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Ai giardini del quartiere San Paolo la commemorazione del Porrajmos

Un'iniziativa del Comune di Cuneo in associazione con l'Istituto Storico della Resistenza per non dimenticare lo sterminio di Rom e Sinti nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Il 2 agosto è il giorno del Porrajmos, il “grande divoramento” di Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale, vittime anch’essi della follia omicida nazista nei campi di sterminio. Una tragedia troppo spesso dimenticata, a cui quasi sempre non si dà il giusto peso, ma che provocò qualcosa come mezzo milione di morti nei vari campi sparsi per l’Europa (i dati sono difficili da interpretare soprattutto per la massiccia presenza di bambini e neonati, spesso nemmeno registrati dai tedeschi). Dal 2015 il Parlamento Europeo ha affermato che quella del 2 agosto dovrebbe essere una data commemorata esattamente come quella del 27 gennaio e dal 2019 il Comune di Cuneo ha portato avanti, ogni estate, iniziative volte a non dimenticare quel giorno. Nel 1944, infatti, proprio nella notte tra il 2 e il 3 agosto circa 3000 prigionieri tra Rom e Sinti furono uccisi nel lager delle famiglie zingare del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau a seguito di una disperata rivolta. Quella fu solo la più efferata delle numerose stragi perpetrate di popoli da sempre perseguitati.

E così ieri alle 18 presso i giardini del quartiere San Paolo a Cuneo, di fronte al Monumento in onore dei deportati, si è tenuta la commemorazione annuale delle vittime del Porrajmos, alla presenza di Gigi Garelli (Istituto Storico della Resistenza), dell’assessora Franca Giordano, della presidentessa dell’ANPI Cuneo Ughetta Biancotto, di Ugo Sturlese e di alcuni rappresentanti della comunità Sinta di Cuneo. Una celebrazione non solo all’insegna del ricordo, ma anche della musica, con gli splendidi intermezzi del clarinettista Isacco Basilotta, che ha suonato musiche tipiche di quelle popolazioni e delle letture a cura della Compagnia Il Melarancio.

Gigi Garelli, nel suo discorso iniziale ha ricordato come le disavventure di Rom e Sinti non si siano limitate allo sterminio a partire dal  famigerato 1943, ma siano cominciate molto prima di Hitler e dei nazisti. “Da sempre queste popolazioni hanno conosciuto la diffidenza degli europei, in particolar modo dei tedeschi, che già da fine ‘800 avevano cominciato a organizzare delle liste di appartenenti alle comunità Rom e Sinti, con grosse difficoltà legate alla grande eterogeneità di questi popoli. Dopodiché si è cominciato a ragionare in termini di igiene razziale con il lavoro dello psichiatra Robert Ritter prima e del capo delle SS Himmler poi, che ha inaugurato la politica attiva per la soluzione del “problema zingaro“.

Tutti gli altri interventi si sono concentrati principalmente sull’indispensabile valore della memoria e sulla necessità di contrastare tutte le forme di razzismo più o meno latenti che ancora oggi contrassegnano la nostra società. Si è infine ricordato il celeberrimo Amilcare Debar (nome di battaglia Taro), grande combattente Sinti prima come partigiano nelle Langhe e poi come portavoce a livello internazionale della comunità Sinta e Rom, soprattutto grazie agli interventi dei figli Renzo e Fedora, esponenti della comunità Sinta di Cuneo, e quelle di Evelina Argenta, che ha fatto molto per il villaggio di Via del Passatore a Cerialdo e di Gigi Schiffer, che si è prodigato per anni per questa causa e per celebrare questa ricorrenza che per troppo tempo è passata in sordina. La celebrazione si è conclusa con la deposizione di un mazzo di fiori sul monumento, con un minuto di silenzio in onore delle vittime e con l’ascolto dell’inno dei Rom “Gelem, Gelem” (traducibile con “Camminando, Camminando”).