Quantcast

“Se la suonino e se la cantino ‘Bella Ciao’…”

"...una canzone costruita strumentalmente a tavolino, che durante la guerra nessun partigiano ha mai cantato, che ben si accoppia con lo slogan “Ora e sempre Resistenza” che sancisce la raffigurazione di un Paese che si vuole sempre spaccato" scrivono alcuni esponenti della destra cuneese

Scrivono alcuni esponenti della destra cuneese: Guido Giordana, Luca Ferracciolo, Fabio Mottinelli, Maurizio Occelli, Paolo Barabesi, Denis Scotti.

Pregiatissimo Direttore,

apparteniamo ad una generazione che non ha vissuto né il fascismo né il M.S.I. dell’immediato dopoguerra. Dopo la tragedia della guerra civile del 1943\45 l’Italia ha girato la pagina della Storia: il fascismo è morto da quel tempo, e tutti noi che apparteniamo alla generazione succedutasi ai “vinti” di allora abbiamo conosciuto i valori della libertà e della democrazia. Ma non per questo, di fronte alle tante situazioni avvilenti sul piano nazionale, sociale, culturale ed etico di oggi ci si può chiedere di definirci antifascisti e di accettare il significato ideologico che da parte dei partiti di sinistra e non solo, si vuole dare alla festa del 25 aprile. Una data che sempre di più divide gli Italiani, che li vuole collegare alla Resistenza come è stata determinata e intesa dai comunisti.

Se si vuole abbinare nelle manifestazioni del 25 aprile l’Inno di Mameli con la canzone “bella ciao”, che appartiene al mondo comunista, lor signori facciano pure: non cambia niente dello stato attuale della lotta politica. Si conferma soltanto che il comunismo mascherato di oggi continua a predominare in Italia, a imporre un pensiero unico antifascista; è il comunismo della demonizzazione degli avversari, del dispregio della storia nazionale. Se la suonino e se la cantino “bella ciao”, una canzone costruita strumentalmente a tavolino, che durante la guerra nessun partigiano ha mai cantato (lo ha confermato anche Giorgio Bocca e Gad Lerner), che ben si accoppia con lo slogan “Ora e sempre Resistenza” che sancisce la raffigurazione di un Paese che si vuole sempre spaccato.