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“Un atomo di verità”, l’incontro online con Marco Damilano organizzato da scrittorincittà

L’incontro, gratuito, sarà disponibile sui canali Facebook e YouTube della rassegna letteraria cittadina, in diretta giovedì 27 maggio alle 18. Argomento del nuovo libro del giornalista il rapimento Moro e i suoi strascichi nella scena politica nazionale.

Una nuova anteprima di scrittorincittà, realizzata in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo: Marco Damilano dialoga con Paolo Giaccone intorno a Un atomo di verità (Feltrinelli). L’incontro si terrà giovedì 27 maggio alle ore 18 sui canali Facebook e YouTube della rassegna letteraria della Città di Cuneo.

“Datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e io sarò perdente”. Che cosa ha perso l’Italia con la morte di Moro? Perché i fatti tragici del 1978 spiegano il nostro presente e il nostro futuro? “Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l’anno di mezzo tra il ‘68 e l’89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica – gli ideali e il sangue – e il suo nulla”. Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano in Un atomo di verità (Feltrinelli) torna su quell’istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della Dc fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l’inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Dopo l’assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all’ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: “Io ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa”. Modera Paolo Giaccone.