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Confindustria Cuneo ha presentato l’indagine congiunturale per il secondo trimestre 2021

A un sentiment più ottimistico dei mesi scorsi, con prospettive concrete di netto miglioramento nel breve periodo legate anche al Piano vaccini, si associa la preoccupazione per il fortissimo aumento del costo di molte materie prime e per le contestuali difficoltà di reperimento delle stesse.

La situazione migliora e fra tre mesi si potrebbe confermare che la luce oggi intravista in fondo al tunnel non sia un’illusione. La parola chiave, a livello generale, è: “vaccino”. È la convinzione del presidente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola, espressa durante l’illustrazione dei dati dell’indagine di previsione per il secondo trimestre 2021 e consuntivi del 2020 curata dal Centro Studi dell’Associazione datoriale, con un focus sull’impatto dei rincari delle materie prime e sulle difficoltà di approvvigionamento nel settore manifatturiero, elementi che ingenerano preoccupazioni per il possibile riverbero sul rafforzamento della ripresa in atto.

Con il Presidente, Giuliana Cirio, direttore dell’Associazione datoriale, ed Elena Angaramo, responsabile del Centro Studi, sono intervenuti in videoconferenza i presidenti di Sezione Marco Costamagna (Meccanica), Nicola De Risi (Chimica-Gomma-Plastica), Lorenzo Elia (Legno) e Gabriele Gazzano (Ance).

Gola ha esordito affermando che, per il mondo economico, questo periodo rappresenta con ogni probabilità il punto di svolta su cui influiscono fattori di portata globale e altri di livello nazionale: la nuova Presidenza Usa, il Pnrr (che rappresenta una sfida di capitale importanza anche per senso di responsabilità nei confronti delle prossime generazioni), l’insediamento del governo Draghi e il determinante Piano vaccini per il nostro Paese. Al riguardo ha evidenziato l’orgoglio per le 805 imprese del Piemonte, di cui 149 cuneesi, che hanno dato la disponibilità a offrire gli spazi aziendali per inoculare il siero, secondo le decisioni che stanno per essere adottate a livello nazionale (al riguardo una data decisiva sarà quella del 6 aprile).

L’Italia, ha evidenziato Gola, nel primo trimestre 2021 fa registrare una crescita del Pil dell’1%: è un buon risultato, però esso conferma il gap rispetto al resto dell’Ue, la cui media di crescita attesa oggi è attestata sul 4,2%, per non parlare di Usa e Cina, quest’ultima posizionata sul 9%. Di qui l’auspicio che gli elementi di svolta sopra citati consentano al nostro Paese di abbandonare quelle posizioni di coda nell’espansione dell’economia a cui da troppi anni è ancorato.

Sebbene la produzione industriale incida solo per un quarto del Pil nazionale, il ruolo propulsivo di quest’ultima è in grado di aiutare a fare la differenza.

Riguardo ai dati provinciali, il Presidente si è soffermato sulla tenuta delle esportazioni, assai più significativa di quella regionale e di quella nazionale, a riprova della robustezza di un sistema ben articolato e molto diversificato.

La ferma convinzione di Mauro Gola è che i prossimi trimestri faranno emergere dati assai più positivi e che i livelli occupazionali non solo terranno, ma potranno essere incrementati. Al riguardo ha ribadito come permanga una forte difficoltà a trovare manodopera specializzata e professionalità in linea con l’innovazione nella quale la provincia di Cuneo eccelle sempre più.

Per Giuliana Cirio, che ha preso spunto proprio dall’attenzione delle aziende della nostra provincia verso l’innovazione più avanzata, è davvero importante che risalgano anche gli investimenti, sospinti dalle attese suscitate dal PNRR e dal Piano settennale della programmazione europea della Regione Piemonte.

Abbiamo lasciato alle spalle un anno, il 2020, che sarà ricordato come il peggior periodo di recessione internazionale in tempi di pace e, malgrado la pandemia sia ancora fonte di molte preoccupazioni a livello globale, vi sono segnali concreti di ripresa, sebbene essa sarà diversificata fra le varie aree del pianeta.

In tale àmbito la provincia ha confermato una forte capacità di resistenza, sulla quale si è innestata la periodica indagine congiunturale del Centro studi di Confindustria Cuneo. Le 320 imprese associate che vi hanno preso parte evidenziano il rasserenamento del clima di fiducia, pur non arrivando ancora a ipotizzare una fase di robusta ripresa.

Il settore manifatturiero

Nel manifatturiero il 25,8% delle imprese cuneesi indica un aumento della produzione, contro il 17,5% che si attende una diminuzione. Il saldo (pari a +8,3 punti percentuali) migliora di oltre 18 punti rispetto a dicembre.

Analoghe sono le previsioni sugli ordinativi: il 28,1% si attende un aumento, il 20,7% una riduzione.

Si smorza la caduta dell’export. Il saldo ottimisti-pessimisti ritorna positivo, poco sopra lo zero, dopo quattro trimestri.

Risultano stabili il tasso di utilizzo degli impianti e la situazione dei pagamenti, mentre resta negativo l’andamento della redditività.

Si rafforzano, seppur di poco, gli investimenti: la percentuale di aziende con programmi di spesa di un certo impegno aumenta di poco meno di 6 punti, riportandosi sui livelli del 2019 (23,6%). Scende in modo importante il ricorso alla Cig (-10,7 punti percentuali), sebbene la quota di imprese che ne fruirà rimanga più che doppia rispetto alla situazione prepandemica.

Il settore dei servizi

Anche nei servizi gli indicatori migliorano in misura sensibile rispetto a dicembre.

Un quarto delle aziende prospetta un aumento dei livelli di attività, mentre il 14,8% una riduzione. Il saldo ottimisti-pessimisti migliora di 17,1 punti rispetto a dicembre ed è pari al +10,2%. Indicazioni analoghe riguardano gli ordinativi: il 64% delle aziende si attende un portafoglio ordini stabile.

Restano deboli gli investimenti di un certo rilievo, che riguardano appena il 17,6% delle imprese (erano il 22% a dicembre), e diminuisce il ricorso alla Cig (16,5% dal 22,2% di dicembre), sebbene il dato resti ancora elevato per gli standard del settore.

In questo quadro, anche a livello locale la questione dei prezzi delle materie prime e delle difficoltà di approvvigionamento di alcune di esse non è di poco conto.

L’impatto dei rincari delle materie prime

Marco Costamagna (presidente della Sezione Meccanica di Confindustria Cuneo), Nicola De Risi (presidente della Sezione Chimica-Gomma-Plastica), Lorenzo Elia (presidente della Sezione Legno) e Gabriele Gazzano (presidente di Ance Cuneo), hanno condiviso, ognuno dalla propria visuale specializzata, i timori per l’impennata dei prezzi delle materie prime, per il fatto che alcune di esse siano diventate difficili da reperire e anche per le questioni logistiche, che colpiscono soprattutto l’export, con il costo del noleggio dei container quadruplicato e questi ultimi diventati difficili da reperire.

La ripresa della produttività potrebbe essere intralciata da questi fattori, la cui spiegazione solo in parte può essere legata alla pandemia.

Resta il fatto che i prezzi sono lievitati, con percentuali mai viste in un lasso di tempo così ridotto, e che, mentre per alcune componenti, in particolare quelle derivanti dal petrolio, nel breve-medio periodo i costi dovrebbero calmierarsi in parallelo con il probabile calo del greggio, per altre al momento è impossibile fare previsioni.

L’andamento regionale e nazionale

A livello regionale l’indagine congiunturale trimestrale, realizzata a marzo dalle territoriali piemontesi del Sistema Confindustria, fa registrare un miglioramento rispetto a dicembre sia nel manifatturiero, sia nel terziario tornando in territorio positivo dopo sette trimestri. Le 1.200 imprese piemontesi del campione si attendono, per i prossimi mesi, un recupero dei livelli di attività e ordini, una diminuzione del ricorso alla Cig, che resta comunque elevato, e un incremento delle aziende pronte a fare investimenti di un certo rilievo.

Intanto il Centro studi nazionale di Confindustria (che il 10 aprile presenterà le consuete previsioni di primavera per il 2021 e per il 2022) conferma come risulti sostanzialmente stabile l’attività nell’industria italiana (-0,1% a marzo, dopo +0,6% in febbraio e +1,0% in gennaio).

Ma nel primo trimestre del 2021 si stima un incremento dell’1,0% rispetto al quarto 2020. Nonostante l’aumento delle restrizioni nella penisola l’industria conferma dunque una buona tenuta, in questa fase sostenuta maggiormente dall’accelerazione della domanda estera. La domanda interna, meno dinamica a causa delle limitazioni negli spostamenti e nello svolgimento di alcune attività, incide sul comparto terziario che nel primo trimestre zavorra la dinamica del Pil, attesa in marginale arretramento. Le indagini qualitative (Istat e Pmi manifatturiero) confermano un cauto ottimismo sull’evoluzione della domanda nei prossimi mesi, in linea con le rassicurazioni del Governo sulla rapida ed efficiente evoluzione della campagna vaccinale.

NEL 2020 IN GRANDA È ANDATA MEGLIO DEL PREVISTO

Come da prassi, l’indagine congiunturale di marzo del Centro Studi di Confindustria Cuneo ha preso in esame la valutazione, da parte delle imprese, del consuntivo economico-finanziario dell’anno precedente.

Era facile immaginare che il 2020 si chiudesse con risultati meno positivi rispetto al 2019, tuttavia gli effetti della pandemia sui conti delle aziende della nostra provincia si sono dimostrati meno invasivi di quanto fosse ragionevole attendersi e anche di quanto era stato previsto dagli stessi imprenditori nelle indagini precedenti.

Nel comparto manifatturiero oltre il 44% delle imprese ha evidenziato un fatturato in diminuzione a fronte del 27,2% che l’ha aumentato e del 24,2% che l’ha mantenuto ai livelli dell’anno precedente. A dispetto del lamentato calo delle vendite, il tessuto imprenditoriale cuneese si è mostrato sostanzialmente sano: la grande maggioranza delle aziende manifatturiere restituisce, infatti, un bilancio in utile (57,1%) e il 14,3% ha chiuso in pareggio. Il 14,3% le imprese ha subìto una perdita e altrettante sono quelle che non sono ancora in grado di valutare il risultato economico 2020.

Rimane stabile l’indebitamento in quasi la metà dei casi (48,4%), mentre per il 18,4% i debiti sono aumentati e per il 13,4% sono in calo. Circa un’impresa su cinque ha rafforzato la spesa per investimenti rispetto al 2019, mentre il 35% l’ha mantenuta

I consuntivi delle imprese dei servizi confermano e rafforzano quanto evidenziato per quelle manifatturiere. Il 34,3% del campione ha incrementato il fatturato e un ulteriore 30,6% ha mantenuto le vendite ai livelli dell’anno precedente. Il 30,6% delle aziende denuncia, al contrario, un calo. Sono buoni i risultati di bilancio: il 61,1% del campione ha chiuso il 2020 in utile e un ulteriore 10,2% ha registrato un pareggio. Per il 18,5% dei rispondenti l’indebitamento è cresciuto, contro il 12% che ne dichiara una riduzione, mentre la maggior parte non ha registrato variazioni della propria posizione debitoria.

Circa un quarto delle imprese di servizi ha incrementato gli investimenti nel 2020, mentre il 14,8% li ha ridotti e il 42,6% ha confermato la spesa dell’anno precedente.