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Beinette, domani chiude la mostra omaggio al beinettese Livio Politano foto

L'artista non si risparmia: segue tutto e tutti, ad ognuno qualcosa ha da dire, senza banalità. La voce è bassa, di persona ormai «giovanile», ma si sente in tutto il locale... Ricorda le sue esposizioni nazionali ed internazionali (come quella, apprezzatissima, di Vienna, o quella, visitata pochissimo, ad inizio anni Ottanta, a Budapest, «oltre cortina»)...

Beinette. Non son mai mancati i visitatori, dalla inaugurazione di sabato 25 settembre, alla «esposizione antologica» dell’artista beinettese Livio Politano, «I colori e le forme dell’urbanità perduta», nel suo paese, nella Sala polivalente comunale «Olivetti», in Via Gauberti 17, ex bocciofila. Sarà ancora visitabile, da non perdere, sin a questa domenica 17 ottobre, venerdì, sabato e domenica, dalle 16 alle 19, con ingresso libero e «Green Pass» («Certificato Verde» COVID).
Una novantina son le opere esposte, oltre settantina delle quali quadri (ad olio su tela o tavola), selezionati dal noto critico cuneese Enrico Perotto, con una organizzazione a cura di Comune ed Associazione «AttivaMente», coordinata dalla consigliera Miranda Bongiovanni (presenza costante nella sala) e dall’assessore e vicesindaco Bruno Bertone. È una delle prime volte che la «Sala Agnelli», polivalente, ma usata soprattutto per incontri, proiezioni, concerti (prima della pandemia), ospita iniziative espositive. Sicuramente la prima in cui ne affronta una di tal livello. La massima cura è stata posta nell’allestimento, sin al «tulle» lungo tutto il percorso, ad evocare le nuvole su cui le «Cittadelle» di Politano, affascinato dalle architetture, paion affondare le fondamenta, emergere (ve ne son anche «modellini»)…
Son «fortezze», ma «aperte», lanciate verso la luce, verso il futuro, il soggetto preferito dall’artista negli ultimi anni, prima del «virus». Ora, sorridendo, ad ottantaquattro anni, confessa di aver deciso di dedicarsi del tutto al «sogno», di prendersi la «libertà di sognare», in un contesto, di questi ultimi mesi che più spesso ha portato fatto sprofondare in «incubi»… Non è tipo da viver tutta la vita di «Piazze metafisiche», ama «variare», trovar qualcosa di nuovo… Nelle sue ricerche, come spesso capita, le forme figurative tendono a scomparire, dissolversi nel colore, ma restano presenti (e riaffiorano tratteggiano un «doge», una «lepre», figure femminili, soggetto che uomo mai trascura)…
Figlio di titolari di trattoria, studente di «economia e commercio», senza alcun dubbio è stata la sua scelta «artistica», cresciuta nel vivace mondo torinese del dopoguerra (anni Sessanta) e nel grande «saper vivere» (e «sapersi vendere») romano (ama raccontare del locale dove gli artisti mangiavano gratis facendo un semplice disegno sul tovagliolo che, poi, il titolare vendeva)…
«Sezione» introduttiva, di efficaci «matite», ritratti, ricorda i tanti «incontri» e le frequentazioni di quegli anni, da Alberto Moravia a Norma Fantino.
Livio Politano non si risparmia: segue tutto e tutti, ad ognuno qualcosa ha da dire, senza banalità. La voce è bassa, di persona ormai «giovanile», ma si sente in tutto il locale… Ricorda le sue esposizioni nazionali ed internazionali (come quella, apprezzatissima, di Vienna, o quella, visitata pochissimo, ad inizio anni Ottanta, a Budapest, «oltre cortina»)…