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Mamma cuneese scrive a Cirio: “L’irresponsabilità di pochi non deve essere lo scotto che devono pagare i più piccoli”

Una missiva carica di preoccupazione e rammarico inviata al governatore del Piemonte da parte di una mamma di un bimbo di 6 anni infermiera a tempo pieno presso una rianimazione Covid

Preoccupazione e rammarico nella lettera che una mamma cuneese, infermiera a tempo pieno presso una rianimazione Covid scrive al presidente Cirio.

Buongiorno Sig. Governatore,

sono una mamma di un bambino di 6 anni, nonché un’ infermiera a tempo pieno presso una rianimazione covid. Mi permetto di scriverLe per segnalarle la mia enorme delusione di fronte alla Vostra scelta di chiudere la scuola, in particolar modo la scuola dell’ infanzia e la scuola primaria. Non riesco davvero a comprendere l’accanimento che c’è da parte di chi dovrebbe ascoltare la voce di noi cittadini sui bambini. I nostri figli sono il futuro di questo Paese, sono il futuro incerto di un presente negato.

Io comprendo pienamente il momento storico eccezionale in cui ci troviamo a vivere, perché lo vivo da un anno, tutti i giorni, in prima linea e non mi sono mai tirata indietro. Ma non accetto queste scelte politiche dove si decide che i bambini devono essere sacrificati, che i loro diritti base possono essere calpestati. Il diritto all’istruzione, il diritto al gioco, il diritto alla socialità La scuola é confronto, la scuola è crescita, la scuola é condivisione, la scuola è sviluppo continuo e costante di un pensiero critico… Lei crede davvero che una Dad, soprattutto nella scuola primaria, sia funzionale a tutto questo? Io non lo credo. Avete visto i bambini fare ginnastica con la mascherina? Giocare insieme mantenendo le distanze? Essere ligi alle regole imposte? Forse no, perché a questo punto la scuola sarebbe aperta, mio figlio continuerebbe ad essere felice e non mi ritroverei a doverlo consolare e fare discorsi da adulto per giustificare scelte dettate da decisioni piovute dall’alto. La rabbia che provo é dettata dal vedere calpestati i nostri diritti, il non essere ascoltati da chi dovrebbe essere portavoce di chi a quanto pare voce non ne ha.

Io le chiedo davvero di volgere la sua attenzione ai nostri figli. Sicuramente le mie parole cadranno nel vuoto ma io continuerò a dare voce ai nostri figli, perché é vostro dovere garantire l’ istruzione.

Sappiamo tutti che i 15 giorni che ci sono stati propinati sono una presa in giro.

L’irresponsabilità di pochi non deve essere lo scotto che devono pagare i più piccoli.

Il mio bambino di 6 anni un giorno mi ha detto “Mi hanno tolto tutto mamma, tutto, mi resta solo più la scuola, che é bellissima”… Come crede che ci si possa sentire a sei anni a dire ed elaborare una simile cosa?

Certa di una sua non risposta, vista la mole enorme di lavoro che si trova ad affrontare, le porgo i miei più cordiali saluti.

Una mamma, come tante.”

Lettera firmata