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La Provincia ha inserito nel Recovery Plan anche la pedancola sul Gesso, ma la Regione no

Borgna: “Fa parte dei progetti sull’infrastrutturazione del percorso naturalistico e ciclopedonale del Parco fluviale Gesso e Stura. Ma la Regione non l’ha inserita nell’elenco inviato al Governo”.

C’è anche la pedancola sul Gesso nel dossier delle opere ritenute strategiche per il territorio e inserite dalla Provincia di Cuneo nell’elenco dei progetti da candidare al Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nell’ambito del Recovery Plan.

“La realizzazione della pedancola sul guado fa parte dei 38 milioni di euro di progetti sull’infrastrutturazione ciclabile della nostra Provincia ed è rubricata alla voce valorizzazione delle piste ciclabili lato Gesso. Si tratta di un’opera che riteniamo strategica per il territorio e per lo sviluppo del Parco Fluviale su cui tanto abbiamo puntato in questi anni. Purtroppo la Regione non l’ha presa in considerazione e non l’ha inserita nell’elenco inviato al Governo” spiega il presidente della Provincia e sindaco di Cuneo, Federico Borgna.

Come risulta dalla scheda trasmessa alla Regione Piemonte, il progetto è infatti stato inserito nella mappatura delle iniziative presentate sotto il nome di “Percorso naturalistico e ciclopedonale nel Parco fluviale Gesso e Stura” (capitolo “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, ambito di intervento “Mobilità Sostenibile”, punto 3.5), macro gruppo che riunisce diversi interventi di sviluppo di tutte le piste ciclabili e pedonali lungo il fiume.

“La crescita della cultura della mobilita dolce, sia nelle aree urbane, sia nelle aree montane, interne e in particolare nelle aree protette, rappresenta un possibile volano di opportunità economiche nella filiera turistica, specialmente per una provincia come quella di Cuneo, la cui attrattività fortemente legata alla qualità paesaggistica e naturalistica del territorio – si legge nella scheda di progetto inviata alla Regione -. Questi percorsi che attraversano aree a bassa densità contribuiscono a rafforzare il sistema di accoglienza, i beni storici e i piccoli borghi italiani, la natura e i parchi. La mobilita dolce diviene dunque una reale opportunità di crescita intelligente, un modo concreto per evitare l’abbandono dei territori e contrastare, grazie alla manutenzione delle reti, delle strade bianche e delle ferrovie, delle alzaie e dei canali, i fenomeni di dissesto idrogeologico”.