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Grande successo per la tappa parigina del documentario “Bogre” di Fredo Valla

Si è tenuta martedì scorso alle 19.30 al Cinema L’Entrepôt la prima tappa estera del nuovo film del regista e sceneggiatore di Ostana sulla secolareemigrazione di Catari dalla Bulgaria alle valli occitane.

“Bogre”, l’ultimo film documentario del regista e sceneggiatore di Ostana Fredo Valla, è approdato a Parigi. Dopo il debutto torinese e le diverse date nel cuneese, infatti il documentario sui flussi migratori dei Catari e dei Bogomili dell’Europa orientale, giunti fino alle valli occitane, ha incominciato il suo tour europeo, che porterà il regista in alcune delle più importanti città del vecchio continente.

La tournée è cominciata lo scorso martedì alle 19.30, quando “Bogre” è stato proiettato al Cinema L’Entrepôt di Parigi, dopo l’incontro con il regista all’Istituto Italiano di Cultura di lunedì. Dopo questo evento il film sarà protagonista a Oulx, in Val Susa, per la Fiera Franca il 2 ottobre e ritornerà nella Granda il 9 ottobre, con la proiezione al Cinema Monviso di Cuneo curata dall’Istituto Storico della Resistenza.

Dopodiché il documentario riprenderà il proprio viaggio in giro per l’Europa con le tappe di Sarajevo (23 ottobre), importantissima soprattutto perchè la capitale della Bosnia è uno dei luoghi dove è stato girato il film di Valla (insieme alla Bulgaria e all’Occitania), di Baziers, Barcellona e Lleida, città catalana dove si chiuderà la tournée il prossimo 3 dicembre. Un percorso indissolubilmente legato alle tappe della migrazione dei protagonisti del film di Valla, che nei secoli scorsi partirono dalla Bulgaria per attraversare i Balcani, il Nord Italia e le valli occitane fino a raggiungere la Catalogna.

Il film, che ha avuto un ottimo successo di critica, è stato girato e recitato in italiano, francese, bulgaro, bosniaco e occitano. Il termine Bogre è letteralmente la traduzione di Bulgaro in occitano, ma nel linguaggio corrente e popolare dei popoli occitani ha assunto ben presto l’accezione dispregiativa di “Tonto”, “Babbeo”, a dimostrazione dei pregiudizi razziali che hanno accompagnato fin dalle origini le migrazioni di queste popolazioni.