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Giornata nazionale vittime Covid, 18 marzo: un anno fa il dramma delle bare sui camion militari che attraversavano Bergamo

Oggi il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sarà nella città orobica per la messa a dimora dei primi cento alberi del "Bosco della Memoria". Il ricordo del suo predecessore, Giuseppe Conte: "Abbiamo dimostrato di essere una grande comunità nei giorni del dolore. Dimostreremo di esserlo anche nei giorni della speranza e del riscatto. Li attendiamo presto"

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Oggi non è un giorno come tutti gli altri, non può minimamente esserlo. Perché oggi ricorre la prima giornata nazionale in memoria delle vittime della pandemia di Coronavirus ed esattamente un anno fa le strade di Bergamo erano solcate dalle ruote pesanti dei camion militari carichi di bare, diretti fuori città.

Questa mattina il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si recherà nella città orobica per prendere parte alla cerimonia ufficiale, con annessa messa a dimora dei primi cento alberi che daranno vita al “Bosco della Memoria”.

Anche il suo predecessore, Giuseppe Conte, ha inteso ricordare il dramma vissuto dodici mesi fa, mediante un post pubblicato su Facebook.

“Esattamente un anno fa – scrive – questa fotografia, scattata da un balcone di Bergamo, si diffuse rapidamente in tutto il mondo, divenendo la tragica icona del nostro lutto nazionale. I camion militari che trasportavano fuori città centinaia di bare delle vittime della prima, grande ondata di Covid-19, ci costrinsero a misurarci con una ferita destinata ad aprire uno squarcio di dolore senza fine nella nostra comunità nazionale. Sono stati giorni terribili. Il grande senso di responsabilità e la necessità di rimanere lucidi e reattivi ci hanno dato la forza per affrontare questa grande sofferenza collettiva. L’adesione dei cittadini allo slancio unitario di protezione dei più fragili ci ha consentito di non rimanere sopraffatti nel momento più duro della nostra storia più recente”.

“Oggi – prosegue Conte – è la giornata nazionale dedicata alle vittime di questa pandemia. Il ricordo ci riporta a quei giorni in cui acquistammo tutti la piena consapevolezza che la salute dei nostri cittadini, anche dei più anziani e vulnerabili, sarebbe stato il valore supremo da difendere, la cifra della nostra civiltà. Fu allora che ci persuademmo che i sacrifici personali, grandi o piccoli che sarebbero stati, la solidarietà collettiva, la responsabilità condivisa sarebbero stati i nostri imperativi categorici. Il ricordo di tante vite spezzate, il dolore per tanti affetti perduti ci deve ora trasmettere la forza per vincere questa sfida. Abbiamo dimostrato di essere una grande comunità nei giorni del dolore. Dimostreremo di esserlo anche nei giorni della speranza e del riscatto. Li attendiamo presto”.

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