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Esiste un fattore “donna”, ma nella vita, come nel lavoro, devono essere capacità e competenze a fare la differenza

Interessanti spunti di riflessione alla convention di sistema 2021 della Confcommercio provinciale svoltasi a Saluzzo

“Non deve essere il genere, ma il merito, a decidere se sia un uomo o una donna a guidare un’impresa o ad occupare posizioni apicali a livello di rappresentanza in tutti gli ambiti, dalla politica alla finanza. Ce lo insegna lo sport, capace di garantire pari opportunità e parità di genere, da cui possiamo prendere esempio affinché la stessa equità venga garantita ogni giorno e in tutti gli ambiti, anche nella nostra società civile. Un impegno morale che ci prendiamo prima di tutto nei confronti di tutte le donne che appartengono alla nostra associazione”. Sono alcuni dei passaggi della relazione del presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della provincia di Cuneo, Luca Chiapella, che ha aperto oggi – venerdì 1° ottobre, ndr – a Saluzzo la quarta edizione della Convention di Sistema 2021, dal titolo “Leadership e autorevolezza. Singolari femminili. Il genere fa la differenza?”. Svoltasi presso l’Antico Palazzo Comunale, l’appuntamento ha fornito interessanti spunti di riflessione sul fattore “donna” grazie soprattutto agli interventi delle tre donne ospiti, un’imprenditrice, una musicista e una manager sportiva, che sono state chiamate a confrontarsi e a portare la loro testimonianza a partire proprio dal tema della convention, conclusasi con l’intervento sul palco del pilota paraplegico Nicola Dutto.

“La parità di genere purtroppo esiste più che altro nelle intenzioni, dando per scontato che siano sempre buone e disinteressate – ha aggiunto Luca Chiapella -. Ma noi tutti sappiamo che non sono le ‘quote rosa’ a risolvere una problematica che ha profonde e lontane radici culturali. Guardando al mondo dell’impresa, i divari di genere non si sono ancora ridotti di molto a livello mondiale e anche a livello nazionale e locale le criticità non mancano, per quanto meno sistemiche e in più rapida evoluzione”.

Secondo alcuni dati, in Italia le imprese femminili sono il 22% del totale delle aziende esistenti. Una cifra che vale in numeri più di un milione e trecentomila Partite Iva. In provincia di Cuneo il dato percentuale è anche più alto, dal momento che le oltre 15mila imprese femminili rappresentano il 22,6% del totale. Una cifra ancora più significativa se rapportata a quella delle altre provincie piemontesi, dove le imprese femminili sono in numero inferiore alla media nazionale. “Altro dato significativo – ha proseguito Chiapella – è che oltre ad essere numericamente inferiori, le imprese femminili in Italia hanno mediamente dimensioni più piccole rispetto a quelle maschili, come dimostra il fatto che in provincia di Cuneo otto imprese femminili su dieci sono ditte individuali. Ma alla forte prevalenza femminile nei comparti del commercio, soprattutto nei negozi di vicinato e nel settore turistico, fa da contraltare la risicata presenza di imprese femminili in ambito industriale o artigianale, due comparti che insieme a quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche, registra un trend di crescita maggiore rispetto alle imprese maschili”.

A numeri e statistiche sono seguite alcune domande lanciate sempre dal presidente Chiapella, quesiti che hanno fornito spunti per una tavola rotonda che ha visto confrontarsi Elena Foi, key account e problem solving per O.A.C. (Offroad Adventure Crew), Fabiana Noro pianista e maestro del Coro Polifonico di Ruda Italian Male Choir e Valentina Picca Bianchi, fondatrice Whitericevimenti e presidente nazionale Donne Imprenditrici di Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi).

Al termine della convention è salito sul palco il motociclista Nicola Dutto, marito di Elena Foi, manager del pilota, costretto su una carrozzina a causa di un incidente in gara. Alla platea ha lasciato la sua testimonianza per mettere in luce come soprattutto lo sport sia riuscito ad abbattere le differenze di genere garantendo a uomini e donne di gareggiare allo stesso modo nelle medesime discipline, superando anche quei limiti fisici che impediscono agli atleti paraplegici di poter gareggiare alla pari dei colleghi normodotati.