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“Siamo stati dimenticati”: il wedding cuneese vuole ripartire e chiede certezze foto

Fatturati crollati del 90% e appelli inascoltati dalle istituzioni: a decine hanno manifestato in piazza Galimberti a Cuneo sostenute dai vertici della Confcommercio provinciale

Cuneo. Il comparto del “wedding” cuneese è sceso in piazza nella mattinata di oggi (venerdì 26 febbraio) per far sentire la voce di una categoria “totalmente dimenticata in questi mesi”. La manifestazione, unica a livello regionale, si è tenuta in contemporanea in altre piazze d’Italia.

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Tra loro il presidente di Confcommercio Cuneo, Luca Chiapella: “siamo scesi di nuovo in piazza per manifestare per tutta una filiera, quella del wedding, che è stata totalmente dimenticata in questi mesi. C’è molta preoccupazione tra gli addetti ai lavori per il futuro e al momento ciò che il comparto denuncia è soprattutto di non avere ricevuto, da parte delle istituzioni, linee guida che facciano anche solo intravedere una possibile ripartenza. Anche a livello provinciale ci allineiamo alle percentuali nazionali dove il wedding e tutto ciò che gli ruota attorno, che solitamente genera un giro d’affari sui 60 miliardi di euro con un milione di occupati, nel 2020 ha registrato un crollo di circa il 90% del fatturato rispetto all’anno precedente”.

Secondo Confcommercio Cuneo recenti dati Istat riportano che nel secondo trimestre del 2020, rispetto al 2019, la diminuzione dei matrimoni è risultata pari ad un -80%, proprio a causa delle restrizioni relative alle celebrazioni, per via del divieto di assembramento nei luoghi pubblici. Un crollo che ha colpito tutto il comparto, rappresentato dai settori abiti da sposa & sposo, addobbi floreali, agenti di commercio, agenzie viaggi, bomboniere, catering & ristoranti, fotografi & videomaker, intrattenimento & dj, lista nozze, location, oreficerie, make up & hair styling, wedding planner.

“Se si considera che l’indotto del wedding porta ad una spesa media ad evento compresa tra venti e quarantamila euro, è facile capire la portata della crisi – ha aggiunto Luca Chiapella -. Ecco perché vogliamo ribadire con forza e in virtù del plafond di 32 miliardi di euro messo sul piatto e in fase di definizione dal Governo Draghi, che venga riconosciuto il dovuto sussidio a tutti i lavoratori dei settori che a Cuneo, come in tutta Italia, hanno manifestato. Urgono, infine, protocolli certi per una ripartenza tenuto presente che le cerimonie si programmano almeno con un anno d’anticipo e un’accelerazione sul piano vaccinale”.

Con i vertici della Confcommercio provinciale, sono scesi in piazza nel pieno rispetto delle disposizioni governative anti Covid decine di addetti del comparto, rappresentanti le dieci Ascom territoriali e associati a sei federazioni provinciali tra le quali Federfiori (Federazione Nazionale dei fioristi italiani), Federmoda (Federazione Nazionale Commercianti Moda al dettaglio e all’ingrosso), Federpreziosi (Federazione Nazionale delle Imprese Orafe Gioielliere Argentiere ed Orologiaie), Fiavet (Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo), Fnaarc (Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio), SilbFipe (Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento di Ballo e di Spettacolo), aderenti alla Confcommercio Imprese per l’Italia provinciale. Tra loro Paola Destefanis, a nome delle aziende: “Siamo scesi in piazza con il supporto di Confcommercio in primis per dire che ci siamo anche noi. Siamo molto preoccupati perché notiamo che non c’è una ripartenza e non possiamo dire ai clienti che possono riprogrammare eventi. Ok i ristori, ma vogliamo soprattutto far ripartire il mondo del matrimonio in sicurezza. Chiediamo al Governo di dire come e cosa devono fare gli imprenditori dell’indotto per ripartire. Un esempio: i ristoranti vogliono che vengano date loro delle regole per riaprire alle feste. Diamogliele. Facciamo in modo che una coppia di sposi sappia come potersi comportare per poter organizzare un matrimonio. Gli aiuti? Gli ultimi li abbiamo visti ad aprile, senza contare i finanziamenti, che non sono a fondo perduto, e andranno restituiti. Ma ripeto, sono necessarie soprattutto linee guida da rispettare, per far sì che il comparto wedding riparta. In questo periodo ero già oltre l’80% delle vendite effettuate: ora non arrivo al 10%. Il nostro è un settore dall’indotto enorme. Siamo stati dimenticati”.