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Paolo Bongioanni al Governo: “no a nuove chiusure! Tutelare le piccole-medio imprese”

Il presidente del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte: “Si continuano a penalizzare le PMI, che sono l’ossatura portante del tessuto socio-economico del Nord-Ovest”

L’obiettivo è duplice: tutelare maggiormente le piccole-medio imprese ed evitare nuove chiusure. Paolo Bongioanni, presidente del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, chiede al Governo una rapida e decisa inversione di tendenza relativamente al supporto economico fornito alle numerose realtà di medie e piccole dimensioni, che costituiscono le fondamenta socio-economiche del nostro Paese e, più dettagliatamente, del Nord-Ovest e del Piemonte.

“Il rischio che stiamo vivendo di una possibile recrudescenza della pandemia, con annesso incremento dei contagi, induce inevitabilmente alla riflessione sulla piccola-medio impresa, che costituisce il 95% della nostra economia – ha dichiarato Bongioanni –. La provincia di Cuneo da cui provengo, lo dico con orgoglio, è la provincia d’Italia con il maggior numero di partite Iva in relazione al numero di abitanti (86mila su 560mila cittadini). Tuttavia, in questo momento stiamo navigando verso uno scenario pericoloso e preoccupante, con l’ipotesi neppure troppo remota di nuove chiusure nei prossimi mesi in relazione al numero di casi positivi. Non possiamo accettarlo”.

A tal proposito, Paolo Bongioanni non ha potuto esimersi dal rammentare l’impegno profuso sin qui per mantenere in piedi questa ricchezza: nel 2020, con il “Riparti Piemonte”, di cui il rappresentante politico di Fratelli d’Italia è stato primo firmatario, a livello regionale si è intervenuti economicamente per finanziare le aziende del commercio, dell’artigianato, dello sport e del turismo e a stretto giro di posta giungeranno anche i contributi per le attività di intrattenimento. “Qui, però, c’è una riflessione più ampia da fare e mi riferisco al discorso di insediamento del presidente Mario Draghi, nel quale ha affermato che ‘l’Italia non è il paese delle piccole imprese’. Sono dichiarazioni che preoccupano e preoccupano chi vive un territorio come quello citato, che vive sulla piccola-medio impresa. Il presidente è un grande manager, con rapporti internazionali straordinari. La sua, tuttavia, è una ricetta fondata sul neoliberismo, di cui è stato uno dei rappresentanti principali sin dagli anni Novanta. Le piccole-medio imprese hanno ogni giorno maggiori difficoltà nel competere con un mercato che vede sempre più favoriti i grandi gruppi nazionali e internazionali”.

L’offensiva del capogruppo piemontese di FdI è proseguita sottolineando che il nostro Paese sta pagando una cattiva operazione di spesa effettuata dal Governo, in quanto il divorzio di anni fa del Tesoro dalla Banca d’Italia “ha generato un aumento del debito pubblico e ha portato l’Italia dall’essere la quinta potenza economica mondiale all’attuale 27esimo posto. È inaccettabile, visto anche l’aggravio sul debito pubblico in mano alle banche e ai grandi gruppi finanziari. Gli interessi passivi stanno aumentando e vanificano le politiche restrittive imposte: vengono penalizzate le imprese che non chiedono”.

In virtù di queste dinamiche, a essere più penalizzate di tutte sono proprio le piccole-medio imprese, che Bongioanni definisce come una locomotiva che traina un territorio, una tipologia di impresa che “non chiede: non rende pubbliche le perdite e non trasferisce le proprie sede legali in paradisi fiscali. Chiede semplicemente una riduzione della tassazione delle imprese, del lavoro e soprattutto di semplificare le procedure della burocrazia, che produce ritardi e costi”. Ecco perché, con l’avvicinarsi dell’attuazione del PNRR, Paolo Bongioanni non ha dubbi circa l’appello da lanciare: “Alla voce investimenti ricorre sempre la parola ‘green’, con utopistici investimenti legati a progetti non meglio palesati. Auspico che a Roma si possa tornare a votare presto, che cambi il Governo e che al green si sostituiscano progetti di infrastrutture e logistica di cui questo territorio ha bisogno, a causa dell’isolamento cronico in cui vive confinato. Nonostante questo, è il modello italiano che produce”.