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Il Buongiorno di Cuneo24

Nel 1964 Ferrero produce il primo vasetto di Nutella

Cuneo. Il sole è sorto alle 6:33 e tramonta alle 20:24. Durata del giorno tredici ore e cinquantuno minuti.

Santi del giorno
Sant’Agnese di Montepulciano, vergine.
Santa Adalgisa, vergine.
Santa Sara di Antiochia, martire.

Avvenimenti
1796 – Inizia la battaglia di Mondovì.
1862 – Primo test di pastorizzazione completato da Louis Pasteur e Claude Bernard.
1865 – Bologna, nasce la prima banca popolare italiana, la Banca Popolare di Credito.
1964 – Ferrero produce il primo vasetto di Nutella. Nasce come dolce dei poveri nel pieno dei favolosi anni Sessanta. In poco tempo, mezzo mondo si accorge di non potere più farne a meno, scatenando un fenomeno sociale che non conosce declino. Dal cinema alla letteratura in tanti rendono omaggio alla Nutella, quale eccellenza del made in Italy e simbolo intergenerazionale di puro edonismo. La storia di questo successo planetario inizia in una pasticceria di via Rattazzi, ad Alba, nel mezzo della Seconda guerra mondiale. Qui l’imprenditore cuneese Pietro Ferrero allestisce un laboratorio dolciario, dove sperimenta ricette innovative per l’epoca, facendo spesso di necessità virtù. Nello specifico, la pesante tassazione sull’importazione dei semi di cacao lo costringe a cercare un ingrediente da associare al cacao, facilmente reperibile e dal costo contenuto. Di qui l’intuizione di utilizzare le nocciole, prodotto tipico delle Langhe, dalle quali riesce a ricavare una crema che commercializza con il nome di Giandujot, in omaggio alla nota maschera del carnevale piemontese. Venduta in blocchi da taglio, avvolti in carta stagnola, la speciale pasta incontra il favore della clientela, specialmente di quella meno abbiente come ad esempio i contadini, che per il suo valore energetico la reputano una colazione efficace per affrontare la giornata lavorativa. In poco tempo la popolarità del Giandujot e le sempre più crescenti richieste delle altre pasticcerie spingono Ferrero ad abbandonare la semplice dimensione artigianale, dando vita nel 1946 a una vera e propria azienda che ancora oggi porta il suo nome. L’eredità di Pietro viene raccolta dal figlio Michele Ferrero che nel 1951 trasforma la ricetta del padre nella Supercrema, venduta in grandi barattoli. Dodici anni più tardi ne rivede la formula scoprendo quel gusto inconfondibile che resterà immutato per sempre. Il nome “Supercrema” lo convince poco e per lanciare il nuovo prodotto studia un nome più accattivante. Partendo dall’elemento cardine, la nocciola, prende la traduzione inglese nut e la unisce con il suffisso -ella, che dà l’idea di una crema densa e vellutata, da gustare spalmata su una fetta di pane. Quest’ultima immagine viene integrata nel logo (tuttora invariato) sotto la scritta nutella, con la caratteristica “n” di colore nero e il resto della parola scritta in rosso. Confezionato nei famosi bicchieri Kristal, il primo prodotto esce dalla fabbrica di Alba il 20 aprile del 1964. L’anno successivo conquista il mercato tedesco e prima della fine degli anni Sessanta attraversa l’oceano per approdare negli Stati Uniti d’America. L’indimenticabile spot di Carosello nel 1967, costruito sulla serie animata del “gigante amico”, spalanca alla nutella la quotidianità di milioni di bambini. Da quel momento la crema di cioccolato e nocciole ipoteca l’ora della merenda dei giovanissimi e non solo. Nei successivi decenni si conferma come fenomeno di costume, entrando a pieno titolo nel dizionario italiano (nel 1995 il prestigioso Devoto-Oli la inserisce tra i suoi lemmi) e nella forma parlata come sinonimo di crema di cioccolato. Dotata come la Coca-Cola di un ingrediente segreto, la Nutella è il prodotto di punta della filiera di prodotti Ferrero, di cui rappresenta il 15 per cento delle vendite in tutto il mondo. Le stime più recenti indicano una produzione annua di 3,5 milioni di quintali e a consumarne di più sarebbero i cittadini del Lussemburgo, con una media pro capite di un chilo all’anno; in Italia la media è di 800 grammi a testa.

Nati in questo giorno
Jessica Lange – Dal gorilla più famoso di Hollywood a una delle serie horror più seguite della TV americana, il suo fascino di attrice resta immutato. Nata a Cloquet, nel Minnesota, dopo le prime esperienze da modella debuttò al cinema nel 1976 con il colossal fantascientifico King Kong e fu amore a prima vista per pubblico e critica. Al quarto film, Il postino suona sempre due volte, si consacra come “femme fatale” e al quinto corona la rapida ascesa tra le dive con Tootsie (accanto a un insuperabile Dustin Hoffman) che nel 1983 le regala l’Oscar come “miglior attrice non protagonista”. Negli anni a seguire si consolida tra le maggiori interpreti di sempre del genere drammatico, grazie a pellicole come “Frances”, (1982), “Music Box – Prova d’accusa” (1989), “Cape Fear – Il promontorio della paura” (1989), fino a Blue Sky del 1994, con cui conquista la seconda statuetta. Nominata sei volte agli Oscar e tredici ai Golden Globe (cinque vinti), l’ultimo di questi l’ottiene nel 2012 per American Horror Story, popolare serie televisiva della Fox. Impegnata come ambasciatrice dell’UNICEF nelle campagne di sensibilizzazione sulle conseguenze dell’HIV in Congo e in Russia, sostiene i diritti umani dei monaci buddisti in Nepal. Nel 2015 è candidata al Golden Globe come “migliore attrice in una mini-serie o film per la televisione” per American Horror Story: Freak Show. Compie 73 anni.
Joan Miró (1893/1983) – Uno dei principali esponenti del surrealismo pittorico, con la continua ricerca dell’essenziale innovò il linguaggio artistico, influenzando le avanguardie europee e grandi maestri come Salvador Dalì. Nato a Barcellona e morto a Palma di Maiorca nel dicembre del 1983, Joan Miró i Ferrà rimase sempre legato alla città natale e alla Catalogna in generale, molto presente con la propria gente e tradizioni nelle opere del pittore e scultore spagnolo. Il suo personalissimo stile cominciò a delinearsi durante i primi contatti con il “fauvismo” e le frequentazioni dei circoli artistici di Montparnasse, a Parigi, dove conobbe tra gli altri Picasso. L’influenza del movimento dadaista ma ancor di più della poesia surrealista portò l’arte di Miró verso l’astrazione, riducendo la realtà all’essenziale attraverso il largo ricorso a simboli e ghirigori. «Assassinare l’arte convenzionale» fu la sua “mission” dichiarata, che lo fece salire alla ribalta negli anni Trenta, fino alla celebrità degli anni Cinquanta quando conquistò il premio per la grafica alla Biennale di Venezia (1954) e il Premio Internazionale Guggenheim (1958). Oltre che per i dipinti, sparsi per i maggiori musei del mondo, è famoso per l’attività di ceramista (suoi il Muro della Luna e il Muro del Sole della sede parigina dell’UNESCO) e le numerose sculture di terracotta e bronzo, tra cui la celebre Dona i ocell (Donna e uccello) che svetta con 22 metri di altezza nel parco “Joan Miró” di Barcellona.

Eventi sportivi
1920 – In Belgio inizia la VII edizione delle Olimpiadi. L’Europa è appena uscita dal primo conflitto mondiale e la ricostruzione procede, quando 2.626 atleti di 29 nazioni (i paesi sconfitti nella guerra non sono stati invitati) convergono su Anversa, in Belgio, per confrontarsi in 154 competizioni di 22 sport. Riprende vita, anche con l’introduzione del giuramento olimpico, lo spirito di Olimpia. I VII Giochi Olimpici terminano poi il 12 settembre. Gli USA con 95 medaglie, di cui 41 dorate, dominano il medagliere finale, seguiti dalla Svezia con 64. L’Italia (allora Regno d’Italia), i cui atleti per la prima volta utilizzano l’azzurro come colore delle divise di gara, conquista 23 medaglie: 13 ori, 5 argenti e 5 bronzi. Tra gli olimpionici c’è un diciottenne di Milano, Ugo Frigerio, che s’iscrive all’ultimo momento alla gara dei 10 km di marcia per fare pratica e la vince a sorpresa, facendo poi il bis nei 3 km. Uno schermidore, Nedo Nadi, conquista 5 medaglie d’oro e Giorgio Zampori è il primo nel concorso generale individuale di ginnastica.

Proverbio/Citazione
Aprile ne ha trenta, ma se piovesse trentuno, non farebbe male a nessuno.
“Una scultura deve reggere all’aria aperta, nella natura libera” Joan Miró