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Gribaudo (PD) ricorda i fatti del G8 di Genova: “Le ragioni di quel movimento sono il cuore dei problemi del mondo di oggi”

La deputata cuneese del Partito Democratico commemora gli episodi agghiaccianti avvenuti vent’anni fa, dimostrando come molte delle istanze portate avanti dai manifestanti in quei giorni siano ancora attuali.

Ieri accorreva il ventesimo anniversario dall’omicidio di Carlo Giuliani, il giovane manifestante colpito da un proiettile e investito da una camionetta dei Carabinieri durante gli scontri avvenuti nei giorni del G8 di Genova. Le violenze di quei giorni non si esaurirono con il fattaccio di Piazza Alimonda, ma proseguirono anche nei giorni successivi, con il caso eclatante dell’irruzione delle forze dell’ordine nella Scuola Armando Diaz, che era stato affidato al Genoa Social Forum come dormitorio e punto di ritrovo, in cui sono state letteralmente aggredite decine di persone innocenti, in quella che Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale”.

Ha ricordato quei giorni anche la deputata del PD Chiara Gribaudo, che, attraverso un post su Facebook, ha notato come molte delle istanze portate avanti dai manifestanti durante quei giorni siano ancora estremamente attuali nel dibattito politico-sociale di oggi. “Venti anni fa, a Genova, qualcuno diceva “un altro mondo è possibile”. – è l’inizio del post della politica cuneese – Ricordo bene quegli anni, gli anni di Porto Alegre e del Social Forum, con la mia generazione che chiedeva ai grandi del pianeta di fare i conti con le disuguaglianze crescenti dell’economia finanziaria, con i rischi ambientali e del cambiamento climatico, con il modello di sviluppo distruttivo del quale oggi raccogliamo i frutti avvelenati.

Nella notte della scuola Diaz, a quelle idee venivano letteralmente spezzate le gambe. Qualcuno aveva deciso che non avevamo diritto di parola, che ci avrebbero fatto abbassare la testa. Con il manganello, se necessario, in una tragica sospensione, negazione della democrazia.

Eppure le ragioni di quel movimento sono il cuore dei problemi del mondo di oggi. Le alluvioni e gli incendi devastanti, le guerre distruttive e le migrazioni, le fabbriche che chiudono in una notte. I ricchi sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri.

Non so se un movimento come quello sia ancora possibile, perché la tecnologia invece di unirci ci ha reso tutti più soli, e l’egoismo crescente non ha rallentato. Anzi. Ma i ragazzi e le ragazze che hanno manifestato per la salute del pianeta, che hanno sofferto l’isolamento del covid, che vivono ogni giorno i danni della finanza e della precarietà, custodiscono in loro quella stessa speranza di cambiamento.

L’altro mondo, diverso, oggi forse è un po’ meno possibile, sicuramente più difficile. Ma soprattutto, è necessario, e insieme alle nuove generazioni abbiamo il dovere di provare a realizzarlo”.