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Il clarinettista chiusano che ha suonato per i campioni del Giro d’Italia foto

Il 26enne Federico Macagno protagonista insieme all'Ensemble Simphony Orchestra durante la cerimonia di presentazione della corsa rosa

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Chissà quante volte a questa celeberrima frase di Confucio ha pensato il giovane clarinettista chiusano Federico Macagno. Lui che ha avuto la fortuna, anche se sarebbe più giusto e corretto parlare di merito, di trasformare la sua più grande passione nel suo lavoro. E senza nemmeno l’ausilio di una bacchetta magica, ma con impegno, costanza, dedizione, (tanti) sacrifici, e un amore sconfinato per quello che, da ragazzino, ha scelto sarebbe diventato il compagno di una vita.

“Sono stato da subito stregato dal suo suono così dolce e così simile alla voce umana” ci racconta Federico, spiegando come quello con il clarinetto sia stato per lui un autentico colpo di fulmine. Un amore a prima vista quello scoccato tra lui e uno strumento musicale che suona da ormai dieci anni e la cui conoscenza ha potuto perfezionare con gli studi che lo hanno portato a diplomarsi prima al liceo musicale cuneese “Ego Bianchi” e, nello scorso mese di ottobre, anche al Conservatorio. Seppur giovanissimo, Federico ha già alle spalle un curriculum di tutto rispetto e vanta collaborazioni, tra le altre, con l’Orchestra Cherubini fondata da Riccardo Muti e l’Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino, con cui suonerà nell’estate ormai alle porte.

Ma, si sa, il destino talvolta sa disegnare traiettorie meravigliose, così lo scorso 8 maggio ha pensato di far incontrare quella per il clarinetto con l’altra grande passione di Federico: la bicicletta. Insieme alla sua Ensemble Simphony Orchestra, infatti, il giovane e promettente chiusano ha accompagnato con il suo clarinetto la presentazione delle 23 squadre partecipanti a quel Giro d’Italia che si conclude proprio oggi. “Mi sembrava un sogno, mentre suonavo a pochi passi da me sfilavano davanti ai miei occhi i miei idoli di sempre, quei campioni che avevo solo sempre visto in tv e che, non appena gli impegni professionali me lo consentono, cerco di imitare inforcando la mia bicicletta” ci racconta visibilmente emozionato. Tra l’altro quello andato in scena durante l’atto iniziale della “corsa rosa” è stato uno spettacolo splendido, realizzato insieme ad un gruppo di bandieristi, ambientato nella Divina Commedia nel quale si è immaginariamente ripercorso il viaggio che dall’Inferno porta Dante al Paradiso, passando attraverso il Purgatorio. Il tutto introdotto e concluso da “C’era una vola il West” del maestro Ennio Morricone. “Sì, perchè insieme alla Ensemble Simphony Orchestra – aggiunge – abbiamo realizzato uno spettacolo intitolato ‘The Legend’ dedicato proprio al maestro Morricone che portiamo avanti ormai da anni e che abbiamo iniziato quando lui era ancora in vita”.

La storia di Federico è anche un significativo simbolo della tanto agognata ripartenza, del ritorno degli spettacoli musicali e culturali dal vivo, così pesantemente penalizzati durante i lunghi mesi della pandemia. “In realtà nel nostro settore parlare di ripartenza non è così semplice e immediato. Purtroppo dietro a colossi come l’orchestra della Rai o del Teatro La Scala c’è un esercito di gruppi più piccoli e di musicisti precari che hanno bisogno di tempo per poter tornare ad una situazione paragonabile a quella del pre-pandemia, tuttavia resto comunque fiducioso”. E non potrebbe essere altrimenti, Federico è uno che sa come si affrontano le salite.