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Controllo dei cinghiali anche con guardie venatorie e cacciatori

Il Consiglio provinciale approva anche il divieto di pesca triennale alla trota marmorata su un tratto del torrente Gesso

Il Consiglio provinciale di lunedì 31 maggio ha affrontato il problema del controllo dei cinghiali approvando, all’unanimità, la modifica al Piano provinciale per il controllo del cinghiale valido cinque anni (2019-2023) che prevede l’ampliamento dei soggetti che possono partecipare all’attività di controllo degli ungulati. La modifica, prevista dalla Corte Costituzionale all’inizio del 2021, tiene infatti conto della notevole riduzione di personale della Polizia locale faunistico ambientale delle Province in questi ultimi anni e allarga l’attività di controllo della fauna selvatica anche a nuovi soggetti (guardie venatorie volontarie e cacciatori) che opereranno sotto il coordinamento delle amministrazioni provinciali e con una specifica formazione in materia ambientale. Per l’attuazione dei piani di controllo le Province si avvarranno, quindi, della collaborazione dei proprietari o conduttori dei fondi delle aree interessate dai piani di abbattimento, delle guardie venatorie volontarie e dei cacciatori in possesso di specifica formazione, operanti sotto il coordinamento delle stesse Province. Gli attestati di formazione specifica rilasciati dagli enti provinciali e relativi al controllo del cinghiale, saranno validi su tutto il territorio regionale.

Via libera anche al divieto di pesca per tre anni della trota marmorata dal salto della Brignola (ponte Andonno-Roaschia) a monte fino al ponte Cialombard sul torrente Gesso. La decisione, approvata all’unanimità dallo stesso Consiglio provinciale, arriva dopo una valutazione che ha lo scopo di tutelare l’equilibrio biologico del patrimonio ittico, in particolare quello autoctono. Dopo l’alluvione dell’ottobre scorso, infatti, alcune associazioni ambientalistiche e piscatorie hanno segnalato che sul torrente Gesso, a monte di Borgo San Dalmazzo, i danni alluvionali sono stati ingenti anche per la fauna ittica con la compromissione degli ambienti adatti alla sosta e al rifugio dei pesci, oltreché alla rarefazione della fauna macrobentonica. Il divieto di pesca per tre anni  punta quindi a tutelare la trota marmorata, specie inclusa tra quelle d’interesse comunitario che richiedono zone speciali di conservazione e considerata “in pericolo”, essendo il più significativo salmonide italiano, endemico dei corsi d’acqua del versante meridionale alpino. La proposta è stata approvata anche dal Comitato consultivo provinciale per la pesca e, oltre al divieto di prelievo della trota marmorata, sono state approvate anche alcune prescrizioni per l’esercizio dell’attività ittica in quel tratto del torrente Gesso.