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Boves (ri)scrive la storia 78 anni dopo l’eccidio. Paoletti: “coltiviamo i valori che ci uniscono” foto

Firmato anche in terra italiana il gemellaggio con Schondorf Am Ammersee dove è sepolto il colonello che ordinò la strage. Il sindaco si rivolge ai ragazzi: "viaggiate e con i coetanei tedeschi stringete un patto di amicizia che vi faccia capire che siamo e dobbiamo essere cittadini del mondo". Il governatore Cirio; "da violenza e odio nasce un patto d'amore". La coordinatrice della Scuola di Pace Alessandra Liberio: "a distanza di 78 anni Boves brucia di nuovo, ma arde della fiaccola dell'amore"

Boves. Nella mattinata di ieri, nella giornata del suo 78° anniversario, si è tenuta la commemorazione dell’eccidio di Boves del 19 settembre 1943. Momento clou la firma, anche in terra italiana (in Germania apposta lo scorso luglio) del patto di gemellaggio tra Boves e Schondorf Am Ammersee, località tedesca nella quale è sepolto colui (l’ufficiale nazista Joachim Peiper) che la strage bovesana la ordinò. Poco dopo le 9.30 i sindaci delle due città, tra gli applausi del pubblico e l’accompagnamento di una sontuosa banda musicale, Maurizio Paoletti e Alexander Herrmann hanno apposto i tanto attesi autografi.

Introdotti dall’assessora Enrica Di Ielsi hanno preso la parola Alberto Cirio (presidente Regione Piemonte), Marco Perosino (senatore cuneese), Monica Ciaburro (deputato cuneese), Franco Graglia (vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte), Bruno Viale (consigliere Provincia di Cuneo e sindaco di Roaschia), Paolo Renaudi (presidente Unione Alpi del Mare e sindaco di Peveragno), Alessandra Liberio (coordinatrice scuola di pace) e Ughetta Biancotto (presidente ANPI provincia di Cuneo). Presenti anche i sindaci delle città gemellate con Boves. Oltre a Alexander Herrmann  anche Diego Parisotto (primo cittadino di Castello di Godego) e Yvon Bourrel (sindaco della città francese Mauguio Carlon).

Nell’elencare i tanti passaggi che hanno portato a questo momento storico, il sindaco Maurizio Paoletti ha ricordato come tutto nacque nel 2013 quando il parroco Don Bruno, in un percorso di riconciliazione, cercò dove fosse sepolto il comandante tedesco che aveva ordinato la strage a Boves. Lo trovò in un bellissimo paese tedesco, adagiato sulle sponde del Lago Ammersee e così vi andò in esplorazione. In quel momento iniziò il percorso che ha portato alla storica firma di ieri. “Le mie emozioni sono tante, questo gemellaggio è una delle cose che mi rende più orgoglioso – ha detto Paoletti. – Dopo avere scritto sui cartelli stradali i chilometri che ci dividono dalle città con cui siamo gemellati, ora dobbiamo coltivare i valori che ci uniscono. Mi rivolgo ai ragazzi augurando loro che quello con i coetanei tedeschi diventi un patto di amicizia che faccia rendere loro conto che siamo e dobbiamo essere cittadini del mondo”.

Particolarmente toccante l’intervento di un emozionato Alberto Cirio che si è innanzitutto complimentato con le due amministrazioni comunali per il lavoro svolto, non nascondendo la propria emozione per “uno dei momenti più belli e significativi dei primi due anni e mezzo da presidente della Regione”. Un momento storico di cui dobbiamo essere tutti consapevoli innanzitutto come figli di questa terra, non solo del nostro paese, della nostra regione, della nostra città. Dobbiamo fare in modo che le lapidi che vediamo sulle nostre strade non siano solo monumenti statici ma un qualcosa che rivive nella quotidianità e nella proiezione del futuro, ecco perchè questo è un momento storico. Il dovere della memoria è fondamentale, la memoria può avere aspetti rancorosi, vendicativi, ma ci sono anche memorie che, nonostante la gravità del dolore che non va mai dimenticata, sanno sfociare nell’amore. Questo è un gemellaggio che nasce da un momento di violenza, odio, negazione della libertà e sfocia in un gemellaggio d’amore. Le cose non si improvvisano, il perdono vuole il suo tempo, ma a Boves tutti (amministrazione comunale, Scuola di Pace, ANPI), hanno lavorato tanto per arrivare fino qui. Abbiamo il dovere di ricordare sempre, ma dobbiamo farlo con una proiezione di pace affinchè quello che è stato non si ripeta più”.

Il consigliere provinciale e sindaco di Roaschia Bruno Viale ha spiegato come quello siglato ieri non sia “il solito patto di amicizia tra due popoli, ma è un patto di pace di cui tanto il mondo ha bisogno”.

Il presidente dell’Unione Montana Alpi del Mare e sindaco di Peveragno, Paolo Renaudi, ha evidenziato la bontà del percorso intrapreso dalle due cittadine che hanno siglato il gemellaggio: “siamo qui per posare il fardello del rancore perchè se non lo facciamo continueremo ad alimentare le divisioni”.

La presidente provinciale ANPI, Ughetta Biancotto, ha letto alcuni passi delle memorie di Bartolomeo Giuliano in cui vengono raccontati i tragici dettagli di quanto avvenne il 19 settembre 1943 a Boves.

L’intervento della coordinatrice della Scuola di Pace, Alessandra Liberio, ha fatto riflettere i presenti su come sia necessario costruire un cammino di pace, anche e soprattutto coinvolgendo le nuove generazioni.

Ed è proprio la chiosa finale della professoressa Liberio a rappresentare anche l’ideale chiusura del cerchio della giornata e di un intero percorso: “quando incontrai la prima volta il sindaco Paoletti per parlare con lui di quale fossero l’idea e la visione della Scuola di Pace gli dissi ‘accenderemo a Boves la fiaccola della pace’ e questa piazza oggi, come 78 anni, fa brucia di nuovo, ma arde della fiaccola dell’amore”.