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E’ mancato il buschese don Michelangelo Aimar, una vita a servizio dei “Kameños” in Bolivia

Da 44 anni era missionario nella Comunità Salesiana di Kami (Cochabamba)

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Don Michelangelo Aimar è mancato nella mattina di ieri, domenica 10 aprile, a San Vitale di Busca frazione dove era nato 76 anni fa.

Don Michelangelo era missionario in Bolivia dal 1977, era parte della Comunità Salesiana di Kami (Cochabamba), ha dedicato la sua vita al servizio dei “Kameños”.

Nato nel 1945, da padre argentino e madre italiana, fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1975.

Si raccontava all’ANS (Agenzia iNfo Salesiana) così: “Ho vissuto un’infanzia festosa, in una famiglia numerosa. Quando avevo cinque anni, il fratello minore di mio padre tornò dalla Colombia, dove era stato ordinato sacerdote salesiano. Mi fece una tale impressione che anch’io volevo essere come lui, anche se all’epoca non capivo bene cosa volesse dire. Quando avevo 11 anni, uno dei miei fratelli decise di entrare nella casa di formazione salesiana e, su mia richiesta, mio padre scrisse al direttore perché potessi entrare anch’io. Il 16 agosto 1964 ho emesso la mia prima professione religiosa come salesiano di Don Bosco, nelle mani del quinto successore di Don Bosco.

Ricco di particolari il racconto di don Michelangelo sui primi giorni in Bolivia: “Il 20 novembre giungemmo a Santa Cruz, dove passammo una settimana nella casa di San Carlos, una missione tenuta da salesiani venuti dall’ispettoria del Veneto con un gemellaggio cominciato alcuni anni prima di noi: fu il primo affascinante incontro con la Bolivia. A fine novembre giungemmo a Cochabamba, dove ci accolse il Padre Carlo Longo, attuale ispettore, il Padre Lino Ferrari, attuale maestro dei novizi, e la Madre Luisa che con gioia immensa vedeva realizzarsi le sue preghiere. Nel collegio di Fatima in Cochabamba iniziammo a studiare spagnolo: Carlo Longo insegnante di conversazione e Lino Ferrari di grammatica. Intanto venimmo a conoscenza che a Kami stava lavorando un sacerdote italiano del gruppo delle diocesi di Bergamo, mancava il Vescovo, mancava l’ispettore che stava partecipando al capitolo generale, si cercava di temporeggiare, ma don Borello, il “divino impaziente”, voleva andare a Kami. E così il giorno 6 dicembre alle 8 del mattino, partimmo alla volta di Kami, il 7 visitammo Indipendencia, una parrocchia confinante con quella di Kami e l’8 dicembre 1977 celebrammo in Kami la prima Messa. Dopo questi giorni dovemmo viaggiare alla capitale La Paz, per fare i documenti per il soggiorno indefinito, e tornammo ai primi di gennaio: il giorno 8 dello stesso mese il Vescovo di Cochabamba, mons. Armando Gutierrez, consegna ufficialmente, davanti ad una bella rappresentanza di Kami, la parrocchia ai Salesiani“.

I primi sette anni a Kami sono caratterizzati dall’impegno di costruire strutture per migliorare l’ambiente di Kami, in particolare don Michelangelo gira per le montagne per avere una conoscenza geografica della parrocchia, specialmente per quel che riguarda le comunità del campo: nella zona Quechua e Aymara. I catechisti si accorgono che ci sono preti disponibili e iniziano a chiedere visite, catechesi, battesimi.

Il lavoro si moltiplica, aumenta e si vede la necessità di chiedere aiuto all’ispettoria perché mandi altre persone. Nei primi anni ’80 i salesiani saranno impegnati in tre direzioni ben chiare: costruzione di strutture, catechesi itinerante nel campo e ricerca di collaboratori religiosi e laici. Tanti i progetti portati avanti in questi 45 anni progetti sanitari, installazione macchine per la lavorazione del minerale, si pensa alla scuola e all’individuare sorgenti di acqua potabile e ancora la falegnameria, il laboratorio del ferro battuto, artigianato dei maglioni e prodotti locali, progetti tutti intesi a valorizzare le tecniche di artigianato che sono vive.

Negli anni don Michelangelo diventato vicario della comunità , continua il suo lavoro nel campo nella zona Quechua: ormai ottimo Quechuista è un punto di riferimento per tutta la gente che lo conosce e ha in lui gran confidenza: anche in Kami, fra i minatori, gode di una grande fiducia. Nel 1983 ha fondato anche Radio Don Bosco con l’obiettivo di superare isolamenti e norme in cui vivono le comunità campesine: vuol essere l’elemento di unione, il giornalino, di famiglia di tutte le iniziative parrocchiali, comunitarie, dei minatori. Attraverso programmi appositi è anche elemento per valorizzare la cultura e le tradizioni di parecchie comunità.

In questi 45 anni, compatibilmente con gli impegni in comunità tornava in Italia dalla sua famiglia cui era molto legato e in queste occasioni si metteva sempre al servizio della comunità parrocchiale di San Vitale. Altre volte erano stati i nipoti a fargli visita in Bolivia.

Da poco più di un anno lottava contro la malattia. Era tornato nella “sua” Kami nell’estate 2021 e a novembre il rientro in Italia per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

In queste ore diverse attestazioni di stima sono state affidate ai social. Scrive Breny Ugarte: “Persona onorevole, degna rappresentante di lotta, coraggio, onore e solidarietà, molte esperienze percorrono la mia memoria e mi trasferiscono in quei momenti magici che abbiamo avuto la gioia di condividere… aneddoti e insegnamenti che dureranno nella mia vita, ci mancherà con gratitudine.” E ancora Ines Gonzales Salas: “La mia vita si sta popolando di assenze. Se n’è andato il mio caro Padre Michelangelo Aimar uomo semplice e sempre ottimista. Erboliano nel cuore, ci ha dato forza nei momenti più critici”.

Don Michelangelo lascia il fratello Natale, le sorelle Vittoria, Assunta e Agnese con le rispettive famiglie a cui si unisce la famiglia salesiana di Kami e l’Ispettoria di Cochabamba.

Questa sera, lunedì 11 aprile, alle ore 20, nella parrocchia di San Vitale sarà recitato il rosario. Nella stessa chiesa domani, martedì 12 aprile, alle ore 15.

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