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Cherasco il 18 settembre diventerà la “casa dei fromagers” di tutto il mondo

I locali del Monastero locale (Hotel dei Somaschi) ospiteranno l'edizione 2021 della Guilde Internationale des fromagers, il più importante incontro annuale tra gli operatori del settore lattiero-caseario italiani ed internazionali.

Cherasco è pronta a diventare, almeno per una serata, la capitale mondiale dei formaggeri. Saranno infatti i locali del Monastero locale (Hotel dei Somaschi) ad ospitare il Capitolo 2021 della Guilde internationale des fromagers, il più importante appuntamento annuale della Confraternita che riunisce gli operatori del settore lattiero-caseario nazionale (allevatori, casari, produttori, trasformatori, affinatori o rivenditori), a cui si uniscono i soci della Confraternita di St. Uguzon, riservata a gourmet, ristoratori, uomini di scienza e arte, media e più in generale a tutte le persone che hanno il palato adatto a scoprire i piaceri dei prodotti caseari.

Nell’occasione saranno anche presentati dieci nuovi soci della Guilde italiana, nata nel 2015 e più volte protagonista a Bra/Cherasco in occasione della rassegna “Cheese”, che si terrà proprio nel weekend. L’“intronizzazione” (questo il gergo tecnico per intendere l’ammissione all’interno della Confraternita) riguarda operatori del settore e blogger  provenienti da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Puglia, Lazio. Saranno presenti all’appuntamento anche una decina di soci iscritti ai club di altri paesi d’Europa e del Mondo, in uno scambio con “Cheese” che ha il sapore del rilancio dopo il rallentamento delle attività dovuto alla pandemia.

L’organizzazione è presente in oltre 40 Paesi nel mondo ed è nata in Italia nel 2015 grazie all’intuizione di Hervé Davoine, distributore di formaggi francesi in Italia divenuto ambasciatore del costruendo Capitolo italiano. Da 4 anni il presidente è Armando Brusato di Casale Monferrato (AL), che ha le idee molto chiare sulle potenzialità e prospettive di questo comparto e delle figure che vi operano all’interno, anche a seguito delle conseguenze nefaste della pandemia, soprattutto attraverso i giovani che si approcciano a questo mondo: «Sicuramente serve ripartire da una formazione curata, attenta e trasversale, che per il formaggio vuol dire materia prima, lavorazione, ma anche abbinamenti e cultura del cibo. Per le nuove generazioni può diventare la chiave per una svolta professionale intrigante, però prima è importante che questa forma mentis entri nel loro dna. Il mercato e la distribuzione hanno bisogno di persone qualificate tra gli addetti ai lavori, ma serve un cambio di paradigma. Poi, certamente, abbiamo anche altre ambizioni…»