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“Grazie alla Terapia Intensiva del Santa Croce per aver salvato la vita a mio papà”

L'esperienza di una nostra lettrice accanto al genitore malato di Covid: "Dopo l’esperienza che ho vissuto in prima persona voglio testimoniare con quanto coraggio i medici e gli infermieri sfidano questo nemico invisibile! Sopportano per ore e ore una vestizione estenuante e lottano, lottano per salvare vite, indipendentemente dall’età del malato, con ogni mezzo a loro disposizione e soffrono, soffrono di fronte alle inevitabili sconfitte"

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Egregio Direttore,

Le chiedo un po’ di spazio per raccontarvi la mia esperienza “Covid”. A fine luglio i miei genitori, ultraottantenni, risultano positivi al tampone SARS-COVID-19; non volevano vaccinarsi ed a fatica li avevo convinti ma l’infezione è arrivata proprio pochi giorni prima dell’appuntamento al Centro Vaccinale.

Inizialmente vengono isolati presso la propria abitazioni e curati a domicilio, con assistenza prevalentemente telefonica. Dopo pochi giorni per mio papà la situazione si aggrava notevolmente, viene trasferito al Carle di Cuneo dove riceve le prime cure per essere, poco dopo, trasferito al Santa Croce di Cuneo in terapia intensiva.

Qui i medici mi illustrano un quadro clinico disperato: solo il 20% dei polmoni di mio papà è ancora funzionante. Inizia così il calvario di mio papà. In questi casi non sono possibili le visite, tuttavia veniamo costantemente informati sul percorso in atto che risulta essere la descrizione di un paziente sedato e sottoposto a respirazione artificiale.

La situazione non migliora, anzi, si aggrava e mi autorizzano a fargli visita per un ultimo saluto… chiedo al cappellano Don Aldo l’impartizione dell’estrema unzione. Non so come dirlo a mia madre che nel frattempo è stata ricoverata a Saluzzo nel reparto Covid. Ho visto più volte, sui social e in tv, l’immagine di un paziente sottoposto a ossigenoterapia… è impressionante; ma viverlo in prima persona… è sconvolgente!

Non sento più la sua voce, seguo con le lacrime il suo respiro guidato, accarezzo le sue braccia e le sue mani fredde, ascolto i bip dei monitor che scandiscono il tempo; tempo che in quel momento pare essersi improvvisamente fermato e prego Dio con tutte le forze che mi rimangono.

Allo scadere del tempo dato a disposizione mi invitano ad uscire. Qui mi attende l’anestesista, data l’imbragatura, ne scorgo solo lo sguardo e, con quella delicatezza che non trova parole per essere descritta, mi espone il quadro disperato della situazione aggiungendo che tenteranno ancora un’ultima possibilità, alla quale però non dà speranza … Mi garantisce che non soffrirà … Prego Dio perché possano fare l’impossibile.

Il possibile ed anche l’impossibile viene fatto e mio papà, 86 anni, contro ogni previsione, reagisce; oggi è a casa insieme a mamma; il loro recupero sarà lungo e difficile, i postumi del Covid sono devastanti ma almeno sono tornati a casa!

Dopo l’esperienza che ho vissuto in prima persona voglio testimoniare con quanto coraggio i medici e gli infermieri sfidano questo nemico invisibile! Sopportano per ore e ore una vestizione estenuante e lottano… lottano per salvare vite, indipendentemente dall’età del malato, con ogni mezzo a loro disposizione e soffrono…soffrono di fronte alle inevitabili sconfitte.

L’umanità, la professionalità, il tempo dedicatomi senza fretta, per rispondere alle mie insistenti domande sul decorso della malattia di mio papà, rimarranno per sempre impressi nella mia mente, ancora e soprattutto GRAZIE per avergli salvato miracolosamente la Vita.

Invito tutti a riflettere sulla necessità di vaccinarsi per aiutare i medici a vincere questa sfida e per aiutare noi stessi a non soffrire più. La Vita è un dono, non dimentichiamocelo mai, aiutiamo chi è qui per aiutarci.

A tutti i medici ed a tutto il personale sanitario del reparto di Terapia Intensiva di Cuneo il mio semplice Grazie.

 

Laura Blua

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