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Bongioanni sulla violenza contro le donne: “Prevenzione e pene severe per chi la commette”

Il capogruppo di Fratelli d'Italia al Consiglio Regionale, ha espresso in una nota il suo punto di vista riguardo a quanto necessario fare per placare una volta per tutte la più insopportabile piaga delle società occidentali.

Paolo Bongioanni, presidente del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, in occasione della seduta del Consiglio regionale del Piemonte di ieri è intervenuto sulla tematica della violenza sulle donne, a cui è da anni dedicata a livello internazionale la giornata del 25 novembre. Queste sono state le parole del consigliere: “La violenza sulle donne rappresenta uno degli atti più orribili e quindi è necessario fare in modo non solo di condannare in modo severissimo chi si macchia di queste infamità, ma anche prevenire le violenze, sostenendo attivamente il ruolo delle donne nella società e riconoscendo sempre di più equità tra i sessi in ogni campo della vita, dal lavoro alle istituzioni, cosa che è in essere”.

È chiaro, ha poi aggiunto Bongioanni, che “per rimuovere il terreno dove si annida il rischio di atti violenti contro le donne non bastano solo azioni, tra l’altro giuste e condivisibili, come la parità di genere salariale o inasprire le pene per chi commette questi atti ma è necessario instaurare una cultura nuova, che porti ad un maggior rispetto verso le donne, e, in questo senso è molto interessante, l’esempio di alcuni Comuni che hanno istituito, anche durante le fasi difficili della pandemia, degli assessorati alla gentilezza o degli assessorati alla solitudine, che sono proprio due dei concetti fondamentali per partire da un contrasto alla violenza contro le donne. La gentilezza, infatti, è uno dei migliori antidoti contro ogni forma di sopraffazione, sia fisica che verbale”.

Purtroppo, però, “in diverse parti del mondo non libero esistono regimi dove le donne vengono trattate in modo indegno e a chi, come è capitato qualche mese fa, diceva che si doveva trattare con questi regimi, rispondo che il dialogo è parte essenziale della politica, ma solo se si ha a che fare con persone civili. Chi fa violenza o violenta una donna o la ritiene ‘un essere inferiore’ non è una persona civile e quindi non è pensabile averci un dialogo costruttivo. Verso tutte le donne del mondo che, vivono sotto questi regimi, abbiamo il dovere di essere solidali e di non girarci sempre dall’altra parte solo per strategie geopolitiche”.

In ultimo, da presidente della Sesta Commissione regionale che ha fra le sue materie anche lo sport, Bongioanni ha asserito: “Non posso non ricordare il dramma delle atlete dell’Afghanistan, Paese martoriato da conflitti sanguinosi per oltre un quarto di secolo e che oggi si trova sotto il brutale e violento regime dei talebani, un covo di sanguinari. L’Occidente, se ha ancora dei valori, deve dimostrarli non solo all’interno dei propri confini, ma anche all’esterno, e dobbiamo ricordare in questa sede le sportive vittime di quel regime, che ritiene le donne esseri inferiori alle quali lo sport è vietato, al punto da uccidere e persino decapitare un’atleta della squadra di pallavolo femminile, che come ‘unica colpa’ aveva solo quella di inseguire un sogno, il sogno più genuino e bello: giocare da pallavolista professionista. Un mondo civile rispetta le donne con pari diritti e doveri e solo quando questo assioma diventerà realtà, in tutte le parti del mondo, allora e solo allora si potrà dire che avremo raggiunto l’obiettivo di cui discutiamo oggi”.