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Recidive tumore prostata: una nuova cura al Santa Croce e Carle di Cuneo foto

Il nosocomio cuneese, primo in Piemonte, applica una nuova metodica con il radio farmaco F 18 PSMA 1007 prodotto dal ciclotrone in uso all’azienda ospedaliera. I primi pazienti sono stati trattati il 7 maggio. Ora si arriverà prima a intercettare le recidive di un cancro alla prostata   

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Cuneo. Una nuova metodica per la diagnosi precoce delle recidive nei tumori alla prostata è stata messa a punto dalla Medicina Nucleare dell’azienda ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo: ad oggi uno dei pochissimi centri in Italia e l’unico in Piemonte in condizione di ricorrere ad una diagnostica rivoluzionaria, per identificare precocemente la malattia anche in presenza di lesioni molto piccole e con valori di PSA molto bassi.

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Spiega il direttore della struttura Alberto Papaleo: “La Medicina Nucleare del S. Croce è stato il primo centro piemontese ad utilizzare la tomografia ad emissione di positroni ed è il primo centro in Regione a vantare la disponibilità di un proprio ciclotrone per la produzione di radio farmaci. Con l’impegno di radiofarmacista, biologa e del responsabile del ciclotrone si è riusciti a produrre il radiofarmaco F18 psma 1007, il cui uso clinico è stato autorizzato dalla Commissione della Farmacopea Europea a metà dicembre 2020. Il 7 maggio è iniziata l’attività routinaria sui primi 6 pazienti e altri sono già in lista d’attesa.”

Il cancro alla prostata è una delle più comuni malattie tumorali diagnosticate e rappresenta la seconda causa per morte di cancro nel genere maschile in tutto il mondo occidentale. In particolare sono circa 36 mila i nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia, dei quali circa 3 mila solo in Piemonte. Inoltre circa 6 mila pazienti ogni anno sono sottoposti ad intervento chirurgico (800 in Piemonte) ed altrettanti ricevono un trattamento radioterapico.

Nell’80% dei casi si osserva una remissione completa della malattia; tuttavia dopo un periodo variabile dalla remissione completa, anche della durata di anni, nel circa il 30-40% dei casi si assiste a un nuovo aumento dei valori di PSAS, cioè a una recidiva, la ripresa della malattia. E qui entra in gioco la diagnostica: “Nella maggior parte dei casi – dice il dottor Papaleo – la recidiva ha ancora un volume molto piccolo, che sfugge alle metodiche di diagnostica convenzionale comunemente utilizzate, come la TAC, la scintigrafia ossea o la risonanza magnetica che mostrano tutti i loro limiti”. La PET/TC con PSMA (antigene di membrana specifico della prostata) invece, combina i vantaggi della TAC nell’individuare con precisione la sede della malattia con quelli della tomografia ad emissione di positroni (PET), che è invece in grado di localizzare tumori anche molto piccoli attraverso l’identificazione di particolari proteine da loro prodotte.

“Questo successo – ricorda Elvio Russi, direttore del dipartimento dei Servizi – è stato ottenuto grazie al lavoro delle diverse figure professionali, ma non possiamo dimenticare come, sin dai primi di gennaio, la Direzione Generale abbia mostrato sempre più interesse al progetto, consentendoci di avviare le procedure per l’acquisto dei precursori per la produzioni di prova necessarie per legge per la convalida della procedura”.    Conclude Papaleo: “Grazie alla ottima integrazione delle diverse professionalità lo stress test della nostra Medicina Nucleare è stato pienamente superato, ma soprattutto l’azienda ospedaliera S. Croce e Carle ha dimostrato, pur nella faticosissima gestione dello stravolgimento indotto dalla pandemia, come si debbano affrontare al meglio anche le patologie non covid correlate, che purtroppo non sono affatto scomparse”.   Il plauso dell’ex ministro Fazio  

Un plauso è arrivato anche dall’ex ministro della Salute, Ferruccio Fazio: “Lo studio PET Con il radiofarmaco F18 Psma 1007 si è imposto nella letteratura come la più accurata metodica diagnostica nella stadiazione e nel riconoscimento precoce delle recidive dei tumori della prostata operati.

La  Azienda “S. Croce e Carle”, ospedale di  riferimento  della nostra provincia, ha dimostrato con la implementazione clinica di questa metodica, come, anche in questo periodo difficile, si possano anzi  si debbano  affrontare al meglio le patologie non covid relate, che purtroppo non sono affatto diminuite.

Il dottor Papaleo, direttore  della medicina nucleare di Cuneo, con la sua équipe ha dimostrato di avere recepito e saputo trasmettere l’entusiasmo professionale  del mio compianto  amico dottor Camuzzini,  di cui è stato allievo.

Ho seguito con interesse l’innovatività di questa nuova offerta del S. Croce e Carle, dimostrazione che l’azienda ospedaliera che serve il nostro territorio mostra di avere competenze e visione per rimanere sempre all’avanguardia nell’offerta sanitaria alla utenza della nostra Granda”.

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