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Il Buongiorno di Cuneo24

Nel 1924 nasceva la Metro Goldwyn Mayer: il marchio ruggente della storia del cinema distingue da quasi un secolo capolavori senza tempo e volti indimenticabili del grande schermo

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Santi del giorno
San Benedetto Giuseppe Labre, pellegrino.
Santa Bernadetta Soubirous, vergine.
San Contardo d’Este.

Avvenimenti
529 – Entra in vigore il Codex Iustinianus.
1924 – Fondata la Metro Goldwyn Mayer. Il marchio ruggente della storia del cinema distingue da quasi un secolo capolavori senza tempo e volti indimenticabili del grande schermo. Sotto l’insegna del leone prende forma un prezioso archivio di oltre 4mila film, il più corposo che si conosca. Il cammino che porta alla nascita della MGM parte dalle attività imprenditoriali del magnate Marcus Loew, che nel 1905 dà vita alla Loew’s Inc., attraverso cui gestisce una catena di sale cinematografiche. Con l’obiettivo di aumentare ed aggiornare il materiale da riprodurre nelle sale, nel 1919 passa alla produzione mettendo le mani sulla Metro Pictures Corporation, che in quel periodo annovera star internazionali del calibro di Rodolfo Valentino. Cinque anni più tardi, sotto la supervisione di Schenck (assistente di Loew), avviene la fusione con la Goldwyn Pictures Corporation e la Louis B. Mayer Productions, da cui nasce la casa di cineproduzione Metro Goldwyn Mayer. E’ il 16 aprile del 1924. Come logo ufficiale, il responsabile grafico della MGM, Howard Dietz, disegna un fiocco di pellicola cinematografica con un leone nel riquadro e sopra di lui la locuzione latina «Ars Gratia Artis» (“l’arte per l’arte”). Ispirata allo stemma della squadra di atletica della Columbia University, l’immagine leonina comincia a diventare un elemento identitario della società a partire dal 1928, con l’introduzione del sonoro che permette di ascoltare il ruggito dell’animale addestrato per emetterlo al segnale del ciak. In questi anni la MGM fa il salto di qualità, grazie soprattutto all’abile gestione del produttore Irving Thalberg. La sua strategia è di legare alla compagnia il gotha degli attori in circolazione, da Clark Gable a Spencer Tracy, da Greta Garbo a Judy Garland. I film record di incassi cominciano ad arrivare nella seconda metà degli anni Trenta, a partire da La tragedia del Bounty (1935) per chiudere in bellezza con gli insuperabili Via col vento e Il mago di Oz (entrambi del 1939). Da qui fino agli anni Cinquanta la MGM vive la sua stagione d’oro, sia come introiti che in quanto a prestigio, divenendo il più importante studio hollywoodiano. Se gli anni Quaranta segnano l’avvento delle popolari serie animate, come Tom & Jerry, il decennio successivo si apre con una serie di musical, destinati a fare scuola nel genere, avvalendosi di compositori della statura di George Gershwin. Titoli come Cantando sotto la pioggia (1952) e Spettacolo di varietà (1953), portano alla ribalta artisti versatili come Gene Kelly e Fred Astaire. Dagli anni Sessanta in poi, nonostante l’uscita di pellicole epocali come Il dottor Zivago (1965) e 2001: Odissea nello spazio (1968), comincia un lento declino che la vede passare da una proprietà all’altra, tra cui una cordata di imprenditori italiani (capitanata dai finanzieri Giancarlo Parretti e Florio Fiorini) subentrati all’inizio degli anni Novanta. Nell’aprile 2005 la MGM entra nell’orbita della multinazionale giapponese dell’elettronica Sony, trasformandosi in MGM Holdings. Nel logo attuale compare Leo, la mascotte più longeva della compagnia, in uso dal 1957. I successi più recenti sono legati alla trilogia de Lo Hobbit (2012-2014), tratta dall’omonimo romanzo fantasy di Tolkien e antefatto del più noto capolavoro fantasy “Il Signore degli Anelli”.
1971 – I Rolling Stones pubblicano in Gran Bretagna il singolo Brown Sugar che in poche settimane raggiunge i primi posti delle classifiche musicali nazionali e internazionali.
1977 – L’Apple II viene presentato al pubblico durante il primo West Coast Computer Faire.

Nati in questo giorno
Papa Benedetto XVI – Primo Papa emerito nella storia del Cattolicesimo, con le sue dimissioni ha dato avvio a una profonda rivoluzione nella Chiesa. Tedesco di Marktl, piccolo comune della Baviera, Joseph Aloisius Ratzinger entra, dodicenne, in seminario e due anni più tardi viene arruolato per legge nella “Gioventù hitleriana”, riuscendo nello scopo di non prendervi parte senza subire sanzioni. Richiamato nell’esercito durante la Seconda guerra mondiale, non prende parte a scontri armati e in seguito diserta, scampando alla fucilazione grazie all’aiuto di un sergente. Laureatosi in filosofia e teologia all’Università Ludwig Maximilian, nel 1951 è ordinato sacerdote e si vede assegnate diverse cattedre in prestigiosi atenei. La fama di teologo gli spalanca le porte del Concilio Vaticano II nel 1962, dove sostiene le proprie posizioni riformatrici. Fondatore nel 1972 della rivista teologica Communio, oggi pubblicata in diciassette lingue, cinque anni dopo viene nominato cardinale da Paolo VI. Presente nel conclave per le elezioni di papa Luciani e Giovanni Paolo II, da quest’ultimo nel 1981 è nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, incarico che ricopre per 25 anni, fino al 19 aprile 2005, data della sua elezione al soglio pontificio, quale duecentosessantaquattresimo successore di Pietro. La scelta del nome non è casuale, richiamandosi a Benedetto XV, chiamato a guidare la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale, e a San Benedetto da Norcia, molto venerato nella sua Baviera. Il pontificato inizia in uno dei momenti più bui della massima istituzione cattolica, attraversata da scandali finanziari (legati in primis allo IOR) e di natura sessuale (il fenomeno dei preti pedofili); sul piano dottrinario il suo avvento segna un rafforzamento della fede rispetto alle spinte estreme (dai lefebvriani ai teologi della liberazione), che lo porta, nella celebre lectio magistralis di Ratisbona, a scontrarsi con il mondo islamico. La levatura di fine teologo si esprime in questi anni con tre encicliche che lasciano il segno, in particolare Deus caritas est (Dio è amore) del 2006. Provato nel fisico, l’11 febbraio del 2013 arriva l’inattesa rinuncia che scuote l’opinione pubblica mondiale, cambiando il corso della millenaria storia della Chiesa. Assunta la carica di Papa emerito, nel marzo 2013 riceve a Castel Gandolfo il suo successore, Francesco, in quello che passa alla storia come il primo incontro tra due pontefici. Compie 95 anni.
Charlie Chaplin (1889/1977) – È con lui che è nato il mito del cinema e con i suoi film ha raggiunto, probabilmente, la forma poetica più alta. Nato a Londra, Sir Charles Spencer Chaplin era figlio d’arte e grazie alla madre si appassionò al canto e alla recitazione, iniziando ad esibirsi con lei, a teatro, a soli cinque anni. Dopo varie esperienze entrò nella compagnia di Fred Karno, straordinaria palestra di talenti del calibro di Stan Laurel (lo Stanlio nel celebre duo comico con Ollio), dove si fece apprezzare per le sue pantomime, tra cui quella dell’ubriaco elegante. Sbarcato negli Stati Uniti nel 1910 al seguito della compagnia, le sue gag acrobatiche entusiasmarono il pubblico, catturando l’attenzione di diversi impresari. Scritturato dalla Keystone, nel 1914 debuttò sul grande schermo con Per guadagnarsi la vita, cortometraggio in cui impersonava un aspirante giornalista a caccia di scoop. Insoddisfatto della performance, Chaplin andò alla ricerca di qualcosa di originale, che gli consentisse di esprimere la verve comica e la formidabile mimica di cui era capace. Un pomeriggio entrò nei camerini e ne uscì vestito alla bell’e meglio, mischiando taglie diverse e applicandosi un ciuffetto di baffi finti. Nacque così la maschera di Charlot, che portò per la prima volta sullo schermo in Charlot si distingue. Con il linguaggio del corpo e il ritmo frenetico dell’azione, ripresi dall’attore francese Max Linder, divenne la grande star del muto, recitando in oltre 70 pellicole, lasciando vere e proprie opere d’arte con Il monello, La febbre dell’oro, Luci della città, Tempi moderni e Il grande dittatore (il suo primo film completamente sonoro). Una parabola artistica senza precedenti, che si completò con l’assegnazione dei due Oscar alla carriera, l’ultimo nel 1972, motivato «per aver fatto delle immagini in movimento una forma d’arte del Ventesimo secolo» e salutato dalla più lunga ovazione nella storia dell’Academy Awards. Ricevutone un terzo “retroattivo” per la colonna sonora di “Luci della ribalta” nel 1973, quattro anni più tardi, la notte di Natale, si spense nella sua residenza svizzera.

Eventi sportivi
1990 – Bordin vince la maratona di Boston. A due anni dall’oro nella maratona dei Giochi Olimpici di Seul, Gelindo Bordin vince, con una gara in rimonta, la prestigiosa maratona di Boston, la più antica con cadenza annuale (si corre dal 1897). Bordin è l’unico campione olimpico a vincere la maratona di Boston, stabilendo il proprio primato personale con 2 ore 8 minuti e 19 secondi, ancora oggi quarto tempo italiano di sempre. Fatta eccezione per il sudcoreano Lee Bong-Ju, che vince nel 2001, Bordin è l’ultimo vincitore non africano. Difatti, dopo di lui e fino al 2013, solo atleti del Kenya e tre etiopi. Nel 2014 è uno statunitense a tagliare per primo il traguardo, ma nei due anni successivi arrivano primi atleti etiopi.

Proverbio/Citazione
Aprile, esce la vecchia dal covile; e la giovane non vuole uscire.
“La più triste delle cose che possa immaginare è abituarmi al lusso”Charlie Chaplin