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Le voci di dissenso contro il progetto del nuovo carcere savonese al confine con la Granda

Sono soprattutto alcuni membri del Partito Radicale a schierarsi pesantemente contro la costruzione di un nuovo penitenziario in Valbormida, puntando il dito soprattutto contro le amministrazioni di centro-sinistra che negli anni passati hanno approvato scelte insostenibili.

Il carcere in Val Bormida è la vergogna del PD e della politica savonese“, così si aprono le dichiarazioni del Partito Radicale in merito alla complicata vicenda del progetto del penitenziario al confine tra la Liguria e il Piemonte, che da mesi accende il dibattito nel savonese. I tre firmatari delle dichiarazioni, Stefano Petrella, Angelo Chiavarini e Deborah Cianfanelli, membri del consiglio generale del Partito Radicale e capofila della contestazione a questa proposta, hanno esposto il loro punto di vista attraverso un lungo comunicato, nel quale analizzano rapidamente ma senza mezzi termini le criticità e le decisioni rivelatesi pessime, approvate negli scorsi anni da amministrazioni simili a quella odierna. La tesi di fondo sostenuta dai sottoscrittori della lettera è che le aree costruite al di fuori del contesto urbano, finiscono per essere le meno vivibili (come dimostra l’area di Sanremo Valle Armea). Di seguito le dichiarazioni complete.

Con il voto di lunedì in Consiglio Regionale viene aggiunto un ulteriore tassello all’interminabile vicenda della scelta dell’area per il nuovo Carcere di Savona: la Regione e i suoi consiglieri avevano in realtà brillato per la loro assenza nel veloce e sbrigativo tavolo tecnico tenuto nei mesi scorsi e coordinato dall’onorevole Franco Vazio, probabilmente hanno voluto rispondere alle sollecitazioni che gli arrivavano dai Comuni e dai sindacati della Polizia Penitenziaria.
La vicenda si trascina da lunghissimo tempo, ma alcuni aspetti della stessa vanno chiariti.

L’area ex-Rialzo alle spalle del Tribunale proposta mesi fa veniva indicata dal Ministero come idonea in base ad uno studio di fattibilità per una struttura da 140 posti di capienza, le cui dimensioni sarebbero sufficienti per il territorio.
Probabilmente non è la miglior soluzione possibile, ma a noi sembra più ragionevole di quelle ipotizzate da chi vagheggia grandi strutture al confine tra Liguria e Piemonte, utili forse a parcheggiare detenuti in esubero provenienti da altri istituti, molto meno a costruire qualcosa per il loro recupero e reinserimento sociale.
Quanto all’argomento risibile per cui i contrari si opporrebbero a portare sviluppo nell’entroterra savonese ricordiamo che il carcere non è un nuovo insediamento produttivo o una forma di ammortizzatore sociale, è un servizio molto costoso (la cui utilità comincia giustamente ad essere messa in discussione) e alla collettività la costruzione del nuovo istituto costerà molti milioni di euro, il minimo che si possa pretendere è che venga realizzato in luoghi adeguati.
E’ significativo che ad utilizzarlo siano gli stessi che per decenni hanno chiuso uno o entrambi gli occhi sulle problematiche ambientali che hanno creato tanto danno alla salute pubblica in quella vallata.
Dell’area ex-ACNA si è sempre ed esclusivamente previsto un nuovo utilizzo industriale (e mai abitativo), che finora non ha trovato a causa delle modalità molto discutibili con cui è stata condotta la bonifica mantenendo in loco la quasi totalità dei rifiuti tossici e delle sostanze pericolose e della preoccupazione che questo suscita nei possibili investitori; che debba ospitare un istituto penitenziario in cui tra personale di custodia, amministrativo e detenuti andrebbero a vivere e lavorare non meno di 300 persone è qualcosa di più di un azzardo, è una proposta criminalmente irresponsabile.
Nessuno insulta la Valbormida ritenendola inadatta ad ospitare il nuovo istituto, lo fa chi sottovaluta il rischio di costruirlo a poche decine di metri da quel cimitero permanente di veleni.
Certamente le criticità nel sistema carcerario ligure esistono e meriterebbero discussioni meno affrettate di quella tenuta ieri, ma è un dato di fatto che l’unica struttura realizzata fuori dal contesto urbano (Sanremo Valle Armea) sia proprio la meno vivibile e dotata di opportunità lavorative e trattamentali ed è un fatto che il Ministero si stia orientando invece nelle sue linee guida verso un maggiore utilizzo delle misure alternative e la ristrutturazione degli istituti esistenti (con ampliamento degli spazi per socialità e attività lavorativa) piuttosto che sulla costruzione di nuove carceri.
Ringraziamo Ferruccio Sansa, i consiglieri che hanno votato contro e quelli del M5S che non hanno votato il documento di Vaccarezza e siamo certi che di qui a qualche tempo le granitiche certezze che sembrano animarli verranno meno a quelli che lo hanno votato, perchè il nuovo istituto se verrà realizzato non ha altra ragione plausibile che di esserlo a Savona”.