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Un infermiere cuneese: “Dobbiamo stare attenti ai nostri comportamenti, evitiamo ulteriori contagi”

"Prendiamoci cura del nostro caro Sistema Sanitario Nazionale che non ci presenta il conto da pagare a fine ricovero/cure" scrive su Facebook

Li hanno chiamati eroi. Loro non si sono mai sentiti tali perché semplicemente hanno fatto il loro lavoro.

La terza ondata è ormai reale e tangibile soprattutto per loro da un anno in prima linea contro il Covid19.

Luca, infermiere cuneese, si è rivolto a tutti con un post che rispecchia la realtà ospedaliera lanciando un appello ad evitare i comportamenti sbagliati.

In questi giorni in tutti gli ospedali stiamo assistendo ad un nuovo rapido innalzamento dei pazienti Covid.
Questo significa che molti reparti perdono la loro specialità e si trasformano in reparti Covid.
Le sale operatorie si preparano a diventare terapie intensive, quindi tutti gli interventi programmati slitteranno a data da destinarsi (ad esempio, chi aspetta già da un anno la protesi all’anca aspetterà ancora un anno se tutto va bene).
Le cure oncologiche proseguiranno, seppur a rilento e con tutti gli ostacoli che potete immaginare.
Corridoi dell’ospedale sono stati chiusi con muri di cartongesso e lì si fanno sostare i pazienti in attesa di posto letto (magari per più giorni in un corridoio, su una barella). Altri vengono messi in un tendone militare ad aspettare un posto letto e a ricevere le prime cure. Pazienti ovviamente soli, senza parenti per tutta la durata della degenza.
I ricoveri spesso sono lunghi, in media 2-3 settimane e la fascia colpita maggiormente (intendo chi ha un’evoluzione peggiore/infausta di malattia) sembra essere quella dei 50/60/70 anni.
Questa è la realtà dei fatti.
Noi Sanitari siamo esausti e stufi di questa situazione. Tutti noi non vediamo l’ora di ritornare ad una vita normale sia per il lavoro sia per la vita sociale, noi come voi.
Adesso dobbiamo stringere i denti e stare attenti ai nostri comportamenti, evitiamo ulteriori contagi. I comportamenti sbagliati non fanno altro che prolungare questa situazione.
Prendiamoci cura del nostro caro Sistema Sanitario Nazionale che non ci presenta il conto da pagare a fine ricovero/cure.
Restiamo uniti e non molliamo.
Un abbraccio (a distanza, ovviamente).”