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Peveragno e i suoi 30 martiri: “Tempo ci toglie testimoni diretti, a noi mantenere la memoria” foto

In mattinata la commemorazione nella piazza dedicata alle vittime che il 10 gennaio 1944 caddero per mano nazista. Il sindaco Paolo Renaudi ribadisce l'importanza della lapide, dei morti, dell'avere vissuto una guerra e del ricordo da trasmettere alle nuove e future generazioni. Poi si appella ai rappresentanti delle istituzioni affinchè operino bene per fare sì che la popolazione non ricorra a "facili scorciatoie" che portano a regimi come comunismo, fascismo e nazismo. E attacca un certo modo di fare politica: "un'intera classe che pensa che la denuncia sia un'arma politica da utilizzare". Ce n'è anche per la magistratura e quella "ristretta parte che pensa che l'utilizzo delle indagini sia un modo per fare politica"

Peveragno. Nella mattinata di oggi (domenica 9 gennaio) si è svolta la cerimonia di commemorazione delle 30 persone la cui vita venne brutalmente interrotta dalla follia nazista il 10 gennaio 1944. Come consuetudine il corteo è partito intorno alle 9.30 da piazza Pietro Toselli per raggiungere piazza XXX Martiri (in cui la maggior parte delle vittime perse la vita) dove si è tenuto il momento commemorativo. Presenti molte autorità tra cui Marco Perosino (senatore della repubblica e sindaco di Priocca), Flavio Gastaldi (deputato e sindaco di Genola), Franco Graglia (vicepresidente del consiglio della Regione Piemonte), Matteo Gagliasso (consigliere Regione Piemonte), Claudio Baudino (sindaco di Chiusa di Pesio), Bruno Viale (sindaco di Roaschia), Marco Turco (sindaco di Pianfei), Patrizia Manassero (vicesindaco di Cuneo) ed Enrica Di Ielsi (assessora del Comune di Boves). Presente anche Chiara Bosonetto, voce dei Gai Saber, che in conclusione ha letto una poesia sulla pagina più nera della storia peveragnese scritta nel 2010 dall’allora ragazzino Giorgio Gola.

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Dopo la lettura dei nomi dei 30 martiri, introdotto dalla sua vice e assessore alla cultura e manifestazioni Vilma Ghigo, il sindaco Paolo Renaudi ha omaggiato i caduti di fronte al cippo che ne riporta le identità ed ha preso la parola. “Il 10 gennaio è un giorno che è una ferita sempre presente nella comunità peveragnese – ha detto il primo cittadino peveragnese. – Il tempo col suo inesorabile cammino ci priva della testimonianza diretta di chi questo evento l’ha vissuto in prima persona e la mancanza di questa testimonianza diretta piano piano fa si che toccherà a noi nel tempo tramandare il racconto di quello che è successo qui e ammonire sul significato di questa lapide, di questi morti e di cosa vuol dire aver vissuto una guerra. Lo dobbiamo fare, non sarà facile e dovremo stare attenti affinchè questo momento non diventi solamente una cerimonia sterile che si ripete ogni anno, ma che sia qualcosa che ci serve e che ci aiuta a non cadere di nuovo nello stesso errore”.

“Democrazia e libertà – ha aggiunto Renaudi – non cadono dal cielo, ma sono cose che dobbiamo conquistare faticando. Tutti i giorni dobbiamo impegnarci per permettere che si continui a vivere all’interno di un contesto democratico e di libertà come quello attuale. E non è facile. Per poter continuare in questo modo dobbiamo lavorare tutti insieme, devono lavorare i cittadini in prima persona e ci sono tante persone che lo fanno. L’impegno civile di ognuno di noi è quello che fa sì che la democrazia sia partecipata e vissuta da tanta gente e non sia qualcosa che è dato in gestione a pochi perchè troppe volte si sente dire “a me non interessa”, una cosa pericolosissima perchè quando i cittadini abbandonano l’interesse per la vita pubblica rischiamo di lasciare in mano a pochi e alle minoranze il governo delle cose e troppo spesso nella storia dell’uomo minoranze sono state arroganti, tracotanti, prepotenti. Nel 1917 persone che avevano fame sono finite in mano a una piccola minoranza come i bolscevichi che hanno fatto nascere un regime, un sistema tra i peggiori della storia dell’umanità come il comunismo ovvero un sistema che ancora oggi avvelena e rallenta il progresso di una certa parte del pianeta e dell’umanità. Nel 1922 i fascisti erano in minoranza, ma con violenza e prepotenza presero il potere. Stessa cosa, qualche anno dopo, fecero i nazisti in Germania. In entrambi questi ultimi due casi c’erano Parlamento e istituzioni che non sono state in grado di garantire la continuità di una vita democratica, così alla fine la maggioranza si è girata dall’altra parte e ha detto ‘lasciamo fare’. E’ stato l’inizio della fine che ha portato a questi frutti terribili. Le istituzioni devono lavorare affinchè i cittadini le sentano vicine perchè se le istituzioni non vengono ritenute utili e necesssarie la scorciatoia è facile e ci si affiderà all’uomo forte, alla dittatura e in questi casi si sa come si inizia ma purtroppo non si sa come finisce”.

Il sindaco di Peveragno attacca anche un certo modo di fare politica votato alla denuncia e una parte di magistratura, a suo dire, politicizzata: “Su 100 sindaci che vengono indagati e denunciati, tre vengono condannati – ha spiegato Renaudi. – Ciò vuol dire che c’è un’intera classe politica che pensa che la denuncia sia un’arma politica da utilizzare e c’è anche purtroppo una ristretta parte di magistratura che pensa che l’utilizzo delle indagini sia un modo per fare politica. Ciò getta discredito sulle istituzioni perchè le istituzioni vengono utilizzate a sproposito. Troppo spesso utilizziamo le istituzioni per fine politico e non per servire la gente e questa è una cosa che apre le porte alle scorciatoie e noi non dobbiamo permettercelo. Per rispetto a queste vittime, perchè il loro sangue non sia stato versato inutilmente dobbiamo continuare a impegnarci e lo dobbiamo fare anche e soprattutto per i nostri figli e discendenti che meritano un futuro di pace e di opportunità. Glielo dobbiamo e soltanto lavorando tutti insieme, impegnandoci tutti, potremo garantire ai nostri ragazzi un futuro più sereno”.