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A Valloriate il Nuovi Mondi Festival parte col botto con Roberto Vecchioni foto

Il cantautore milanese è stato ospite ieri sera in Valle Stura per presentare il suo ultimo libro “Lezioni di volo e di atterraggio”. Una chiacchierata a tutto tondo con uno degli uomini più colti della scena italiana, in cui è emerso anche un aneddoto mai raccontato prima su Samarcanda.

È cominciata col botto l’edizione 2021 del Nuovi Mondi Festival, che, dopo gli eventi di giugno a Moiola, si è spostato a Valloriate. Protagonista della serata di ieri è stato Roberto Vecchioni, che ha presentato la sua ultima fatica letteraria dal titolo Lezioni di volo e di atterraggio, edito da Einaudi lo scorso autunno. Il libro, che racconta quindici storie legate alle cosiddette “giornate di follia” ovvero quelle del lunedì mattina, in cui il professor Vecchioni portava i suoi alunni in giro o li faceva ragionare su concetti complessi e non connessi al programma, è stato soltanto un pretesto per il cantautore milanese nel ragionare a tutto tondo su molte questioni più profonde.

A moderare l’incontro è stato Piero Dadone, che ha subito introdotto l’ospite tracciandone una breve biografia e sottolineando lo stretto legame che Vecchioni ha da sempre intrattenuto con la Provincia Granda, soprattutto grazie all’amicizia con Carlin Petrini e con le Gemelle Nete. Dopodiché si è cominciato a parlare del libro, che Vecchioni ha dichiarato di aver scritto per gioco. “In tutto ciò che si produce a livello artistico la molla deve essere sempre il gioco. Se non ci si diverte anche quando si lavora è meglio lasciar perdere, difficilmente si produrrà qualcosa di valido. Nel mio libro ci sono quindici racconti su altrettante “giornate di follia” trascorse con i miei studenti del liceo. È stato un lavoro di grande sintesi e selezione, perché le storie che si potevano raccontare sarebbero infinite”. Vecchioni si è anche soffermato sul titolo, Lezioni di volo e di atterraggio: “Un titolo che mi sembra perfettamente calzante, soprattutto per i giovani. Sognare, per un ragazzo, è fondamentale, ma non si deve permettere che ci si perda nel sogno e non si ritorni più con i piedi per terra. L’insegnante serve proprio a questo, a fare volare i propri studenti, aiutandoli poi ad atterrare senza farsi male”.

La chiacchierata si è poi spostata su alcune delle figure più importanti che Vecchioni ha avuto modo di conoscere nella sua vita, su tutte Alda Merini e Fabrizio De Andrè, che il cantautore ha definito, tra gli applausi del pubblico “i due più grandi poeti del Novecento”. Vecchioni, che ha conosciuto bene entrambi, ha fornito alla platea di Valloriate un ritratto privato e intimo delle due gigantesche figure della cultura italiana. “Alda non era semplicemente una donna o una persona, era poetessa. Nel suo vivere quotidiano, nel suo esprimersi, poetava continuamente, spesso nemmeno scrivendo ma dettando agli altri quello che la sua mente aveva appena partorito. De Andrè era una persona di una meticolosità estrema. Non era raro arrivare a casa sua e vedere decine di libri aperti sul suo letto, perché, come faccio anche io, prima di scrivere una canzone, si documentava in maniera esauriente su quell’argomento. Spesso mi diceva con rammarico che la gente ascolta le canzoni e pensa che escano così dalla testa del cantautore, non sanno tutto il lavoro che c’è dietro. I De Andrè, i Guccini, le Merini, sono figure inarrivabili nella nostra cultura”.

Verso la fine dell’incontro ha prevalso il Vecchioni professore, che ha parlato della sua passione per la linguistica, dato che “la parola è l’unica vera invenzione umana, le altre sono tutte scoperte”, e per il mondo greco. “Mi impressiona sempre vedere come i greci abbiano già scritto tutto quello che c’era da dire nel V secolo a.C. Se si leggono frasi come quella di Platone ‘nessuno è libero se non è padrone di sé stesso’ o del Prometeo incatenato di Sofocle ‘io ho reso liberi gli uomini dalla paura della morte rendendoli ciechi con le speranze’ si capisce come tutto ciò che è stato scritto in seguito venga semplice”. Vecchioni ha risposto anche ad una domanda sui giovani, accusati spesso di essere indolenti e interessati soltanto alla tecnologia e ai social network. Il cantautore non si è detto d’accordo con ciò: “Io sono ottimista, per me non sono tutti rincoglioniti di fronte ad uno schermo. La tecnologia, e soprattutto internet, sono delle risorse incredibili nelle mani delle giovani generazioni. Ai miei tempi, per scrivere una tesi o fare qualsiasi altro lavoro culturale bisognava andare in biblioteca e passarci le giornate, oggi con pochi click si ha a disposizione una miriade di informazioni. Il fatto è che di fronte a queste possibilità ci si impigrisce”.

In ultimo Vecchioni ha regalato una chicca al pubblico di Valloriate mai raccontata prima, parlando della nascita di Samarcanda. Scritta a seguito del destino beffardo che ha colpito suo padre, morto proprio quando sembrava guarito definitivamente dalla malattia che lo affliggeva, l’ha scritta in auto nel viaggio da Milano a Bologna, senza prendere appunti, soltanto a mente. “Arrivato a Bologna con il testo pronto e la melodia completa, mi sono accorto che mancava qualcosa che rendesse più leggera la canzone, ispirata a un episodio biblico e a storie indiane e arabe. Ad un tratto la macchina di fronte alla mia ha frenato di colpo, costringendomi ad inchiodare. Per lo spavento ho detto ‘Oh, oh’. Da lì è nato il ritornello di Samarcanda”.

Una splendida serata con uno dei più grandi artisti della scena musicale italiana, all’insegna della cultura e della passione, che si evince ogni volta che Vecchioni comincia a parlare.