovanni Gavagnin, Jim Williams e Antonio Errico, e allenato dal grande coach Tonino Zorzi.

Proverbio/Citazione
L’avena d’aprile è latte per l’ovile.
“Il segreto del successo? Pensare diverso dagli altri e non tradire il cliente” Michele Ferrero