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Chiusa Pesio, famiglie coinvolte nel disegnare la scuola del futuro

Un "pre-sondaggio" sottoposto alle famiglie che il prossimo anno avranno un alunno nella scuola dell’infanzia o in quella primaria per raccogliere gli elementi necessari a costruire un sistema in linea con le esigenze emerse. Il sindaco Baudino: "i benefici di un sistema educativo efficiente si estendono a tutta la comunità attraverso maggiori opportunità di sviluppo economico e di creazione di valore"

L’emergenza sanitaria in corso ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, come la scuola rappresenti un elemento cruciale attorno al quale ruotano imprescindibilmente le attività quotidiane di ogni famiglia che ne è coinvolta. Una questione della quale, pur non avendone responsabilità diretta, si occupano in moltissimi ambiti collaterali anche le amministrazioni comunali che hanno il dovere di garantire agli istituti tutte le infrastrutture necessarie affinchè le lezioni, insieme a tutto ciò che ne consegue, si svolgano nelle modalità adeguate. Per questo motivo a Chiusa Pesio, quello tra il sindaco Claudio Baudino e la consigliera comunale Sara Ponzo da un lato e la dirigente scolastica Rosanna Blandi dall’altro, è un dialogo costante e teso all’individuazione delle migliori soluzioni possibili per gli alunni chiusani e per le loro famiglie. Un confronto continuo dal quale nelle scorse settimane è nata l’idea di un “pre-sondaggio” sull’assetto scolastico del futuro che, sottoposto a tutte le famiglie chiusane che il prossimo anno avranno almeno un alunno nella scuola dell’infanzia o in quella primaria, ha l’obiettivo di raccogliere le esigenze della comunità. Ne abbiamo parlato con il sindaco Claudio Baudino.

Sindaco, perché avete pensato a questo pre-sondaggio?
La pandemia ha messo in luce ancora una volta il ruolo delle donne che troppo spesso sono costrette a scegliere tra famiglia e lavoro e stanno pagando il prezzo più alto in termini occupazionali. In questi mesi, non soltanto hanno visto aumentare il loro lavoro con lo smart working che si è sovrapposto agli impieghi domestici, ma sono anche il genere che ha perso più spesso il proprio posto di lavoro (basti pensare che, dati Istat alla mano, il 99% dei lavoratori in meno di dicembre è donna). In un’ottica di dialogo continuo con le donne e gli uomini del nostro territorio, così come abbiamo voluto impostare il nostro percorso amministrativo fin dall’inizio, in collaborazione con la dirigente abbiamo pensato di testare direttamente le esigenze delle famiglie.

Quali sono gli elementi che contate di ricavare attraverso questa azione?
Principalmente capire se sia necessario pensare all’attivazione del tempo prolungato o di un servizio di dopo scuola nella primaria del capoluogo. Presa visione dei risultati, alla scuola spetterà il compito di fare le dovute valutazione sull’assetto organizzativo che potrà essere arricchito attraverso una proposta educativa e formativa pomeridiana oppure, al contrario, mantenere l’attuale orario. Per questo è molto importante che tutti rispondano a questo pre-sondaggio perché più informazioni avremo e più la scelta sarà in linea con le effettive esigenze delle famiglie.

La reazione al sondaggio, però, non è stata unanimemente positiva come ci si sarebbe potuti attendere. In paese qualcuno ha espresso qualche malumore.
Devo dire che sono profondamente dispiaciuto dal fatto che si sia creata un po’ di confusione su questo argomento. Qualcuno deve avere evidentemente interpretato l’idea del sondaggio come la volontà di apportare chissà quale rivoluzione. In realtà il nostro obiettivo era ed è semplicemente quello di capire quali sono oggi le esigenze delle famiglie chiusane per cercare di esaudirle nel miglior modo possibile. E per farlo occorre partire per tempo, vale a dire diversi mesi prima che l’anno scolastico inizi perché il Comune, con il prezioso contributo dell’ufficio tecnico, deve pianificare e progettare la manutenzione e la cura degli edifici, gestire i trasporti e il servizio mensa.

Viste le fantasiose interpretazioni che sono circolate in questi giorni, può fare chiarezza anche sulle novità che molto probabilmente riguarderanno la scuola primaria di San Bartolomeo?
In virtù dell’alto numero di pre-iscrizioni pervenute, e in considerazione delle disposizioni vigenti, sarà necessario ampliare una classe eliminando un muro. Un’azione necessaria per accogliere tutte le richieste e valorizzare concretamente l’operato della scuola che, oltre a essere un luogo di formazione per le nostre bambine e i nostri bambini, è un punto di ancoraggio della comunità e dello sviluppo di San Bartolomeo.

Numeri importanti, oggi quelli di San Bartolomeo. Non c’è il rischio che l’eventuale adozione del tempo prolungato nella scuola del capoluogo, comporti un depauperamento in termini di alunni per la scuola della vallata?
Assolutamente no. La scuola primaria di San Bartolomeo è un’eccellenza, non per il fatto che offre la possibilità del tempo prolungato, ma per la sua ubicazione caratteristica e suggestiva e per le tante conseguenti possibilità che la vallata offre. E’ un autentico gioiellino dove, ad esempio, si potrebbe impostare un menù a base di prodotti tipici della valle. Insomma le idee e le possibilità per far sì che la scuola di San Bartolomeo mantenga intatto il suo fascino e dunque continui ad essere particolarmente appetita sono tante.

Quale ruolo riveste la scuola nella globalità del vostro impegno amministrativo?
Un ruolo molto importante, direi cruciale, perché la scuola è il primo luogo di formazione e di educazione delle nuove generazioni. L’accesso a un sistema educativo di qualità garantisce migliori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro e maggiori potenzialità in età adulta ma anche, più in generale, una migliore qualità di vita. I benefici di un sistema educativo efficiente si estendono a tutta la comunità attraverso maggiori opportunità di sviluppo economico e di creazione di valore.