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Chiara Gribaudo sui dati sulla povertà: “Bisogna discutere di dignità di lavoro, validità dei contratti e salario minimo”

La deputata cuneese del PD, nel commentare i recenti dati ISTAT sulla situazione economica degli italiani dopo l’annus horribilis appena trascorso, lancia gli appelli per le riforme organiche in termini di lavoro.

Ha commentato attraverso un lungo post su Facebook i recenti dati in termini di povertà crescente la deputata cuneese del PD Chiara Gribaudo. Ecco le sue parole a riguardo.

I numeri ISTAT 2020 sulla povertà sono impressionanti. 5,6 milioni di persone, oltre 2 milioni di famiglie. Un’emergenza che riguarda troppo spesso non solo i disoccupati, ma anche i lavoratori poveri. Gli “working poors”, che con stipendi scarsissimi non riescono ad arrivare alla fine del mese.

La povertà ha bisogno di strumenti dedicati, per affrontare le marginalità sociali, che non si mescolino alle politiche attive del lavoro. Ma non possiamo affrontare il tema della povertà se non discutiamo anche di dignità del lavoro, validità dei contratti, salario minimo.

Non possiamo pensare che nei settori dei servizi, del facchinaggio, della logistica, si lavori in deroga ai contratti collettivi attraverso contratti pirata, o che disoccupati di mezz’età vengano assunti con un tirocinio extracurriculare. E non possiamo nemmeno permettere che dopo lo tsunami che ha travolto i nostri giovani, questi debbano continuare ad accettare praticantati gratuiti o debbano fare per forza i camerieri a 600 euro al mese, come vorrebbe Salvini che addirittura propone il ritorno al voucher selvaggio.

Dobbiamo invertire una tendenza culturale sul tema degli stipendi, delle forme di lavoro precario, dell’inserimento dei giovani, portando il Parlamento all’approvazione della legge sulla rappresentanza sindacale, di una riforma di stage e apprendistato, e ad una discussione concreta sul tema del salario minimo. E abbiamo bisogno che le politiche previste dal PNRR, su formazione continua, riqualificazione, ricollocazione, vengano messe in campo quanto prima.

La discussione, qui, non deve essere sui sussidi: ma sulle aspettative deluse e sui diritti mancati di tante e di tanti, che ogni giorno si alzano la mattina per dare sicurezza a sé stessi e alla propria famiglia, e anche lavorando non ci riescono”.