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Addio a Franco Battiato: per i cuneesi rimarrà per sempre il ricordo di quel concerto del 2005

Il 5 febbraio di sedici anni fa, il maestro catanese si esibì al Pala Castagnaretta, regalando uno dei concerti più memorabili che la nostra città ricordi.

Se n’è andato Franco Battiato. Il cantautore siciliano è scomparso nella notte nella sua casa di Milo (CT), a seguito di una malattia degenerativa. Aveva 76 anni. Nel corso della sua carriera, iniziata alla fine degli anni Sessanta, Battiato si è rivelato uno dei più grandi artisti mai prodotti dal nostro Paese, non solo dal punto di vista musicale. Cantautore istrionico, in grado di unire con un’efficacia unica al mondo, testi raffinati e musiche estremamente pop e orecchiabili, facendo anche grande ricorso alla componente elettronica nei suoi pezzi, ha rivoluzionato l’immagine del cantautore, “serio e con la chitarra”, portando il ballo nella canzone d’autore. Ma oltre che artista musicale, Battiato è stato anche regista (di film e video musicali), attore, pittore, attentissimo osservatore della realtà e grande filosofo, come si evince semplicemente leggendo i suoi meravigliosi (e labirintici) testi. Un istrione che ha sempre vissuto la propria popolarità in maniera quasi schiva, come soltanto i geni sanno fare. Ritiratosi dalle scene nel 2019, rimarrà per sempre uno dei più grandi artisti italiani, grazie a canzoni leggendarie come La Cura, Voglio vederti danzare, Cuccurucucu, Centro di gravità permanente, L’Animale, oltre a tutte le gemme scritte o arrangiate per altri (Alexanderplatz di Milva, Il cuoco di Salò di De Gregori per citare forse le due più famose).

Per la gente di Cuneo, Battiato, oltre tutto questo, rimarrà il protagonista indiscusso di quello che forse è stato il concerto più straordinario di sempre nella nostra città: il live del 5 febbraio 2005 al Palasport di San Rocco Castagnaretta. Alle 21.30, puntualissimo come sempre, Battiato sale sul palco, accolto dall’ovazione del palazzetto tutto esaurito. Comincia il concerto in modo soft, per permettere a tutti di entrare in una certa atmosfera: seduto su uno sgabello e accompagnato solamente da un pianista, canta alcuni pezzi acustici, illuminato soltanto da un faro, con l’oscurità che lo avvolge. Dopo questa “intro”, ecco apparire l’orchestra, ma non in modo plateale, in controluce dietro un telone bianco. Sembra un’apparizione celeste, l’arrivo sulla Terra di Euterpe, la musa greca della Musica. Da qui comincia il concerto vero e proprio, con il Battiato che tutti conoscono e amano. Battiato, più che un semplice performer, sembra un direttore d’orchestra, e si muove continuamente dal suo sgabello al microfono accanto al pianoforte, cimentandosi, ogni tanto, nell’amato synth. Dietro il palcoscenico, un maxischermo proietta immagini caleidoscopiche, in stile Mirò o Kandinskij, accompagnate dai testi più famosi del Maestro siciliano, che ripercorrono tutta la sua carriera.

Nel corso delle più di due ore di concerto, Battiato non si limita a suonare soltanto i pezzi dell’ultimo album (Dieci stratagemmi), ma fa ascoltare al suo pubblico tutte le sue canzoni più iconiche, consapevole di essere per molti dei presenti un maestro soprattutto per quello che è stato. Non è, insomma, la semplice tappa di un tour promozionale, è un’esperienza estetica unica nel suo genere, da non perdere assolutamente. I capolavori di La voce del padrone, Patriots, Fleurs, Gommalacca, solo per citare alcuni dei suoi album più memorabili, risuonano nel palazzetto, facendo venire i brividi alla folla accorsa nonostante il freddo polare di quella sera. Il pubblico, che abbraccia principalmente adulti dai 25 ai 60 anni, è estasiato, e lo si percepisce appieno quando, finito il concerto, durante i canonici bis, una folla di giovani invade la platea per avvicinarsi al maestro. Nemmeno l’imprevisto del blackout su Bandiera Bianca ferma la magia della serata. I musicisti, ovviamente smettono di suonare e la voce di Battiato non si sente più, ma il pubblico, intonando a squarciagola la canzone, permette di superare la gaffe facendola diventare una sorta di parte prevista dallo spettacolo e, dicono le cronache dell’epoca, facendo anche molto felice lo stesso Battiato.

Di artisti come Franco Battiato oggi, nel mondo, ce ne sono pochissimi. In Italia quasi nessuno di quelli che possono definirsi degni del suo paragone sono ancora in attività (praticamente il solo De Gregori). L’impressione è che, con il Maestro di Jonia, se ne sia andato un pezzo di storia italiana (e parzialmente anche cuneese) che non ritornerà mai più nelle stesse proporzioni. Il ricordo di quella serata al palazzetto di Cuneo però, non scemerà mai.

Quindi, Grazie Maestro, e buon viaggio verso i tuoi “Mondi Lontanissimi”.