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Monsignor Miragoli: “Restiamo uniti per arrivare davvero alla vittoria della vita anche su questo morbo subdolo ed agguerrito”

"Sarà la seconda Pasqua di pandemia, limitazioni, malattia e lutto. Siamo dentro un lungo e comune “Venerdì Santo”, lungo un intero anno e fatto di circa centomila morti, molti dei quali nostri familiari ed amici"

Mondovì. L’augurio di mons. Egidio Miragoli, vescovo delle diocesi di Mondovì per questa seconda Pasqua in pandemia:

“Se il chicco caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12, 24-25).

Sono le parole che Gesù dice a Gerusalemme nell’imminenza della sua passione e che abbiamo ascoltato nella quinta Domenica di Quaresima.

Parole di estrema chiarezza, che tanto più ci toccano in prossimità della Pasqua. Cos’altro è, infatti, vivere la Settimana Santa, se non passare attraverso la morte per giungere alla fecondità; un guardare all’ingiuria della Croce per approdare alla gloria della Resurrezione; un passare dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua?

Certamente, il chicco di grano che muore e produce molto frutto è Gesù. Ma il suo esempio di donazione totale che genera vita non può non essere rivolto a ciascuno di noi. Spessissimo, siamo tentati da un’egoistica difesa della nostra autonomia, del nostro tempo, della nostra libertà. Ci pare che sia troppo rischioso compiere scelte grandi, magari definitive, e così comprometterci nell’umano.

Gesù però ci ricorda che il pericolo contrario è una solitudine sterile, e inutile: le vite che credono di salvare se stesse, aggiunge subito dopo, in realtà si perdono. Quelle che hanno il coraggio di perdersi come il chicco dentro la terra, invece, si salvano.

Contrapposizione efficacissima, che non lascia scampo: una vita tenuta stretta, che rimane sola, concentrata su di sé, oppure una vita che ama e si dona, una vita che si compie. E l’invito alla donazione risuona imperioso tanto più nell’approssimarsi della Pasqua, festa in cui, appunto, si celebra il passaggio dall’offerta di sé al trionfo della vita.

Un’ultima notazione: sarà la seconda Pasqua di pandemia, limitazioni, malattia e lutto. Siamo dentro un lungo e comune “Venerdì Santo”, lungo un intero anno e fatto di circa centomila morti, molti dei quali nostri familiari ed amici: il mio augurio è che non ci lasciamo abbattere, che restiamo uniti, che ci doniamo aiuto e vita a vicenda, per arrivare davvero alla vittoria della vita anche su questo morbo subdolo ed agguerrito.

Non c’è “morte” dalla quale il Signore non sia in grado di farci risorgere. Là dove sperimentiamo la prostrazione Egli ci dia la forza per rialzarci e riprendere il cammino.

Lui, ne siamo certi, già cammina da Risorto al nostro fianco. Buona Pasqua!”