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Saluzzo, l’assessore alla cultura Attilia Gullino: “L’arte non si può osservare da lontano e non è un bene superfluo”

"Cerco di credere che torneremo a fare la fila davanti a teatri affollati, a spintonarci nell’arena per un concerto, a condividere lacrime e risate come se non avessimo mai smesso davvero"

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Saluzzo. Non è la prima volta che Attilia Gullino, assessore alla cultura del comune di Saluzzo, utilizza i social per raccontare di fatti vissuti in prima persona. Anche questa volta tocca un argomento attuale parlando del mondo dell’arte così messo alla prova dalla pandemia.

” “Le scrivo pieno di speranza”.

Così inizia la mail di F, una delle tante che ho ricevuto in questo periodo “immobile” in qualità di assessore alla cultura.
F. è un artista. Attore e musicista, come tanti altri cui non posso dare oggi la risposta che vorrei.

Tra i tutti i mondi schiacciati dal covid, c’è anche quello di chi ha fatto dell’arte un lavoro e ora se ne sta in qualche angolo nascosto, con il proprio talento chiuso dentro una valigia pesante che non sa quando riaprirà.

Ma F. non si ferma. Spera. E io spero con lui che l’inevitabile adattamento a questo mondo surreale, oggi necessario a sopravvivere, non diventi abitudine alla rassegnazione e alla rinuncia di ciò che solo un anno fa regalava emozioni e significato alle nostre vite.

L’arte non si può osservare da lontano e non è un bene superfluo, ma essenziale per non perdere il senso di ciò che siamo.
Eppure ci stiamo abituando, o forse ci siamo già abituati, a fare a meno dell’emozione di un teatro, di una mostra, di un film in una sala vera, di un concerto.

Tempo fa chiesi a mio figlio adolescente ed a un suo amico come stessero vivendo davvero questa pandemia.

“Sopravviviamo mamma, aspettando che passi. Voi adulti avete vissuto molto tempo prima del covid e forse vi ricordate cos’era il mondo prima, ma noi no. Per noi la vita è questa, aspettiamo di vedere se ne esista davvero un’altra”.

Così oggi, mentre sta volgendo al termine questo nuovo giorno in arancione, cerco di credere che torneremo a fare la fila davanti a teatri affollati, a spintonarci nell’arena per un concerto, a condividere lacrime e risate come se non avessimo mai smesso davvero.

Cerco di credere che sperare non sia inutile, ma necessario, perché, come dice il grande Renato, “siamo niente senza fantasia”..

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