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Comitato di quartiere Cuneo Centro: “Non è rimuovendo qualche panchina che si risolvono i problemi”

Il Comitato, che nella richiesta di rimozione delle panchine in Via Pellico si era fatto portavoce delle attività commerciali, ritiene che i gravi problemi della zona di Corso Giolitti-Stazione si debbano risolvere con politiche differenti, senza "ghettizzare tutti i problemi della città in un unico quartiere".

Cuneo. A seguito del provvedimento sperimentale preso dall’Amministrazione la scorsa settimana, quando, su proposta del Comitato di Quartiere Cuneo Centro, in Via Silvio Pellico sono state rimosse alcune panchine limitrofe a negozi alimentari autorizzati alla vendita di alcolici, dove spesso alcune persone bivaccavano consumando bevande e indebolendo conseguentemente i bar e i locali della zona, lo stesso Comitato ha voluto precisare come la situazione nel quartiere sia molto più complessa, confrontandola anche con la gestione di altre zone della città.

Scrivono gli esponenti del Comitato in una nuova nota: Panchina sì, panchina no.I recenti eventi, che hanno portato alla rimozione delle panchine di via Silvio Pellico, sono solo gli ultimi in ordine temporale rispetto ad una serie lunga di episodi che si sono verificati nel corso degli anni. Non abbiamo mai condiviso la rimozione delle panchine, ma trasmesso la richiesta di residenti e commercianti. Condividiamo piuttosto il malessere e l’esasperazione di chi abita in quella zona. Ma certo è, e credo sia chiaro ed evidente a tutti, che non è attraverso la rimozione di qualche panchina che si risolve il problema.

L’isolato è caratterizzato dalla presenza quasi esclusiva di attività commerciali “etniche”, di cui 4 minimarket con licenza per alcolici e dalla vicinanza con la stazione ferroviaria dotata di giardino nella sua adiacenza. Questo determina una concentrazione nelle varie ore della giornata di gruppi di persone che consumano bevande nei marciapiedi adiacenti, espletano i bisogni fisiologici per strada; si aggiungono le concentrazioni nelle ore serali e notturne in alcuni locali che rendono alcune notti insonni, principalmente quelle estive. Le risse, lo spaccio di droga, la presenza di persone che eccedono nel consumo di alcol completano la miscela che ha modificato negli ultimi anni il volto di questa parte della città.

Di per sé, l’apertura di nuove attività commerciali e la presenza di punti di ritrovo delle persone è da considerarsi positiva per i quartieri e le città, è indice di vitalità economica e sociale; incremento dei benefici economici (affitti, posti di lavoro, imposte ecc), offerta di nuovi servizi per i residenti (proposte gastronomiche, negozi di vicinato, ecc), confronto con altre culture per reciproco accrescimento. Vi è dunque un circolo virtuoso che si genera e si potrebbe generare.

La presenza di “migranti” che molte volte viene presentata come la causa di questo malessere è da considerarsi marginale, poiché la maggior parte di queste persone sono lavoratori di molteplici nazionalità, tra cui molti italiani, che terminato il lavoro si incontrano per passare qualche momento insieme. Sono persone che con fatica e sacrificio cercano un futuro migliore per sé e per le loro famiglie lontano dai loro paesi di origine, abbandonati per guerra o per fame o per mancanza di libertà.

Quello che manca è una politica incisiva di integrazione ed inserimento della parte sana di questa realtà. Un’azione che serva anche per allontanare ed isolare quei fenomeni di delinquenza, di emarginazione, di degrado e di povertà che tanto fanno paura alla cittadinanza. La presa in carico da parte della politica e degli amministratori di un fenomeno che caratterizza le società dall’inizio della civiltà umana, la consapevolezza che la soluzione non sia concentrare in una sola parte della città il disagio ghettizzandolo.

Mentre in via Pellico le panchine si tolgono, in contrada Mondovì si dipingono. È stata inaugurata una nuova panchina rossa simbolo contro la violenza sulle donne. Panchina sì, panchina no, panchina bum, la strage impunita. (liberamente modificato dal testo di “La terra dei cachi – Elio e le Storie Tese”)”.